La Nuova Sardegna

Cinghiali, un pericolo per i campi

Ma nel Nuorese scarseggiano: i cacciatori contro il giovedì aperto alle doppiette

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SASSARI. Negli ultimi anni le segnalazioni di danni procurati dal cinghiale (o della sua versione ibrida grazie all’usanza sarda del pascolo brado dei maiali) ha accusato un’impennata notevole: i dati disponibili (risalenti a due anni fa e con alcune aree mancanti) dicono che dal 2011 al 2013 si è passati da 134.744 euro ai 401.639 euro del 2013. Tanto che il Comitato faunistico regionale ha deciso di allargare al giovedì la caccia al cinghiale. Ma la presenza in sovrabbondanza è a macchia di leopardo – dicono gli ambientalisti –, i danni sono relativi soprattutto alla zona di Alghero-Porto Conte, Stintino, in Anglona e parte della Gallura, mentre nel Nuorese, in Ogliastra e Sarrabus addirittura scarseggiano. Lo conferma Nicola Sanna, presidente della riserva Fundales di Orgosolo: «Lo scorso anno abbiamo dovuto chiudere la caccia al cinghiale per mancanza di selvatici. Sarebbe bastato andare in deroga solo nelle zone in cui ce ne fosse stata richiesta (e avremmo fatto la nostra parte, se necessario), invece che raddoppiare ovunque le giornate». Da qui la protesta in Regione.

Gli ambientalisti del Grig ricordano però che è difficile programmare se è vero che non esiste un censimento della specie e che la Sardegna è l’unico caso in Italia a non avere un piano faunistico: le scelte si fanno “a sentimento”. Tra le soluzioni che propongono in alternativa alla doppietta, quella della cattura e dello spostamento, specie dove (come alla Maddalena) il cinghiale fu introdotto in maniera scriteriata a scopi venatori, divenendo un problema seria. Ed eliminare l’allevamento brado sia per combattere la peste suina che per stemperare la presenza di ibridi, ormai preponderanti: un grave danno sotto il profilo ecologico. (apal)

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