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Urbanistica, inizia il dibattito pubblico

A Cagliari primo appuntamento. In calendario altre 5 tappe, l’ultima il 25 maggio a Sassari


27 aprile 2018


CAGLIARI. Il giorno del grande dibattito pubblico sulla futura legge urbanistica è arrivato. Stamattina, alla Manifattura Tabacchi di Cagliari, comincerà la fase d’ascolto. Una, la Regione, sarà di fronte a tutti. A tutti quelli che dalla primavera del 2017 in poi hanno strapazzato, moltissimi, o incensato, molti meno, il disegno di legge licenziato dalla giunta, letto e riletto in commissione e che dal Consiglio dovrebbe essere approvato a giugno. Dai fiumi d’inchiostro e dai duelli a distanza degli ultimi mesi oggi sarà la volta dei faccia a faccia, delle contestazioni a viso aperto, delle correzioni invocate, pretese, e che di sicuro saranno scaricate a valanga sul tavolo del confronto finalmente in piazza. Ma che non dovrà trasformarsi in una piazzata, perché, come sostenuto da sempre dal governatore Francesco Pigliaru, «è proprio dal dibattito che dovrà nascere quella sintesi virtuosa e necessaria per arrivare a una legge condivisa e non di parte». A coordinare il confronto sarà l’assessore all’urbanistica Cristiano Erriu, che insieme al suo staff di tecnici ha firmato la bozza all’ordine del giorno e in parte già riveduta e corretta in questi mesi. Dopo quello di Cagliari, ci saranno altre cinque tappe fino al 25 maggio, l’ultima a Sassari, e subito dopo sarà dato alle stampe il testo definitivo. Sarà quello su cui, all’inizio dell’estate, dovrà confrontarsi la commissione prima e l’Aula poi. Immaginare sin da ora come potrebbero cambiare gli oltre cento articoli della bozza Erriu è impossibile: buona parte potrebbe essere confermata, altri, i più contestati, sono stati già corretti, stralciati o spazzati via, altri ancora sono destinati fin da ora a essere riscritti mossa dopo mossa. Alla fine e dopo aver vissuto 29 anni d’attesa, la Sardegna dovrebbe avere la sua nuova legge urbanistica dopo quella del 1989 e anche «in sintonia perfetta» col Codice Urbani del 2004, oggi aggiornato, e il Piano paesaggistico del 2006.

Campo progressista. Alla vigilia del dibattito, il movimento ha anticipato quale sarà la sua posizione. Lo ha fatto col presidente Luciano Uras, il consigliere regionale Francesco Augus e Francesca Ghirra, assessora comunale di Cagliari. La sintesi è questa: «C’è bisogno di una legge urbanistica, ma nel rispetto del Ppr, anzi dovrà esserne l’evoluzione. Però da questo momento in poi dovrà occuparsi, dando regole certezze e lasciando spazio a poche interpretazioni fino ad azzerare la burocrazia, non solo dei 104 Comuni costieri ma di tutti i 377, per tracciare quello che è un percorso fondamentale verso lo sviluppo». Ma attenzione, ha sottolineato Cp, quando è entrato nel dettaglio di uno dei quattro più a rischio: il bonus per gli alberghi nei 300 metri dal mare, gli altri sono i grandi progetti ecosostenibili, il calcolo delle volumetrie da assegnare e le costruzioni nell’agro. «Attenzione, il centrosinistra (di cui fa parte) non deve rischiare l'osso del collo davanti a un articolo, quello dei bonus appunto, di cui l’impugnazione è probabile se non certa». Per poi spiegare il perché: «Oltre al Ppr, è il codice Urbani a salvaguardare la fascia dei 300 metri dal mare anche nei casi in cui è stato già costruito. Quindi il Codice era e resta una grande riforma economico sociale inderogabile che non può essere sottomessa a una legge destinata invece a cambiare le regole». In una frase sola: «I bonus saranno di sicuro impugnati, perché allora rischiare?». Mentre per Cp «è indispensabile che tutti i Comuni ritornino a essere protagonisti in una pianificazione non solo tecnica, ma essenziale punto di riferimento sul piano politico e culturale».

Grig. Anche il Gruppo d’intervento giuridico, che fa parte della Consulta dell’ambiente, ha rilanciato alla vigilia le sue da sempre forti critiche nei confronti del disegno di legge Erriu. Lo ha fatto con un dossier in cui ben la metà delle correzioni richieste riguardano proprio i bonus volumetrici nei 300 metri dal mare. «Così com’è la bozza – si legge – non può che essere censurata nella legittimità e anche nel merito. È il Ppr a ribadire che in quella fascia è vietato qualsiasi intervento di trasformazione, mentre è consentita solo la riqualificazione urbanistica e architettonica degli insediamenti turistici o produttivi esistenti. Quindi sono possibili solo la ristrutturazione e le riqualificazioni delle volumetrie esistenti, mai e poi mai ampliamenti del 25 per cento come ipotizzato dalla Regione». Poi, sempre secondo gli ambientalisti, «è lasciato troppo spazio al rischio che le seconde case, sempre nei 300 metri, siano riciclate in alberghi dopo aver ottenuto il bonus e anche questo è inaccettabile» (ua).

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