La Nuova Sardegna

Fanghi avvelenati, il processo a novembre

Fanghi avvelenati, il processo a novembre

Due dirigenti dell’Eurallumina di Portovesme dal gup per disastro doloso e traffico di rifiuti pericolosi

18 giugno 2015
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CAGLIARI. Smaltire secondo la legge le acque di falda costa, più economico dimenticare che si tratta di un rifiuto pericoloso e cercare un aiuto politico per aggirare il problema evitando complicazioni. Per il pm Marco Cocco era così che si ragionava all’Eurallumina di Portovesme fino a marzo del 2009, dove a leggere le carte processuali l’interesse aziendale prevaleva sull’esigenza di proteggere la salute dell’ambiente e di chi vive in quell’area devastata. Ieri mattina doveva essere il giorno della resa dei conti per l’amministratore delegato Vincenzo Rosino e il direttore dell’impianto Nicola Candeloro, per i quali la Procura chiede il rinvio a giudizio con le accuse di disastro doloso e concorso in traffico illegale di rifiuti speciali pericolosi. Ma un accordo tra il pm e il difensore Luigi Concas, insieme alla necessità di esaminare la decina di istanze di parte civile, ha convinto il gup ad aggiornare l’udienza preliminare al 27 novembre. La vicenda è stata raccontata nei dettagli: Eurallumina produceva acque contaminate da sostanze «irritanti e corrosive», un rifiuto speciale da trattare con cautela e osservando le prescrizioni di legge. Per l’accusa Rosino e Candeloro erano perfettamente consapevoli del rischio, ma anzichè mettersi in regola avevano deciso di puntare a un aiuto politico. Dice Candeloro, in una conversazione telefonica intercettata con l’amministratore della Portovesme srl Carlo Lolliri, che sarebbe stato utile insistere in tutte le sedi perché l’acqua di falda non venga considerata un rifiuto «altrimenti ci inchiappettano». Ma il problema non è l’ambiente, quanto i carabinieri del Noe e la Procura della Repubblica. Il caso però vuole che a marzo 2009 si rompa proprio una condotta dove scorre l’acqua di falda, il tubo che la porta dalla sala pompe della centrale Enel all’Eurallumina e da qui al bacino dei fanghi rossi. Il Noe interviene e rileva la presenza di metalli pesanti, fluoruri, manganese e arsenico in concentrazioni fuorilegge. Per Rosino e Candeloro arrivano i guai. La Procura chiede e ottiene le intercettazioni e trova pesanti conferme. L’udienza era attesa davanti al palazzo di giustizia da una ventina di manifestanti con bandiere, striscioni e volantini: «Ormai ci troviamo qui sempre più spesso - ha detto Paolo Aste, del comitato Carlofortini Preoccupati - ci opponiamo a scelte scellerate che feriscono la nostra terra. In questo caso si tratta di disastro ambientale, in altri erano altri rifiuti pericolosi. Si continua a minacciare l'ambiente per una ricerca di consenso occupazionale, piegando un territorio già martoriato». Critici anche Angelo Cremone e Vincenzo Pillai, referenti di due associazioni: «Così come ci opponiamo alle centrali nucleari e ai rifiuti nucleari - ha rimarcato Pillai - lottiamo contro chi minaccia il territorio». Erano presenti l'Associazione Adiquas, Assotziu, Comitato Scuola Città, Sardegna Pulita, Comitato Agricoltori Portoscuso e i Viticoltori Paringianu. (m.l)

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