Legge sulla parità di genere Ganau: «Nessun trucco»

Il presidente: «Risolto il problema dei collegi, martedì approveremo la riforma» Il Comitato Costat annuncia: «Aboliamo l’elezione diretta del governatore» 

CAGLIARI. Il giuramento è solenne e lo è da qualunque parte arrivi: martedì la leggina sulla doppia preferenza di genere sarà approvata dal Consiglio regionale. Perché «l’ultimo stop, quello di 48 ore fa, era legato solo a una questione tecnica sulla presentazione delle liste negli otto collegi provinciali, ma la volontà di tutti i partiti è chiara: donne e uomini dal 2019 avranno pari opportunità nelle elezioni regionali». Dal Pd a Forza Italia, dal Pds all’Udc: non c’è partito che non metta le mani avanti, per evitare che cresca il sospetto. Quale? Questo: che dopo lo sciagurato voto segreto del 2013, anche questa volta la riforma cada nel vuoto. «Non ci saranno altre sorprese e neanche trucchi», ha ribadito il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, per poi aggiungere: «Sono molto fiducioso. L’ultimo ostacolo sarà superato e martedì ci sarà il voto decisivo favorevole». Oggi la commissione autonomia, presieduta da Francesco Agus, Campo progressista, correggerà l’emendamento della discordia. È quello che, nell’ultima seduta, ha diviso la maggioranza e riguarda il numero di candidati da presentare in ogni collegio. Dovrà essere per forza pari, è l’unico modo per garantire una perfetta parità di genere, ma in sei collegi su otto quel numero è invece dispari. In più c’è il caso Ogliastra: finora i candidati sono due per ogni lista, c’è l’ipotesi di portarli a quattro e aumentare così la partecipazione al voto. Ipotesi però contrastata da chi sostiene: gonfiare troppo un collegio rischia di avvantaggiarlo quando, con i resti, saranno assegnati i seggi non ottenuti dai partiti col quoziente pieno. Una simulazione avrebbe escluso il pericolo e, a questo punto, secondo Agus, «troveremo di sicuro la soluzione entro questa settimana». A sollecitarla, con una lettera aperta ai consiglieri, è il Coordinamento 3, una delle tre associazioni – le altre sono Meglio in due ed Heminas – che da sempre si battono per la doppia preferenza di genere. «Non saranno ammessi altri rinvii per qualunque motivo», è il senso dell’appello.

Nuova legge. C’è chi però va oltre la doppia preferenza di genere, perché «questa legge elettorale si trascina dietro anche molti altri errori». A sostenerlo è il comitato Costat, guidato da Andrea Pubusa, che nella campagna referendaria di dicembre era sceso in campo in difesa della Costituzione e a favore del No. La sua ipotesi di riforma l’ha consegnata al presidente del Consiglio regionale. La sintesi è questa: non dovrà più esserci l’elezione diretta del governatore, il sistema elettorale dovrà essere proporzionale e «senza più l’assurdità del premio di maggioranza». Dovrà poi essere garantita «la massima rappresentatività di partiti, territori e dei due generi senza alcuna discriminazione, ma senza neanche bisogno di correttivi studiati a tavolino». Secondo Costat, «il peso del voto di ciascun elettore dovrà essere uguale a quello degli altri, e a scegliere il governatore dovrà essere di nuovo il Consiglio regionale, perché non esiste una legge perfetta che possa garantire a priori la governabilità». E soprattutto – è scritto nel documento del comitato – «non può essere solo il via libera alla doppia preferenza di genere a cambiare la natura truffaldina della legge attuale che ha provocato solo danni». Perché «a suo tempo è stata pensata, anche con le soglie sbarramento che non dovranno più esserci, per danneggiare qualche partito avversario, mentre la nuova dovrà garantire il massimo della volontà di tutto il corpo elettorale». Al termine dell’incontro Gianfranco Ganau ha detto: «Ben vengano i contributi e le proposte. All’esame della commissione autonomia ci sono diverse ipotesi di riforma elettorale e ora c’è anche quella del Comitato in difesa della Costituzione».

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