Copie piratate la Nuova denuncia e chiede i danni
di Antonello Sechi
SASSARI. Sei un avvocato, il responsabile di un’associazione imprenditoriale, un sindacalista, o magari un semplice smanettone del web che pensa di fare bella figura con gli amici. Ti piazzi al pc al...
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SASSARI. Sei un avvocato, il responsabile di un’associazione imprenditoriale, un sindacalista, o magari un semplice smanettone del web che pensa di fare bella figura con gli amici. Ti piazzi al pc al mattino presto, vai su quel sito che sai tu… ;), scarichi il pdf della “Nuova Sardegna” o di qualche altro giornale e poi, magari con Whatsapp, lo invii in un colpo solo a decine di persone. Come ti senti? Uno figo? Uno che la sa più lunga degli altri? Uno generoso? Di sicuro ti puoi fregiare di un titolo non esattamente glorioso: ammazza-giornali, killer della libera informazione. Beh, è bene che sappia una cosa: “La Nuova” non ci sta più a farsi dissanguare in questo modo.
Alcuni di questi “benefattori” in questi giorni stanno ricevendo una lettera con richiesta di risarcimento danni da parte del legale della DBInformation, l’editore del nostro giornale. La moral suasion e le diffide hanno lasciato indifferenti alcuni di coloro che, con l’ausilio di siti pirata, diffondono illegalmente le copie digitali del nostro quotidiano. Inevitabile il ricorso a iniziative più incisive. «Il fenomeno è diventato evidente nei primi mesi dell’anno – spiega Antonello Esposito, direttore generale della Nuova Sardegna – i pdf pirata del giornale hanno cominciato a girare tra i gruppi whatsapp, come se fosse la cosa più normale. Li hanno inviati anche a noi e ai giornalisti». Una moda virale che ha riguardato tutti i giornali italiani. E non solo. Con danni enormi: è comodo ricevere gratis il quotidiano sul proprio smartphone anziché spendere un euro e 30 centesimi in edicola, ma ogni copia in meno è un colpo d’accetta alla solidità economica e all’autonomia degli organi di informazione, ovvero alla loro capacità di reggersi sulle proprie forze. La Nuova ha reagito in vari modi: denuncia alla polizia postale con i numeri di telefono dei membri delle chat sulle quali si scambiano le copie pirata, sms con l’invito a smetterla agli “spacciatori” di pdf più attivi, pagine di diffida pubblicate sul giornale dopo averne informato la Procura.
C’è chi ha capito. Altri no. Qualcuno è arrivato a minacciare (“sappiamo chi sei”) un giornalista al quale, attraverso ricerche su internet, è stato associato erroneamente il numero attraverso il quale la Nuova ha inviato gli sms. La Nuova Sardegna ha portato il problema - che è di tutti i giornali - anche all’interno della Fieg, la Federazione italiana editori di giornali. I siti che diffondono le copie pirata sono stati posti sotto osservazione e fatti chiudere. Ma è una rincorsa continua, perché a una chiusura segue l’apertura di un nuovo sito. Certo, questo è il web, bellezza. La Nuova lo sa. Ma non si arrende. Per questo – spiega Esposito – adesso partono le richieste di risarcimento danni. È bene saperlo. Ma, caro lettore, è bene sapere anche che cosa potrebbe accadere nei prossimi anni. A differenza di quanto sostengono alcuni politici in mala fede o poco informati, i giornali sono imprese che si reggono sulle copie vendute e sulla pubblicità. Se queste vengono meno, spariscono i giornali e i giornalisti. Che avranno tanti difetti ma nel loro insieme garantiscono a tutti noi cittadini la possibilità di farci un’idea precisa di ciò che succede intorno a noi e nel mondo. La democrazia senza informazione libera non esiste. Sicuri - anche voi che spacciate i nostri pdf - di volerne fare a meno?
Alcuni di questi “benefattori” in questi giorni stanno ricevendo una lettera con richiesta di risarcimento danni da parte del legale della DBInformation, l’editore del nostro giornale. La moral suasion e le diffide hanno lasciato indifferenti alcuni di coloro che, con l’ausilio di siti pirata, diffondono illegalmente le copie digitali del nostro quotidiano. Inevitabile il ricorso a iniziative più incisive. «Il fenomeno è diventato evidente nei primi mesi dell’anno – spiega Antonello Esposito, direttore generale della Nuova Sardegna – i pdf pirata del giornale hanno cominciato a girare tra i gruppi whatsapp, come se fosse la cosa più normale. Li hanno inviati anche a noi e ai giornalisti». Una moda virale che ha riguardato tutti i giornali italiani. E non solo. Con danni enormi: è comodo ricevere gratis il quotidiano sul proprio smartphone anziché spendere un euro e 30 centesimi in edicola, ma ogni copia in meno è un colpo d’accetta alla solidità economica e all’autonomia degli organi di informazione, ovvero alla loro capacità di reggersi sulle proprie forze. La Nuova ha reagito in vari modi: denuncia alla polizia postale con i numeri di telefono dei membri delle chat sulle quali si scambiano le copie pirata, sms con l’invito a smetterla agli “spacciatori” di pdf più attivi, pagine di diffida pubblicate sul giornale dopo averne informato la Procura.
C’è chi ha capito. Altri no. Qualcuno è arrivato a minacciare (“sappiamo chi sei”) un giornalista al quale, attraverso ricerche su internet, è stato associato erroneamente il numero attraverso il quale la Nuova ha inviato gli sms. La Nuova Sardegna ha portato il problema - che è di tutti i giornali - anche all’interno della Fieg, la Federazione italiana editori di giornali. I siti che diffondono le copie pirata sono stati posti sotto osservazione e fatti chiudere. Ma è una rincorsa continua, perché a una chiusura segue l’apertura di un nuovo sito. Certo, questo è il web, bellezza. La Nuova lo sa. Ma non si arrende. Per questo – spiega Esposito – adesso partono le richieste di risarcimento danni. È bene saperlo. Ma, caro lettore, è bene sapere anche che cosa potrebbe accadere nei prossimi anni. A differenza di quanto sostengono alcuni politici in mala fede o poco informati, i giornali sono imprese che si reggono sulle copie vendute e sulla pubblicità. Se queste vengono meno, spariscono i giornali e i giornalisti. Che avranno tanti difetti ma nel loro insieme garantiscono a tutti noi cittadini la possibilità di farci un’idea precisa di ciò che succede intorno a noi e nel mondo. La democrazia senza informazione libera non esiste. Sicuri - anche voi che spacciate i nostri pdf - di volerne fare a meno?
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