Indipendentismo, i leader sardi: «Modello catalano nell’isola, serve la spinta popolare»

Indipendentisti sardi a Barcellona

Dopo il voto si riapre il dialogo tra i movimenti che puntano alla secessione. Il fronte unico non c’è, ma si lavora per trovare un’idea comune da cui partire

SASSARI. Barcellona è lontana ma la distanza politica può essere colmata. Ci vorrà tempo, fatica e impegno ma i movimenti indipendentisti sardi sono convinti che il destino dell’isola non sia così diverso da quello della Catalogna. Il modello indipendentista catalano sembra essere un esempio in grado di azzerare anche le barriere che dividono gli indipendentisti sardi. Perché Barcellona ha sfidato il Governo centrale sfruttando la spinta popolare, senza avere un fronte politico unito.

Più o meno quello che chiedono e immaginano i leader dell’indipendentismo sardo che non sembrano disposti a mettere da parte le diversità ideologiche che separano i vari partiti ma che sono convinti di come il processo indipendentista debba partire dalla popolazione e dalla volontà di autodeterminazione che hanno osservato proprio in Catalogna durante il referendum.


Partito dei sardi. Gianfranco Congiu, consigliere regionale, è appena rientrato dalla missione a Barcellona: «Possiamo importare il loro modello ma dobbiamo partire dall’unità delle coscienza popolare – spiega –. È questa l’unica caratteristica che può condizionare i governi. Se il popolo è unito e se sostiene diritti tangibili, la battaglia si può vincere. Non basta solo la volontà politica, prima serve la volontà popolare». Sull’esperienza politica, e di governo, Congiu spiega il punto di vista del Pds: «Le fratture dell’indipendentismo sardo non sono un problema. Anzi, sono una ricchezza perché non esiste il diritto di primogenitura e l’appiattimento verso una posizione unica è un impoverimento. Piuttosto dobbiamo misurare la nostra intenzione di autodeterminazione. Chi ci condanna per le alleanze, invece, non ha capito che sono servite per misurare la capacità di governo».

Gianfranco Congiu, Pds


Psd’Az. Il segretario nazionale Christian Solinas mette a fuoco il concetto di “non dipendenza”: «Il modello catalano e prima di tutto culturale ed economico. Per mirare all’indipendenza politica bisogna prima conquistare quella economica che si può raggiungere solo dopo un lungo percorso di consapevolezza. Quello che serve alla Sardegna è proprio questo: conquistare la consapevolezza, culturale ed economica. Ecco perché l’esempio catalano può essere molto utile: ha insegnato che il popolo può ottenere qualsiasi risultato. Dobbiamo lavorare su questo aspetto, la divisione politica viene dopo e si può superare».

Christian Solinas, Psd'Az


Liberu. Anche il portavoce Pier Franco Devias è appena rientrato da Barcellona: «Non ci piacciono le importazioni perché ogni territorio ha le sue peculiarità». Eppure, alcuni aspetti possono essere imitati. Ad esempio, il coinvolgimento popolare: «In Catalogna non esiste un partito unico ma sono riusciti a trovare un punto d’incontro prima di dare la parola alla gente. Anche noi, come indipendentisti, non puntiamo a un partito unico ma siamo disponibili ad aprire un dibattito tra le forze indipendentiste, purché non si tratti di chi è sceso a patti con le forze nazionali. Non si può parlare di indipendenza con gli alleati di chi nega questo diritto».

Pier Franco Devias, Liberu


Irs. Gavino Sale e la delegazione del partito sono gli unici ancora a Barcellona: «Non potevamo andare via, qua ci sono ancora tante cose in ballo perché i catalani sono pronti a mettere in ginocchio la Spagna con 6 giorni di sciopero». Sulla questione politica sarda, Sale tende a mettere in luce il ruolo del suo partito ma apre alla possibilità di un fronte unito: «Siamo stati noi a rimettere in moto il processo che in questi giorni ha subito un’accelerazione che credo sia irreversibile. Come è irreversibile il processo di unificazione dei movimenti politici indipendentisti. Certo, ci sarà da lavorare ma adesso abbiamo una strada da seguire perché dalla Catalogna abbiamo ottenuto un esempio inestimabile: l’attività politica non violenta paga». E lo Stato centrale non spaventa il leader di Irs: «Il faraone Ramses diceva che nessuno era mai riuscito a fermare gli Shardana. I sardi sono i loro eredi e non possono avere certo paura di questa Italietta».

Gavino Sale, Irs

 

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