La Nuova Sardegna

Il virus è endemico da 40 anni

di Antonello Palmas
Il virus è endemico da 40 anni

La Sardegna resta l’unica regione al mondo in cui la malattia non è stata sconfitta

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SASSARI. I quaranta anni dall’ingresso della peste suina africana nell’isola, che ricorrerà nel 2018, non sono certo una ricorrenza da festeggiare. Ma, visti i presupposti, l’anno che viene potrebbe essere quello della svolta nella pluridecennale battaglia contro un morbo che ha fortemente limitato il settore delle carni di maiale, una lotta che probabilmente è stata condotta non senza errori e che non ha avuto il supporto da tutti coloro che avrebbero per primi l’interesse a vincerla, gli allevatori. Non si spiega altrimenti il fatto che si sia stati costretti a intervenire d’imperio con abbattimenti forzati come accaduto nelle ultime settimane nel Nuorese e in Ogliastra, aree nelle quali la malattia ha il suo zoccolo duro, da parte della task force regionale. E a causa del comportamento incosciente di pochi a pagare è un intero comparto.

Purtroppo la tradizione di lasciare al pascolo brado i suini, se in una visione romantica potrebbe sembrare quasi logica in un’isola che fa della produzione al naturale una bandiera, in realtà (è ormai chiaro) è alla base del fatto che la Sardegna sia l’unica regione al mondo in cui la Psa è ancora endemica. Altrove si è riusciti ad adottare politiche adeguate e la malattia è scomparsa. Come in Spagna. La peste suina africana è infatti causata da un virus altamente contagioso che si diffonde sia attraverso le secrezioni dei maiali e cinghiali, sia col fatto che animali si alimentano dei resti delle carcasse di suini lasciate nei terreni. L’unico modo per bloccarla è impedire il contatto tra maiali da allevamento, quindi controllati, e cinghiali che veicolano il morbo. E questo può avvenire solamente impedendo il pascolo brado.

Le analisi dell’Istituto zooprofilattico d’altronde sono una sentenza: oltre il 75 per cento dai maiali abbattuti l’8 dicembre a Orgosolo e Arzana erano sieropositivi, percentuale che sale all’80 per cento per Desulo e addirittura al 100 per cento sul campione di animali soppressi a Villagrande Strisaili. Tutti in grado di diffondere la malattia. E diversi animali presentavano il virus attivo. Un esito che conferma quello che già si sapeva: occorre remare tutti dalla stessa parte, non si tratta di uno scontro tra una Regione padrona e dispotica e un mondo agropastorale che vuole difendere la sua purezza. Nel caso della Psa chi non sta alle regole non difende altro che la libertà di danneggiare il lavoro altrui. E l’immagine di un’isola che sulla bontà delle sue produzioni vuole costruire il proprio futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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