Arcadia, la difesa riscrive le intercettazioni
di Nadia Cossu
Il consulente di due imputati per terrorismo solleva alcuni dubbi sulle interpretazioni dei periti
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SASSARI. Quella che per il consulente della difesa è l’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) per i periti dei giudici della corte d’assise è invece l’Oir (Organizzazione indipendentista rivoluzionaria). Così come, sempre i periti della corte, sentono la frase “Roberto sta mettendo la bomba”, mentre il tecnico incaricato dalla difesa trascrive: “Roberto ci parte a bomba”.
E ancora “Ma narami tue (ma dimmi tu ndc), uno ha la fortuna che si è preso la patente e se la brucia” diventa “Ma narami tue, ti ponen sa bomba nella prefettura e non b’ha tentu sa miccia (mettono la bomba in prefettura e si è spenta la miccia ndc)”.
Dove stia la giusta interpretazione di queste importanti frasi è difficile dirlo, di certo però, in un processo contro 18 imputati di terrorismo che si basa prevalentemente su intercettazioni telefoniche e ambientali, le incongruenze sollevate dalla difesa sono tante.
Ieri mattina ne sono saltate fuori alcune durante la prima effettiva udienza del processo per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico che si sta celebrando davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Gian Cosimo Mura e i giudici popolari).
I numeri rendono l’idea dei tempi di questa inchiesta: quindici anni di indagini, undici dall’operazione Arcadia che a luglio del 2006 portò a un’ondata di arresti seguiti da furiose reazioni da parte del mondo indipendentista, oltre duecento i testimoni citati. Le accuse della Dda riguardano il presunto coinvolgimento in una serie di «attentati esplosivi, intimidazioni e attività di pianificazione terroristica contro obiettivi sparsi in tutta la Sardegna». Un’associazione che secondo il pm della Dda di Cagliari, Paolo De Angelis, sarebbe ramificata in due organizzazioni tra loro collegate: Nuclei proletari per il comunismo e Organizzatzione indipendentista rivolutzionaria. Ieri gli avvocati Pietro Sanna (difensore di Pierfranco Devias), Franca Lendaro e Rita Vallebella (per Angelo Marras) e Mario Pittalis (per Roberto Loi) hanno contestato a più riprese le perizie svolte dai due ex poliziotti Sergio Lisci e Carlo Corona. Erano stati loro (prima incaricati dal gup di Cagliari e poi confermati dalla corte d’assise di Sassari per un’ulteriore attività) a trascrivere le intercettazioni telefoniche e ambientali contenute in nastri magnetici (cd, cassette). In aula i periti, incalzati dalle domande della difesa, hanno confermato che le trascrizioni erano disturbate da rumori esterni. «Nelle intercettazioni ambientali se il suono non è pulito – ha spiegato Walter Marcialis l’esperto fonico nominato dai difensori Sanna e Pittalis – davvero si può travisare tutto. Facendo la mia consulenza ho riscontrato che in questo caso è stata utilizzata un’attrezzatura datata, non possedevano software eccellenti, che sono invece indispensabili». E proprio con il suono ripulito dai rumori esterni sarebbero emerse le differenti traduzioni di alcuni discorsi. «Presidente ascoltiamo in aula le frasi, prima e dopo la pulizia del suono» è stata la richiesta di Pietro Sanna. Zaniboni scioglierà la riserva nella prossima udienza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E ancora “Ma narami tue (ma dimmi tu ndc), uno ha la fortuna che si è preso la patente e se la brucia” diventa “Ma narami tue, ti ponen sa bomba nella prefettura e non b’ha tentu sa miccia (mettono la bomba in prefettura e si è spenta la miccia ndc)”.
Dove stia la giusta interpretazione di queste importanti frasi è difficile dirlo, di certo però, in un processo contro 18 imputati di terrorismo che si basa prevalentemente su intercettazioni telefoniche e ambientali, le incongruenze sollevate dalla difesa sono tante.
Ieri mattina ne sono saltate fuori alcune durante la prima effettiva udienza del processo per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico che si sta celebrando davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Gian Cosimo Mura e i giudici popolari).
I numeri rendono l’idea dei tempi di questa inchiesta: quindici anni di indagini, undici dall’operazione Arcadia che a luglio del 2006 portò a un’ondata di arresti seguiti da furiose reazioni da parte del mondo indipendentista, oltre duecento i testimoni citati. Le accuse della Dda riguardano il presunto coinvolgimento in una serie di «attentati esplosivi, intimidazioni e attività di pianificazione terroristica contro obiettivi sparsi in tutta la Sardegna». Un’associazione che secondo il pm della Dda di Cagliari, Paolo De Angelis, sarebbe ramificata in due organizzazioni tra loro collegate: Nuclei proletari per il comunismo e Organizzatzione indipendentista rivolutzionaria. Ieri gli avvocati Pietro Sanna (difensore di Pierfranco Devias), Franca Lendaro e Rita Vallebella (per Angelo Marras) e Mario Pittalis (per Roberto Loi) hanno contestato a più riprese le perizie svolte dai due ex poliziotti Sergio Lisci e Carlo Corona. Erano stati loro (prima incaricati dal gup di Cagliari e poi confermati dalla corte d’assise di Sassari per un’ulteriore attività) a trascrivere le intercettazioni telefoniche e ambientali contenute in nastri magnetici (cd, cassette). In aula i periti, incalzati dalle domande della difesa, hanno confermato che le trascrizioni erano disturbate da rumori esterni. «Nelle intercettazioni ambientali se il suono non è pulito – ha spiegato Walter Marcialis l’esperto fonico nominato dai difensori Sanna e Pittalis – davvero si può travisare tutto. Facendo la mia consulenza ho riscontrato che in questo caso è stata utilizzata un’attrezzatura datata, non possedevano software eccellenti, che sono invece indispensabili». E proprio con il suono ripulito dai rumori esterni sarebbero emerse le differenti traduzioni di alcuni discorsi. «Presidente ascoltiamo in aula le frasi, prima e dopo la pulizia del suono» è stata la richiesta di Pietro Sanna. Zaniboni scioglierà la riserva nella prossima udienza.
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