Mameli: «Compagni eccezionali aiutano i bambini disabili»

NUORO. Andrea Mameli ha una sua spiegazione filosofica sulla cattiva e ingiusta fama che accompagna l’asino, quella di essere tonto: «L'uomo vorrebbe essere bello e forte come il cavallo, ma si rende...

NUORO. Andrea Mameli ha una sua spiegazione filosofica sulla cattiva e ingiusta fama che accompagna l’asino, quella di essere tonto: «L'uomo vorrebbe essere bello e forte come il cavallo, ma si rende conto di essere più asino che destriero: come lui, deve faticare per lavorare, non è particolarmente bello. In fondo si identifica con lui e come succede tra simili lo critica. Così come si fa con colleghi o familiari».

Di Selargius, 45enne, Mameli vive da 17 anni a Nuoro. Una vita da agente di commercio nel settore librario, spinto dalla crisi ha cambiato vita (anche) grazie all’asino. Attirato dal campo della relazione d’aiuto, è diventato counselor psicologico e si è laureato in scienze psicologighe. «L’asino è entrato nella mia vita durante il periodo di specializzazione nel counseling – racconta –: mi fu proposto un corso di pet therapy e in quella occasione sono entrato in contatto con questo animale: è stato amore a prima vista». Così Andrea ha finito per fondare l’associazione “Asini si nasce”, è divenuto ono-terapista (terapia con l’utilizzo di asini, dal greco onos), aprendo sedi ad Arzachena, Dualchi e Oristano. A Nuoro, dove collabora con Roberta Ardu, insieme alle due dolci asinelle Fiaba e Gavina, c’è Aladino, destinato al macello e comprato in una lotteria.

«Ho capito quanto fosse efficace la mediazione dell’asino – spiega Andrea – soprattutto nel disagio psichico e nell’autismo: si sintonizza con le emozioni delle persone solo dal punto di vista empatico e questo dà la sensazione di sentirsi ascoltati, la relazione che si crea è autentica. Dà benessere ma studi dicono che ci sono anche evidenze cliniche. In un lavoro sottoposto a test psicometrici è emerso che nella comunità analizzata era migliorato il livello di comunicazione». Uno dei segreti è non domare l’asino: «Bisogna abituarlo – dice Mameli – mantenendo intatta la sua capacità di rapportarsi “dicendo” semplicemente di sì o di no. Così ogni piccolo risultato ottenuto è autentico, non ci sono mediazioni». Diverso l’utilizzo di cavallo (deve essere domato per evitare pericoli) o cane: «L’asino è fondamentalmente un compagno».

E ancora: «Mi piace lavorare anche con mamme dei bimbi con disabilità, sottoposte a tanta fatica psicofisica: dà loro benessere insieme ai loro bimbi. Occorre vincere i pregiudizi e la naturale paura nei confronti di animali grandi, ma tutto si scioglie al primo contatto, scoprendo che è caldo e morbido». Un rapporto vero è fatto anche di incomprensioni: «Quando litighi con un asino è come litigare con la fidanzata – scherza ma non troppo Andrea -: occorre faticare per convincerla che si può stare ancora insieme...». (a.palm.)

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