Teulada, il pastore Ovidio batte di nuovo il cemento

Il resort a Capo Malfatano: la Sitas dovrà ripristinare la strada. E parte dell’hotel potrà essere demolita

CAGLIARI. Ha vinto ancora lui, Ovidio Marras, il pastore che da sei anni combatte la sua battaglia personale contro i potenti finanzieri della Sitas, impegnati a trasformare il paradiso di Tuerredda-Malfatano in un resort a cinque stelle: dopo avergli dato ragione con due provvedimenti d’urgenza, il tribunale ha deciso sul merito la controversia sullo stradello storico che conduce alla sua casa e respinto il ricorso della società immobiliare l’ha condannata a ripristinare il percorso, riportandolo esattamente al tracciato originario.

La sentenza è provvisoriamente esecutiva, questo significa che l’ultraottantenne proprietario del Furriadroxiu de Bellisai potrà ottenere la demolizione di una gran parte del corpo centrale dell’hotel costruito a poco più di trecento metri dalla spiaggia di Tuerredda, proprio di fronte alla proprietà della sua famiglia.

Insieme all’avvocato Emanuele Matta l’incrollabile Ovidio dovrà decidere se andare avanti o no contro Sitas, già battuta nel giudizio amministrativo e in quello di Cassazione. La sua sarà una scelta fondamentale per il futuro di Malfatano, perché dopo aver incassato dal Consiglio di Stato l’annullamento di tutte le autorizzazioni paesaggistiche, la Sitas ha ripresentato il progetto alla Regione nel tentativo di ricominciare daccapo e ottenere nuovi nullaosta.

Ma tra l’assenso degli uffici del paesaggio e il ritorno dei bulldozer c’è ancora Ovidio, che potrebbe far valere la sentenza del tribunale civile e che con un’altra causa rivendica il diritto ereditario su buona parte dell’area interessata dall’intervento immobiliare. Insomma, un guazzabuglio giudiziario destinato a complicare i progetti della Sitas, incappata nell’ostinazione di un personaggio ormai assunto al ruolo di antagonista simbolico della speculazione immobiliare sulle coste dell’isola, corteggiato da giornali e tv nazionali.

Un passo indietro per capire. A scatenare la reazione di Ovidio, il 14 aprile del 2010, era stata la decisione della Sitas di modificare il tracciato della stradina che conduce al furriadroxiu della famiglia Marras per adattarlo al progetto del resort. Malgrado le proteste dell’anziano contadino, l’impresa - come scrive il giudice Gabriella Dessì nella sentenza - scardinò il cancello e ne installo due nuovi senza che Ovidio potesse ricevere una copia delle chiavi. Il passo successivo fu la costruzione del corpo centrale del complesso turistico proprio sul percorso della stradina, realizzando quello che il tribunale ha qualificato come uno «spoglio violento».

Lungi dal chinare la testa Ovidio, che aveva rifiutato la proposta di vendere a Sitas la sua proprietà, si rivolse al tribunale con un’istanza urgente e da quel momento per la società immobiliare si sono aperte le porte dell’inferno. Prima le due ordinanze che hanno dato ragione a Marras, poi la sequenza di sentenze dei giudici amministrativi sul ricorso di Italia Nostra: la scelta di effettuare la valutazione d’impatto ambientale per lotti e non per l’intero progetto immobiliare ha reso illegittime le autorizzazioni paesaggistiche. Come dire: quanto costruito finora del resort dev’essere demolito. Ed è quanto Italia Nostra è impegnata a valutare in questi giorni: il comune di Teulada aveva dieci giorni di tempo per mandare le ruspe a Tuerredda, non l’ha fatto e quindi rischia una denuncia con l’accusa di abuso d’ufficio per omissione. Se l’associazione culturale sceglierà la linea dura, Sitas se la vedrà brutta.

C’è però un’incognita, che potrebbe risultare decisiva: il testo della legge urbanistica elaborato dalla Regione sembra contenere un articolo favorevole agli imprenditori, tant’è che le associazioni ambientaliste già affilano le armi giuridiche per la prossima battaglia. Per adesso dunque il vincitore assoluto è Ovidio Marras, per sapere chi avrà la meglio alla fine ci vorrà tempo.

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