La Nuova Sardegna

Delitto del lago, conferma dopo l’autopsia: 18enne ucciso dai colpi alla testa

di Simonetta Selloni
Delitto del lago, conferma dopo l’autopsia: 18enne ucciso dai colpi alla testa

I traumi al cranio sono stati causati da più corpi contundenti. Il cadavere del ragazzo non è stato sezionato

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ORISTANO. C’è un linguaggio asettico come il tavolo settorio, e però necessario per conferire dignità di prova scientifica alle evidenze riportate dall’inchiesta sulla morte di Manuel Careddu. E così l’autopsia sul corpo ritrovato nelle campagne di Pardu e Costaleri, eseguita ieri all’obitorio dell’ospedale San Martino, ha un suo primo verdetto. «La causa della morte è un politraumatismo cranico, provocato da più corpi contundenti», sono le parole del procuratore della Repubblica di Oristano Ezio Domenico Basso. L’altra certezza è che «Il cadavere non è stato sezionato».

È la conferma che Manuel è stato ucciso con più colpi, di piccozza e pala con tutta probabilità, ma che quel povero corpo non è stato fatto a pezzi. E in questa storia di smarrimento anche sapere che non si è infierito può sembrare una piccola, infinita consolazione per la madre Fabiola Balardi, per la nonna, per Nicholas, cresciuto con Manuel. Per le comunità coinvolte in una storia dove ogni virgola aggiunge dolore e orrore.

Ma non è finita, no. Perché, come spiega il procuratore Basso, quel corpo è ancora, ufficialmente, «non identificato». Non lo è per lo specialista che ha eseguito l’autopsia, il dottor Roberto Testi, medico legale di provata fama, che ha al suo attivo casi quali quello del piccolo Samuele a Cogne, l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il delitto Cesaroni a Roma. Il dottor Testi ieri pomeriggio ha concluso l’esame ma soltanto dalla comparazione del Dna con quello della mamma di Manuel ci sarà la prova scientifica. Qualche giorno fa altri esperti avevano acquisito a casa di Fabiola Balardi oggetti dai quali estrarre il codice genetico della madre. Ora bisognerà aspettare gli esiti dei raffronti. Nella contabilità dello strazio, questo significa che servirà ancora qualche giorno prima che il corpo di Manuel, restituita la sua identità formale, sia riconsegnato ai familiari, alla comunità, per una sepoltura lontana da quella vertigine d’orrore.

L’autopsia è l’ulteriore puntello al quadro probatorio che non ha bisogno di aggettivi. Certamente potrà dare risposte a domande pesanti. Per esempio, se Manuel sia morto subito., nella migliore delle ipotesi. Se invece nel passaggio dalla vita alla morte, l’ombra del sospetto di quello che stava per accadere abbia fatto in tempo a sfiorarlo, lì, sulle sponde dell’Omodeo. Ma nell’economia dell’omicidio, sarà importante per capire ruoli e attività di ciascun componente il gruppo dei cinque ragazzi ora in carcere: Christian Fodde, Riccardo Carta e Matteo Satta, e i minorenni C.N. E G. C. Servirà per definire meglio chi ha fatto cosa, per dare riscontro alle intercettazioni ambientali che hanno squarciato il velo di una storia che catapulta questo angolo di Sardegna in una ferocia globale. Certezze scientifiche che si aggiungeranno a elementi probatori dove ogni distinzione sarà importante, al processo che si annuncia non lontano nel tempo perché, come lasciato intendere dal procuratore, i margini per un rito immediato ci sono tutti.

E Manuel, il cui corpo aspetta solo che la scienza, in fretta, dica che sì, è lui, è pronto per tornare a casa.

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