La sanzione ingiusta diventa un caso mediatico
di Claudio Zoccheddu
Una donna multata a Oristano, ma lei non si era mai mossa da Sassari L’avvocato: «Un atto inesistente può essere annullato anche dopo un anno»
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SASSARI. Una vicenda surreale che ha stimolato il dibattito. La storia della donna di Sassari che ha preso una multa per una sosta non pagata a Oristano senza esserci mai stata ha diviso l’opinione pubblica. Molti sono con lei ma c’è anche qualcuno che la critica. Mentre il dibattito si infiamma anche sulla Rete sembra che stia per arrivare un colpo di scena. Secondo un avvocato, infatti, la donna potrebbe evitare di pagare la sanzione se riuscisse a dimostrare che quella multa ha lo stesso valore di un documento che non esiste. Ma per andare in fondo serve buona memoria.
La multa. Salvina Lisai ricorda benissimo quello che ha fatto il 29 settembre del 2016, forse perché era impegnata a sostenere il figlio durante alcune visite mediche. Eppure, mentre lei era al poliambulatorio di via Tempio, a Sassari, la sua auto beccava una multa per divieto di sosta a Oristano. Uno sbaglio, evidentemente. Salvina non è mai stata a Oristano ma per scansare ogni dubbio la donna ha recuperato il referto delle visite sostenute dal figlio e ci ha aggiunto i rilevamenti del Gps che dimostrano dove fosse posteggiata la sua auto il 29 settembre dell’anno scorso. Tutto inutile, però. L’ufficio reclami del Comune di Oristano e il Prefetto respingono la documentazione e confermano la multa che, nel corso dei mesi, è anche lievitata. Questa volta, però, l’errore è suo. Salvina non ha ritirato la raccomandata che le era stata recapitata dalla postina a novembre del 2016. D’altra parte, lei non era mai stata a Oristano e non aveva alcun motivo di ricevere la raccomandata. Una leggerezza che complica tutta la questione. Il mancato ricevimento vale come una notifica e la multa di appena 20 euro inizia a lievitare fino a raggiungere i 100 euro certificati da una notifica bonaria ricevuta a Giungo, una cifra che Salvina non può permettersi di pagare. Ma ormai i tempi previsti dalla legge sono scaduti e il ricorso sembra un’ipotesi impraticabile.
L’esperto. Il comandante della polizia municipale di Sassari, Gianni Serra, parte da uno degli ultimi anni di quella che sembra una commedia degli equivoci: «Rifiutare la prima raccomandata è stato un’errore, si sarebbe risolto tutto senza troppa fatica perché è evidente che in questo caso si tratta di un errore facilmente dimostrabile. Facendo finta di nulla, però, i tempi previsti dalla legge per i reclami sono trascorsi e le cose si sono complicate. Con un intervento tempestivo la polizia municipale avrebbe potuto annullare il provvedimento in autotutela e si sarebbe risolto tutto. Adesso, ad esempio, è impossibile che il Comando annulli perché potrebbero essere rilevati gli estremi del danno erariale». Il caso di Oristano, comunque, non è isolato: «Le sviste capitano, purtroppo – aggiunge Gianni Serra –. Può accadere con le telecamere ai semafori e, a Sassari, con i varchi della zona a traffico limitato. Ma se il presunto trasgressore non lascia passare troppo tempo sono sempre cose che si risolvono in tempi brevissimi».
L’avvocato. Ma potrebbe esserci una via d’uscita dalla situazione paradossale in cui è finita Salvina Lisai. Le coordinate sono nelle parole dell’avvocato Liliana Pintus: «Per impugnare gli atti amministrativi è fondamentale rispettare i tempi previsti dalla legge – spiega –. Ma in questo caso mi sembra di capire che stiamo parlando di una sanzione che, oltre a essere nulla, è insistente. La multa, per quanto mi riguarda, può essere impugnata nonostante siano scaduti i termini perché l’inesistenza della sanzione travolge il mancato rispetto dei tempi. Tra l’altro la Pubblica amministrazione in questi casi può annullare il provvedimento in autotutela, senza che si sia costretti a passare per forza di cose dai tribunali. Ma se rifiutassero si può sempre fare ricorso denunciando l’errore». La storia, e soprattutto il suo epilogo, potrebbe essere ancora tutta da scrivere.
La multa. Salvina Lisai ricorda benissimo quello che ha fatto il 29 settembre del 2016, forse perché era impegnata a sostenere il figlio durante alcune visite mediche. Eppure, mentre lei era al poliambulatorio di via Tempio, a Sassari, la sua auto beccava una multa per divieto di sosta a Oristano. Uno sbaglio, evidentemente. Salvina non è mai stata a Oristano ma per scansare ogni dubbio la donna ha recuperato il referto delle visite sostenute dal figlio e ci ha aggiunto i rilevamenti del Gps che dimostrano dove fosse posteggiata la sua auto il 29 settembre dell’anno scorso. Tutto inutile, però. L’ufficio reclami del Comune di Oristano e il Prefetto respingono la documentazione e confermano la multa che, nel corso dei mesi, è anche lievitata. Questa volta, però, l’errore è suo. Salvina non ha ritirato la raccomandata che le era stata recapitata dalla postina a novembre del 2016. D’altra parte, lei non era mai stata a Oristano e non aveva alcun motivo di ricevere la raccomandata. Una leggerezza che complica tutta la questione. Il mancato ricevimento vale come una notifica e la multa di appena 20 euro inizia a lievitare fino a raggiungere i 100 euro certificati da una notifica bonaria ricevuta a Giungo, una cifra che Salvina non può permettersi di pagare. Ma ormai i tempi previsti dalla legge sono scaduti e il ricorso sembra un’ipotesi impraticabile.
L’esperto. Il comandante della polizia municipale di Sassari, Gianni Serra, parte da uno degli ultimi anni di quella che sembra una commedia degli equivoci: «Rifiutare la prima raccomandata è stato un’errore, si sarebbe risolto tutto senza troppa fatica perché è evidente che in questo caso si tratta di un errore facilmente dimostrabile. Facendo finta di nulla, però, i tempi previsti dalla legge per i reclami sono trascorsi e le cose si sono complicate. Con un intervento tempestivo la polizia municipale avrebbe potuto annullare il provvedimento in autotutela e si sarebbe risolto tutto. Adesso, ad esempio, è impossibile che il Comando annulli perché potrebbero essere rilevati gli estremi del danno erariale». Il caso di Oristano, comunque, non è isolato: «Le sviste capitano, purtroppo – aggiunge Gianni Serra –. Può accadere con le telecamere ai semafori e, a Sassari, con i varchi della zona a traffico limitato. Ma se il presunto trasgressore non lascia passare troppo tempo sono sempre cose che si risolvono in tempi brevissimi».
L’avvocato. Ma potrebbe esserci una via d’uscita dalla situazione paradossale in cui è finita Salvina Lisai. Le coordinate sono nelle parole dell’avvocato Liliana Pintus: «Per impugnare gli atti amministrativi è fondamentale rispettare i tempi previsti dalla legge – spiega –. Ma in questo caso mi sembra di capire che stiamo parlando di una sanzione che, oltre a essere nulla, è insistente. La multa, per quanto mi riguarda, può essere impugnata nonostante siano scaduti i termini perché l’inesistenza della sanzione travolge il mancato rispetto dei tempi. Tra l’altro la Pubblica amministrazione in questi casi può annullare il provvedimento in autotutela, senza che si sia costretti a passare per forza di cose dai tribunali. Ma se rifiutassero si può sempre fare ricorso denunciando l’errore». La storia, e soprattutto il suo epilogo, potrebbe essere ancora tutta da scrivere.
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