Venezia, l’installazione di un artista sardo fa scattare l’allarme terrorismo

Momenti di apprensione al Festival del Cinema: la performance è stata realizzata nei bagni di una sala con carta igienica e due bossoli. L’uomo è stato denunciato per procurato allarme

VENEZIA. Due bossoli di cartuccia di arma lunga e alcune frasi scritte sulla carta igienica con riferimento al giornale satirico francese Charlie Hebdo. Il tutto trovato nei bagni della Sala grande del palazzo del cinema di Venezia.

Quanto basta, insomma, per far scattare l’allarme tra le forze dell’ordine e far vivere mezz’ora di adrenalina pura agli uomini del sistema di sicurezza che proteggono, durante la Mostra del cinema, attori, pubblico e addetti alla manifestazione. Dopo la pura, la scoperta che si trattava della performance, o presunta tale, di un quarantenne di Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari. La Digos l’ha denunciato per procurato allarme e detenzione di parti di armi da fuoco nonostante avesse cercato di evitare i guai con la giustizia dicendo ai poliziotti di essere padre di cinque figli.

L’allarme è scattato quando alcuni spettatori che attendevano di assistere a una proiezione sono andati nel bagno degli uomini. Appena entrati nella zona dove ci sono i lavandini hanno visto una strana composizione. Attaccato al muro c’era un manifesto, sul pavimento della carta igienica e due bossoli di proiettili appoggiati. Dopo un primo attimo in cui sono rimasti senza parole per lo spavento, hanno dato l’allarme, avvertendo le forze dell’ordine. Subito sono intervenuti i poliziotti impegnati a garantire la sicurezza nella zona cosiddetta rossa della Mostra. Tra questi anche gli agenti della Digos ma sono stati chiamati anche gli artificieri ed è iniziata una mezz’ora di pura tensione.

Sul manifesto, oltre a chiari riferimenti al giornale satirico francese Charlie Hebdo, al centro delle polemiche dopo le vignette sui morti del terremoto del 24 agosto, erano riportate alcune frasi, riconducibili al mondo anarchico e quest’altra frase: “Ognuno ha le sue ragioni”. Poi, c’era una firma. Uno pseudonimo che consentirà, successivamente, di sbrogliare la matassa.

Il momento di tensione internazionale, il fatto che la mostra del cinema è considerata obiettivo sensibile come possibile azione di terroristi, ma soprattutto dei cosiddetti “lupi solitari”, ha fatto salire la tensione a mille. Gli agenti della Digos hanno iniziato le indagini per risalire a chi aveva lasciato quei bossoli e quel manifesto, mentre gli artificieri e gli altri poliziotti provvedevano a controllare i locali del bagno per capire se c’erano eventuali ordigni o trappole esplosive. La bonifica ha dato esito negativo. Naturalmente si era valutato di controllare l’intero edificio ad iniziare dalla Sala Grande, operazione che comunque avviene prima di ogni proiezione.

Mentre cominciava il protocollo di messa in sicurezza dell’area, gli agenti della Digos, partendo dalla frase “Ognuno ha le sue ragioni”, hanno scoperto che era già stata utilizzata abbinata a riferimenti al giornale satirico Charlie Hebdo. Gli investigatori sono risaliti alle perfomance di un artista e al suo pseudonimo. Da questo sono arrivati ad un sito dell’artista: si tratta di un sardo che abita a Quartu Sant’Elena e sul sito hanno trovato pure il numero di un cellulare. A quel punto l’hanno chiamato, L’uomo era ancora all’interno del palazzo del Cinema. Una volta uscito, gli agenti della Digos l’hanno portato in ufficio e denunciato per procurato allarme e detenzione di parti di armi da fuoco.

Alla mostra del cinema, quindi, non è successo nulla a parte un episodio di fiction che ha spaventato tutti perché ha involontariamente mostrato la fragilità di un sistema di sicurezza che è andato nel pallone davanti a una performance maldestra e sfortunata.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes