«La mafia si combatte anche coi piccoli gesti»
Il giornalista dell’Espresso Lirio Abbate al Premio Careddu
SASSARI. «Mi fa davvero piacere ricevere il Premio Pino Careddu perché testimonia l’importanza del lavoro svolto dai giornalisti locali e regionali, la loro passione nel raccontare storie che, altrimenti, non troverebbero spazio e seguito da altre parti. Ho potuto vedere la raccolta degli articoli di Careddu e apprezzare il suo ruolo come punto di riferimento, quasi di “giustiziere”, all’interno della realtà cittadina. È importante istituire premi a giornalisti coraggiosi, ma non dobbiamo dimenticarci di sostenerli anche quando sono ancora vivi».
Lirio Abbate, firma di punta del settimanale “L’Espresso”, autore di inchieste e saggi su criminalità organizzata, mafia, corruzione politica e traffici di droga, che gli hanno procurato minacce e intimidazioni, è abituato a ricevere riconoscimenti importanti. Giorgio Napolitano nel 2008 gli ha conferito l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, mentre l’organizzazione internazionale Reporter senza frontiere l’ha inserito tra i cento eroi dell’informazione e l’indice sulla censura di Londra tra le 17 persone al mondo che lottano per la libertà di espressione. Ha mille impegni legati al lavoro e alla notorietà, l’autore di “I re di Roma. Destra e sinistra agli ordini di mafia capitale”, che ripercorre l’inchiesta che ha portato all’arresto di Massimo Carminati e di decine di altre persone coinvolte in un giro di appalti e tangenti che coinvolgevano politici bipartisan. Eppure è arrivato a Sassari per ritirare personalmente il Premio intitolato al fondatore di “Sassari Sera”, attribuito ogni anno dal 2009 a giornalisti che si siano distinti per indipendenza di giudizio e autonomia intellettuale. Ieri mattina Abbate ha incontrato i ragazzi del liceo classico D. A. Azuni e poi di sera ha ricevuto il riconoscimento durante un incontro al teatro Civico moderato dal giornalista Gibi Puggioni, dallo scorso ottobre presidente della Fondazione Pino Careddu. Fondazione che ha tra i suoi meriti quello di aver digitalizzato sul suo sito online le quarantotto annate, dal 1960 al 2008, del quotidiano d’inchiesta. Lirio Abbate ha ricordato i suoi esordi al “Giornale di Sicilia” e all’agenzia Ansa.
Proprio quando lavorava per quest’ultima agenzia ha avuto modo di raccontare l’arresto del boss mafioso Bernardo Provenzano. «È stata un’emozione forte –ha detto – raccontare a tutta l’Italia che lo Stato c’era, era forte e presente, capace di fermare un uomo che per quarant’anni era stato solo un fantasma». Poi ha ribadito l’importanza del lavoro d’inchiesta svolto da giornalisti spesso sconosciuti e sottopagati. «Purtroppo uno dei grandi problemi di questa professione –ha detto- è il precariato e al momento non si vedono facili soluzioni all’orizzonte. Ci sono tantissimi ragazzi coraggiosi che lavorano nei giornali locali e spesso si trovano a denunciare situazioni di corruzione che si verificano proprio accanto a loro, e poi magari devono subire le conseguenze di minacce e intimidazioni. È molto importante non lasciarli soli».
Soprattutto rivolgendosi agli studenti, Abbate ha sottolineato l’importanza di essere coerenti. «Durante l’incontro all’Azuni –ha detto- abbiamo parlato di legalità. Mi auguro che la riflessione non si sia limitata a quelle poche ore. È inutile dire “che bello essere contro la mafia e la droga!” e andare a comprare il fumo dal piccolo spacciatore o prendere il caffè al bar senza farsi rilasciare lo scontrino. Sembrano piccolezze, ma sono comportamenti che vanno a incrementare mafia a e traffici di droga. Non basta soltanto parlare di legalità, bisogna anche essere coerenti e rispettare le regole ».
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