Edifici sottratti alla mafia in Sardegna, l’81 per cento destinato all’uso sociale

L’isola tra le regioni più virtuose per numero di beni confiscati e riassegnati. Recuperati 213 immobili. A Olbia le case dei boss donate alle famiglie alluvionate

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SASSARI. Appartamenti in città, fabbricati rurali, garage, magazzini, stalle, scuderie. E poi villette, terreni edificabili o agricoli, alberghi, ristoranti. Per ripulire il denaro sporco le associazioni a delinquere hanno scelto (e probabilmente continuano a scegliere) anche la Sardegna, acquistando immobili a più non posso sia nei paradisi delle vacanze sia nelle località meno turistiche dell'isola.

 

La buona notizia, tuttavia, è che negli anni molte di queste proprietà ottenute attraverso i proventi di colossali business illeciti sono state non soltanto confiscate, ma in tantissimi casi già date in gestione o destinate a scopi sociali. Lo dicono i dati dell’Anbs, l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dai quali emerge che l’effettiva applicazione della legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni sottratti dallo Stato alle mafie, di cui oggi ricorre il ventesimo anniversario, almeno da queste parti funziona.

Sardegna virtuosa. Di più: l'isola risulta tra le primissime regioni italiane per il numero di beni confiscati già consegnati ai nuovi affidatari attraverso i Comuni, con una percentuale dell'81 per cento. Ottima, quindi, la risposta delle istituzioni sarde rispetto al problema.

Case agli alluvionati. L’esempio virtuoso è la Gallura, dove molte case olbiesi portate via ai sodalizi criminali ora sono abitate, anche grazie all'intermediazione della Caritas, dalle famiglie rimaste senza un tetto dopo l’alluvione del 2013. E pochi giorni fa il Banco di Sardegna si è accordato con il Comune di Arzachena per cedere all’ente sette dei nove ettari di macchia mediterranea confiscati nel 2004 nientemeno che ad appartenenti alla Banda della Magliana. Terreni all’ingresso della frazione di Cannigione, sui quali presto sorgerà un parco.

I luoghi delle confische. I numeri dell’Anbs rivelano inoltre che alla fine del 2015 i beni immobili e aziendali confiscati in Sardegna alle organizzazioni criminali erano in tutto 213. Ma, entrando ancor più nel dettaglio, si evince che nella top ten delle confische isolane svetta Olbia con 62 beni, seguita da Quartu Sant’Elena (33), Cagliari (24), Villasimius (19), Fluminimaggiore (18), Liori Porto San Paolo (15), Sassari (14), Iglesias (9) e Dolianova (8). In pratica - insieme all'importante centro gallurese - buona parte del patrimonio immobiliare portato via alla criminalità organizzata si concentra nel Cagliaritano. Anche se a sfogliare i dati sino in fondo compaiono pure località come Stintino, Arzachena, Alghero, Oristano, Palau e persino Lula.

La tipologia dei beni. Per quanto riguarda la tipologia delle confische, su 213 immobili 67 sono appartamenti in un condominio, 52 terreni agricoli, 11 abitazioni indipendenti, 32 autorimesse, 9 terreni edificabili e, appunto, un albergo. Nel confronto tra il 2013 e il 2015 risulta che i beni confiscati dati in gestione sono passati da 5 a oltre 160. Abbastanza per far esultare i referenti sardi dell’associazione Libera, da sempre in prima fila in questa battaglia.

Legge spartiacque. «La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie - non si stanca di ripetere Giampiero Farru, presidente del Csv Sardegna solidale, che nei giorni scorsi, proprio con Libera, ha organizzato a Gergei una giornata di riflessione alla quale hanno partecipato scolaresche, studenti, volontari, amministratori e cittadini - ha rappresentato uno spartiacque nella lotta al crimine organizzato sia nel metodo, saldando l’aspetto repressivo con quello rigenerativo e sociale, sia nei risultati, con la restituzione alla collettività di migliaia di beni rubati dai poteri criminali».

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

 

 

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