Pecorino, olio e vino: termina l’incubo dei dazi

Dopo la bufera di ottobre il dipartimento del commercio Usa non calca la mano Il rischio era una tariffazione del 100%. Ma tra sei mesi c’è un nuovo “carosello”

SASSARI. C’è chi lo chiama “il carosello” e in effetti quella dei dazi Usa è una vera giostra dalla quale ogni pochi mesi si può salire o scendere, una situazione di incertezza che non fa certo gli interessi dell’export. Alla seconda sosta è andata ancora bene nei rapporti con Trump, ormai da tempo lo spauracchio per l’agroalimentare italiano e sardo: il dipartimento del commercio statunitense ha deciso di non applicare i dazi su circa 2 miliardi di euro di prodotti in arrivo dall'Italia, vini compresi, lasciando invariati quelli al 25% imposti lo scorso ottobre a vari prodotti europei (compreso il Parmigiano). L’isola tira un sospiro di sollievo, almeno fino alla prossima sosta di questa girandola, prevista tra sei mesi: in particolare si tranquillizzano i produttori di formaggi (specie il pecorino romano che in Usa ha un mercato di grande importanza), olio, vino e pasta.

Formaggio in salvo. La minaccia era di una tariffa equivalente al 100 per cento del valore del bene esportato, che avrebbe significato il tracollo. Per avere un’idea: le esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano negli Usa sono praticamente dimezzate nei due mesi successivi all’entrata in vigore dei dazi al 25% il 18 ottobre 2019, come emerge da una analisi della Coldiretti. Che si sofferma in particolare sullo scampato pericolo del pecorino romano «voce in assoluto principale dell’export sardo e del settore lattiero caseario: è quello che decide il prezzo del latte da pagare ai pastori, escludendo ancora il pecorino grattugiato – commenta l’organizzazione agricola – Il romano è esportato per oltre il 50% del totale prodotto proprio negli Usa, business da 100 milioni».

Lavoro sotto traccia. «Siamo estremamente soddisfatti, viene premiato il grande lavoro condiviso dei Consorzi Pecorino Romano, Parmigiano Reggiano e Grana Padano insieme a Origin Italia – dice Salvatore Palitta, il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino romano Dop che si è battuto sin dal primo apparire all’orizzonte della minaccia dazi e che dà i meriti anche alle pressioni della Commissione agricoltura dell’Ue, alla mediazione del commissario europeo al commercio Hogan e al ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova e al suo staff.

Il romano vola. Palitta sottolinea poi gli importanti risultati raggiunti fra gennaio e novembre 2019, secondo quanto ha reso noto l’Istat nelle ultime ore: il Pecorino Romano Dop segna il 42,2% in più di export negli Stati Uniti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un +34,3% nell’export verso gli altri Paesi. La produzione della campagna casearia in corso 2019, segna – al 31 gennaio 2020 – un incremento del 7,5%. «Siamo molto contenti della campagna in corso, con un lieve incremento che è fisiologico in rapporto all’andamento stagionale. Questi risultati sono stati raggiunti grazie anche al lavoro ininterrotto dei produttori, costantemente impegnati nel valorizzare nuove tipologie del Pecorino romano e nel lavoro di riposizionamento del prodotto sul mercato in atto da alcuni anni grazie all’attività del Consorzio».

«Stop autolesionismo». Questa invece l’interpretazione del buon momento del romano, tra boom dell’export e scampato pericolo dazi che fornisce il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, per cui ora non ci sono più scuse di alcun genere e il pecorino deve volare trascinandosi dietro il prezzo del latte: «Adesso non perdiamoci in inutili incontri o proposte astruse: sia riconosciuta la giusta remunerazione del latte ai pastori, visto che tolto l’unico neo al quale qualcuno si arrampicava, l’annata è più che positiva perché il prezzo del pecorino continua a salire, non ci sono giacenze, poca produzione lo scorso anno e il principale mercato, quello Usa appunto, tira alla grande». «Dedichiamoci a gestire il ruolo del formaggio ovino nel mercato così eviteremo le crisi e investiremo di più sul pecorino da tavola – continua il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – È tempo di finirla con la politica dell’autolesionismo, per cui sembra che cerchiamo di farci del male a tutti i costi. Le vendite stanno andando bene ma nessuno ne parla, anzi facciamo trapelare il contrario dando dei messaggi deleteri al mercato».

«Maggior impegno». E il Consorzio richiama a un maggior impegno su questo fronte le stesse organizzazioni agricole: «Devono essere lo a valorizzare al meglio, e con i mezzi a loro disposizione, l’interesse dei propri associati in materia di latte e prezzi di mercato». Sottintende che non è compito del Consorzio fare i prezzi, ma solo lavorare su promozione e valorizzazione. Insomma messaggi tutto sommato morbidi da parte di entrambe le realtà, divise in maniera anche dura: è l’ora di festeggiare.

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