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Pierluigi Orunesu: «Sotto l’albero di Natale sempre i doni di Audrey Hepburn»

Pierluigi Orunesu con papa Francesco
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Pierluigi Orunesu con papa Francesco

Il ricordo del figlio dei coniugi di Orune, oggi titolare di un’azienda agricola tra Alpi ed Emilia

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ROMA. La stretta di mano del Pontefice, una breve chiacchierata e la consegna di un dono speciale. Pierluigi Christophe Orunesu non ha perso l’abitudine alle frequentazioni importanti: poco più di un anno fa, ai primi di dicembre del 2014, il ragazzo cresciuto alla corte di Audrey Hepburn è stato ricevuto in udienza privata in Vaticano da papa Francesco. E da buon sardo non si è presentato a mani vuote: «Ho donato al pontefice due asinelli, Thea e Noè, oltre a un carico di latte d’asina da destinare all’ospedale Bambin Gesù», racconta il giovane imprenditore sardo-svizzero. Che è fondatore e amministrazione della società Eurolactis.

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«Dopo gli studi in scienze politiche e le scuole di business, nel 2007 ho iniziato a portare avanti questo progetto agricolo, con l’obiettivo di creare un’intera filiera di latte d’asina. La sede della società è in Svizzera – dice Orunesu, che ha 37 anni –, il grosso dell’investimento è al momento tra Bologna e Parma, ma mi piacerebbe fare qualcosa in Sardegna. Non tutti lo sanno, ma il latte d’asina è il latte animale che più si avvicina a quello materno, ed è ipoallergenico. Non a caso Eurolactis partecipa a un programma di ricerca, finanziato dalla Comunità Europea, per assicurare l'alimentazione e la salute dei bambini nati prematuri. I primi risultati confermano gli effetti benefici del ricorso al latte d'asina per la sopravvivenza dei nati prematuri».

L’azienda guidata dal figlio del giardiniere e della cuoca di una delle attrici più amate di ogni tempo, è entrata stabilmente anche nella grande distribuzione. «Di recente abbiamo lanciato, il primo latte d’asina in tetrapack pronto al consumo, sia in polvere che in sciroppo. Oltre a Onalat Crème da 100 ml, per la dermo-cosmesi. La nostra azienda punta a produrre profitti, è ovvio, ma io porto sempre con me l’esempio di Audrey, che si è spesa per tanti anni in importanti cause umanitarie in tutto il mondo. Io stesso ho lavorato per la Croce Rossa, in Svizzera, e credo fermamente che il business possa andare di pari passo con le cause sociali. Investire nella ricerca su un prodotto che possa aiutare i nati prematuri fa parte di questa mission».

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Qualche ricordo particolare degli anni vissuti alla Paisible? «Quella è semplicemente la mia fanciullezza – dice Orunesu –, la mia gioventù. Ricordo con particolare piacere il natale: Audrey amava quella festa e ogni anno faceva regali a tutti noi. Lei, per esempio, mi ha regalato il mio primo lettore cd e la mia prima macchina fotografica. L’apertura dei pacchetti era un vero e proprio rito, come in ogni famiglia, e le nostre famiglie lo vivevano insieme».

«La Sardegna? I miei genitori sono tornati a vivere là – conclude Pierluigi Orunesu – e io ci vado appena posso. Parlo diverse lingue, ma per fortuna mamma e papà tra loro parlavano in sardo, anche a La Paisible. E così anch’io, che sono l’unico tra tutte quelle persone ad abitare ancora a Morges, capisco il dialetto perfettamente». (a.si.)

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