E ora l’accoglienza diventa un business

Aziende agrituristiche e case di riposo si trasformano in centri per stranieri, ma qualcuno è contrario

SASSARI. Per arrivare alla locanda di Monte Allegru bisogna immergersi nella semplice bellezza della Nurra attraversando una pianura fatta di oliveti e coltivazioni di cereali. Poi, giunti alla borgata di Palmadula, si deve svoltare a sinistra nell’unica stradina bianca che dopo una serie di curve polverose conduce in cima alla collina. È lì, in quel luogo a una quarantina di chilometri da Sassari dove chiunque in cerca di quiete passerebbe volentieri un weekend, che l’imprenditore Valentino Turra, 43 anni, sognava di realizzare un agri-residence nel quale ospitare prevalentemente clientela internazionale. Obiettivo centrato a metà, il suo. Nel senso che sì, gli ospiti in effetti sono stranieri, ma si tratta di profughi e non di facoltosi vacanzieri. Perché al posto dell’agri-residence è appena nato un centro accoglienza destinato a migranti disperati. «Tra autorizzazioni e prestiti bancari che non mi concedevano mai - racconta lui stesso - la mia idea di fare turismo stava davvero per tramontare. Poi ho scoperto che la prefettura aveva necessità urgente di una sistemazione per un centinaio di esuli e mi sono subito proposto. Adesso - conclude Nurra - non soltanto faccio del bene a questi poveri ragazzi, ma lavoro io e faccio lavorare anche tante persone tra mediatori culturali, psicologi, medici, insegnanti d’italiano, operai per le manutenzioni e aziende che fanno catering. Mi piacerebbe continuare lungo questo percorso».

Un caso isolato? Non esattamente, anzi. Da quando la questione dei richiedenti asilo è diventata un’emergenza e ci si è resi conto che gli alloggi disponibili non sono mai abbastanza, anche in Sardegna tanti imprenditori originariamente interessati a svolgere un’attività ricettiva tradizionale hanno pensato di riconvertire la loro struttura, contando anche sui famosi 33 euro e passa giornalieri che lo Stato garantisce loro per ogni ospite. Così non pochi titolari di alberghi, aziende agrituristiche e persino proprietari di b&b in città hanno cambiato il loro core business, buttandosi a capofitto nel giro dell’accoglienza dei profughi. «Ci sono persone che hanno chiamato per offrirci il loro immobile, ma soltanto da settembre in poi», fanno sapere un po’ perplessi dalla prefettura di Sassari. La verità è che per le iniziative turistiche non proprio riuscite l’accoglienza dei migranti rappresenta un’ancora di salvezza.

In provincia di Nuoro tra le strutture che danno ospitalità ai profughi ci sono appunto un albergo e alcuni agriturismi tra Aritzo, Ilbono, Olzai e Sarule. Nella zona di Bancali, alla periferia di Sassari, il complesso turistico-sportivo “La Stella del Mediterraneo”, di 90mila metri quadrati, ora sarà occupato da migranti. Mentre a Cagliari la riconversione ha persino interessato un hotel della centralissima via Angioy, nel cuore di Stampace. A Fertilia, poi, una cooperativa ha appena partecipato alla gara indetta dalla prefettura di Sassari offrendo ospitalità ai profughi nell’ex hotel Bellavista, chiuso da anni. E a Cargeghe, la casa di riposo Regina Margherita ha trasformato in ostello per migranti gli uffici di una fabbrica ormai praticamente dismessa.

Ma si potrebbe continuare a lungo. Per esempio citando Valledoria, dove i richiedenti asilo sono stati accolti in un ospizio e gli anziani che vi risiedevano trasferiti nella vicina Viddalba. O con Lu Bagnu, frazione di Castelsardo, dove il centro accoglienza ha sostituito una colonia estiva per bambini. Va da sé - sino a prova contraria - che si tratta di iniziative imprenditoriali assolutamente legittime, spesso svolte da chi mette davvero in primo piano l’aspetto umanitario. «Io do molti posti di lavoro - sottolinea Francesco Brau, che gestisce il centro di Lu Bagnu -, soltanto che ora invece di assumere un bagnino assumo un mediatore culturale e altri professionisti adatti a un servizio speciale come questo».

A Fertilia, dove nell’ex colonia estiva del Vel Marì risiedono già una settantina di profughi, gli abitanti della borgata algherese hanno detto basta: vogliono puntare sull’industria delle vacanze. Anche il sindaco di Castelsardo Franco Cuccureddu si dice contrario alla riconversione delle strutture turistiche, specie sulla costa. «Lo Stato farebbe meglio ad accogliere i migranti in caserme e seminari restaurati - dice -, così invece si droga il mercato: quando finirà l’emergenza non sarà facile ritornare a fare turismo».

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