Guerra totale Moby-Unicredit sulla vendita delle navi

L’armatore accusa l’istituto: «Ha fatto saltare l’affare con i danesi di Dfds»  La replica: «Non potevamo liberare dalle ipoteche la Aki e la Wonder»

SASSARI. La guerra tra Moby e Unicredit potrebbe essere durata appena il tempo di una battaglia. La banca, infatti, ha respinto le accuse mosse da Vincenzo Onorato dopo che, in qualità di security agent, non aveva dato il suo consenso alla liberazione delle ipoteche sulle navi Moby Aki e Moby Wonder che stavano per essere vendute alla società di navigazione danese Dfds per 70 milioni di euro, a cui era stato aggiunto il titolo di proprietà di due traghetti più vecchi di vent’anni, la Princess Seaways e la King Seaways. Subito dopo Onorato aveva attaccato direttamente la banca: «Unicredit era contrattualmente tenuta a liberare le due navi dall’ipoteca. Una vicenda incredibile e ingiustificabile perché Moby ha richiesto la cancellazione delle ipoteche sin dal 20 settembre 2019 e Unicredit non si è degnata di rispondere, limitandosi colpevolmente ad attendere la scadenza dei termini di consegna».

Un parere che la controparte non ha digerito. Infatti, ieri Unicredit ha prima risposto all’armatore respingendo “immediatamente e con forza le gravi e infondate accuse” per poi rilanciare sulla stessa falsariga dato che “sono in corso analisi approfondite circa la valutazione del danno arrecato, nonché alla individuazione delle idonee azioni dirette alla tutela della reputazione della banca, dei propri funzionari e degli interessi dei propri soci”. I motivi che hanno convinto Unicredit a non liberare i due traghetti dall’ipoteca, mandando all’aria un affare vitale per la compagnia di Vincenzo Onorato che entro il 2023 dovrà pagare un bond da 300 milioni di euro, sono riassunti in una nota diffusa dall’istituto di credito: «Non capiamo su quali basi possiate imputarci una responsabilità per i danni derivanti da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds, posto che avete negoziato termini e condizioni in totale autonomia senza tener conto dei tempi dell'istruttoria necessaria per la liberazione delle garanzie. Istruttoria peraltro da compiere – fa notare la banca – in un momento in cui vi era grande attenzione da parte dei creditori sulla situazione del gruppo». Unicredit ripercorre la vicenda e ricorda che in qualità di Security Agent si «è attivato per l’istruttoria funzionale alla valutazione attraverso la consultazione con le banche finanziatrici e ricevendo il 17 ottobre una diffida da parte dei Bondholders a non liberare le ipoteche sulla Moby Wonder e sulla Moby Aki»

La banca cita a sostegno della propria tesi il decreto del tribunale di Milano in cui si legge che Moby si trova in una “situazione di crisi evidente”. Secondo l’istituto di credito era quindi doveroso «chiedere chiarimenti agli organi societari di Moby circa la situazione economico-finanziaria della società, circa l’intenzione di assumere i provvedimenti richiesti dal tribunale e richiedere ulteriore conforto anche da esperti terzi sulla congruità del prezzo di vendita delle navi oggetto delle richieste e traghetti sostitutivi (che Moby avrebbe acquisito con i proventi della vendita, ndr)». Chiarimenti che, secondo Unicredit: «Erano dovuti, considerando che il prezzo di vendita delle navi era di 137 milioni di euro, mentre il valore di quelle navi evidenziato nel piano del 2018 era di euro 190 milioni». Inoltre «la recentissima perizia Brax attribuiva un valore di 157 milioni e mancava qualsiasi perizia indipendente circa le navi in via di acquisizione, nonché la stima di eventuali costi e investimenti». Secondo Unicredit era dunque “evidente” la necessità di «valutare attentamente le informazioni, trasmetterle ai propri mandanti e poi prendere una decisione consapevole in adempimento dei basilari doveri di diligenza nell’esecuzione del mandato».

La replica di Moby è arrivata puntuale e imputa all’istituto di credito la diffusione di “fantasiose notizie altamente distorsive della realtà”. Secondo la Compagnia di navigazione: «Unicredit non ha mai dato comunicazione a Moby di una diffida inviatale dai bondholders né, tanto meno, ne ha fornito copia. La banca, inoltre, ha avuto e sta avendo un atteggiamento palesemente dilatorio nella vicenda nonostante i numerosi solleciti ha scientemente fatto scadere il termine per l'esecuzione dei contratti di compravendita, fissato al 25 ottobre, ovvero ben 35 giorni dopo la richiesta di assenso alla cancellazione delle ipoteche». «In particolare – lamenta ancora Moby –, si legge nella lettera di Unicredit che “l’istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie è peraltro da compiere e in seguito che Unicredit, nella qualità di security agent, si è immediatamente attivata per la fase di istruttoria funzionale alla delicata e complessa valutazione e poi ancora che “l’istruttoria è proseguita in maniera serrata. Delle due l’una – conclude Moby – o l’istruttoria è ancora da compiere o Unicredit si è prontamente attivata. Tale comportamento di Unicredit – conclude la compagnia di navigazione di Vincenzo Onorato – ha determinato la risoluzione dei contratti di compravendita da parte di Dfds ed è pertanto Unicredit l'unica responsabile di tutti i danni che sono stati e saranno causati».

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