L’accusa: truffa con fondi pubblici Maxi sequestro e due indagati

Società del settore catering ottenne oltre 5 milioni dalla Regione per garantire occupazione Ma i dipendenti furono messi in cassa integrazione e mobilità con un nuovo contributo dell’Inps

ORISTANO. Le chiamano scatole cinesi, ma funzionano benissimo anche lontano dall’estremo Oriente. In Sardegna, in particolare nello scorso decennio, sono state pratica purtroppo costante attuata da imprenditori trasformatisi in “prenditori”.

Il maxi sequestro. I finanziamenti pubblici arrivavano a pioggia e non sempre finivano in mani giuste e corrette. Così, dal passato non più prossimo di dieci anni or sono, riemerge all’improvviso una storia fatta di truffe, frodi e malversazione. Milioni di soldi pubblici andati persi, ma non del tutto perché assieme al decreto di conclusione delle indagini a carico di due imprenditori non sardi, il tribunale di Oristano ha disposto anche il sequestro di un milione 570mila euro e spiccioli, finiti nel 2005 e poi nel 2010 nelle tasche della Vip Catering che aveva la sua sede nella zona industriale.

Gli indagati. Secondo il pubblico ministero Andrea Padalino Morichini, il romagnolo Eugenio Sberlati, la cui famiglia è legata a una delle società regine del catering in Italia ovvero la Marr, che comunque non è coinvolta nella vicenda, e il romano Antonino Faranda avevano organizzato una serie di operazioni che dovevano servire a mascherare l’arrivo o l’utilizzo illecito dei soldi pubblici che sarebbe avvenuto tramite passaggi di soldi attraverso quattro società differenti, con l’intenzione di far perdere la destinazione ultima dei soldi pubblici.

L’indagine. Il binario su cui hanno lavorato in sinergia gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza coordinati dal tenente colonnello Marco Iannicelli, la sezione di polizia tributaria della procura della Repubblica e l’Ispettorato del Lavoro, è doppio: da un lato le verifiche hanno riguardato proprio i finanziamenti pubblici, dall’altro ci si è concentrati sulla grossa fetta della torta legata alla cassa integrazione. Il primo dei due aspetti della vicenda, che è anche il più rilevante dal punto di vista economico – la somma contestata è di cinque milioni 535mila euro –, è però già caduto in prescrizione per quanto riguarda l’aspetto del reato penale. In piedi rimane invece l’accusa legata all’erogazione della cassa integrazione e dei contributi per la mobilità dei dipendenti. Perché anche in questa storia, come tante altre in questi ultimi anni, nel bel mezzo del guado ci sono proprio i lavoratori.

I contributi pubblici. Nel 2005 la Vip Catering ottiene dalla Regione il finanziamento da oltre cinque milioni e mezzo. Ci sono delle clausole per il suo utilizzo che deve avvenire solo in Sardegna. Il contributo pubblico doveva garantire l’occupazione dei centoventi lavoratori, fatto salvo l’obbligo di non modificare o distogliere per cinque anni dall’erogazione i beni strumentali e per dieci anni i beni immobili. Ma proprio quando i soldi entrano in cassa, i due indagati mettono in piedi la prima delle due manovre che ora gli vengono contestate. Quel fiume di euro infatti prende altre strade: l’intero patrimonio aziendale viene ceduto senza che anche i rapporti di lavoro siano trasferiti nelle nuove società.

La cassa integrazione. Ma di soldi pubblici ne arrivano altri: i contributi per la cassa integrazione e la mobilità dei dipendenti. Il mancato trasferimento dei contratti di lavoro alle nuove società aveva infatti permesso di far entrare la Vip Catering nel mondo delle aziende che avevano diritto agli ammortizzatori sociali, percepiti sino a maggio. E così, sino a maggio di quest’anno, arrivano circa due milioni che aggiunti ai precedenti contributi per l’imprenditoria fanno crescere le dimensioni della torta a circa sette milioni e mezzo di euro. Ovviamente i due responsabili delle società interessate mai avevano comunicato al Ministero del Lavoro e all’Inps le modifiche negli assetti societari e la cessione dei rapporti di lavoro che avrebbero dovuto far capo alle aziende subentrate nella gestione dell’attività.

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