Piattaforme marine per ottenere energia dalle onde, Sardegna a rischio invasione

Il progetto di una ditta bresciana davanti all’Argentiera potrebbe essere esteso. L'isola ha la posizione migliore per sfruttare il moto ondoso del Mediterraneo

SASSARI. Energia dalle onde, che sbattono impetuose e costanti nella costa occidentale della Sardegna, rendendole le più “fertili” del Mediterraneo per mettere a dimora le wave farm, fattorie di pontili galleggianti larghi 8 metri e lunghi 15, ancorati al fondo e collegati con cavi che portano l’elettricità a terra.

Energia blu. Una frontiera teoricamente ultragreen, verso cui l’Unione europea ha messo con decisione la prua, sottolineando che «è necessario che gli Stati membri, la Commissione europea e gli operatori del settore collaborino tra loro al fine di accelerare lo sviluppo della produzione». Sollecitazione a cui l’Italia ha risposto, affidando a Enea e a importanti laboratori di ricerca universitaria il compito di mappare la resa delle onde intorno allo Stivale. Risultato: la Sardegna, e in particolare la sua costa occidentale, è un Eldorado.

La fattoria. E nell’Isola, puntuale, è arrivata la prima richiesta di concessione: 20 anni per un “campo” d’acqua di 5 ettari a un chilometro e mezzo dalla costa tra l’Argentiera e Porto Palmas, dove «realizzare e mantenere un impianto off-shore di generazione di energia elettrica di fonte oceanica». La fattoria sarebbe composta da dieci moduli galleggianti, grandi come un peschereccio di medio cabotaggio, ancorati a un fondo sabbioso a 40 metri di profondità e dotati di corpi morti oscillanti e turbine da 100kw, che dovrebbero produrre 1 Mw di energia.

La richiesta. A cercare di metterla a dimora la Ten Project, ditta specializzata nei servizi integrati per energie da fonti rinnovabili e infrastrutture con sede a San Giorgio del Sannio, nel Bresciano, tra i leader nazionali nel settore della generazione di energia off-shore. Che ha protocollato un progettino da 50 pagine arrivato sui tavoli della capitaneria di porto di Porto Torres, competente per l’avvio dell’istruttoria della domanda di concessione demaniale, lo scorso 13 dicembre, e divenuta ufficiale, dopo una serie di integrazioni richieste, il 1 febbraio. Lì rimarrà fino a domani, a disposizione di chiunque ritenga di avere interesse, per le osservazioni. E, in seguito, si imbarcherà in un complesso iter autorizzativo, che vede protagonista, per la parte dell’impianto off-shore, il ministero dei Trasporti, per l’autorizzazione demaniale ventennale il Mise e il ministero dell’Ambiente, e per la valutazione d’impatto ambientale la Regione. Ma che riguarda tutta un’altra serie di Enti, a partire dalla Provincia e dal Comune di Sassari, dentro cui ricade il borgo minerario, che dovrà concedere le autorizzazioni per lo «scarico a terra» dell’energia, previsto tramite cavi sottomarini che raggiungeranno una cabina di distribuzione costruita sulla costa.

Il labirinto. Il solito labirinto dall’italiana, dentro cui la Ten Project di sta avventurando con passo sicuro, forte del recentissimo piano energetico ambientale della Sardegna, adottato in Regione il 28 gennaio 2016, che cita l’energia dal mare come «una fonte di grande interesse e potenzialità».

Le domande. Potenzialità a cui, in un primo momento, tutti hanno guardato con interesse. Per scoprire, col passare delle settimane, che molti di più sono i dubbi e le paure. Se l’impianto di fronte all’Argentiera, pur agitando non poco i residenti delle borgate costiere, i pescatori e gli ambientalisti, di fatto ha un impatto visivo minimo (e ambientale, almeno a quanto dichiara la Ten Project, nullo), il vero rischio è che la ditta bresciana sia la testa di ponte per aprire l’assalto alla costa ovest dell’Isola.

Servitù. Se la Ten Project riuscirà a percorrere indenne il labirinto burocratico necessario per piantare la sua wave farm, non si vede perché altri non debbano seguire la strada. E sfruttare una costa con una resa annua di 103 MWh per metro, senza eguali, se non in tratti impervi della Corsica, in tutto il Mediterraneo. I contadini delle onde rischiano insomma di diventare cavallette. E la produzione di energia blu l’ennesima servitù che l’Isola sarebbe chiamata a pagare, senza avere nulla in cambio.

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