Protezioni, prende il via il “made in Italy”
L’industria della Difesa produrrà mensilmente almeno 6 milioni di dispositivi ffp2 e ffp3 per i medici
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[FIRMA&LUOGO]di Lorenzo Attianese
<MC>ROMA
[TESTO]Consegne al ritmo di oltre venti milioni di mascherine chirurgiche alla settimana. E a maggio, grazie all'industria della Difesa, parte in Italia la produzione mensile di 6 milioni di modelli ffp2 e ffp3, i dispositivi più protettivi da consegnare ai sanitari impegnati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Strategie che prevedono una massiccia distribuzione, perché «per molto tempo molti di noi, se non tutti, ci dovremo abituare ad utilizzare questo strumento di protezione». Parola del commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, anche preoccupato per gli «insopportabili» rincari dei prezzi, che - aggiunge - bisogna continuare a denunciare. Gli episodi non riguardano solo le vendite al dettaglio: nelle Asl in Puglia è stato necessario l'intervento della magistratura, con sequestri milionari nei confronti di società accusate di manovre speculative sulla vendita alle aziende sanitarie della regione. Effetti della crescente domanda di dispositivi in tutta Italia, dopo le nuove ordinanze - in primis Lombardia, Veneto e Toscana - sull'obbligo di mascherine annunciate ogni giorno in regioni e singole città. Di fronte all'aumento della richiesta, per sburocratizzare l'iter della produzione, è lo stesso Arcuri che dichiara «porte aperte a tutte le possibili semplificazioni. Ma rigorosamente chiuse al minimo abbassamento sulla conformità e il rispetto dei requisiti previsti dalla norma». Se le procedure sull'ok alla fabbricazione delle «chirurgiche» diventa sempre più snella, il governo stringe patti per la produzione delle ffp2 e ffp3. Queste ultime finora erano state importate dall'estero o donate da altri Paesi. «Con l'Agenzia Industrie Difesa, abbiamo avviato un progetto di riconversione da maggio di un nostro stabilimento per fornire mascherine: 200mila al giorno, sei milioni in un mese», spiega il ministro della Difesa Guerini. L'accordo è con la Bls, azienda del milanese specializzata, che trasferirà il know how e aprirà nelle prossime settimane linee di produzione di mascherine certificate attraverso la riconversione di uno stabilimento militare in Campania. «Ci occupiamo di questi prodotti da decenni, anche se finora non si è parlato di noi. Abbiamo rifornito in Italia maggiormente il settore industriale, ma anche quello medicale, effettuato tante esportazioni in Cina da novembre - spiega l'ad di Bls, Pierpaolo Zani - e abbiamo chiuso un accordo con la Lombardia. Al momento non sappiamo qual è il fabbisogno italiano, ma la produzione sarà almeno triplicata. In giro si vedono prezzi esorbitanti, una ffp3 dovrebbe essere venduta all'utilizzatore finale massimo a 6 euro e invece...». Di fronte a una pandemia senza precedenti, si guarda al futuro: l'intesa è quadriennale e va oltre l'emergenza attuale, per fronteggiare qualsiasi analoga situazione. Progetti che puntano a fermare la piaga delle manovre speculative. L'ultimo caso a Bari: tre società avrebbero applicato rincari fino al 4.100%, arrivando a vendere alle Asl pugliesi mascherine ffp3 del valore di 60 centesimi a oltre 20 euro ognuna.
<MC>ROMA
[TESTO]Consegne al ritmo di oltre venti milioni di mascherine chirurgiche alla settimana. E a maggio, grazie all'industria della Difesa, parte in Italia la produzione mensile di 6 milioni di modelli ffp2 e ffp3, i dispositivi più protettivi da consegnare ai sanitari impegnati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Strategie che prevedono una massiccia distribuzione, perché «per molto tempo molti di noi, se non tutti, ci dovremo abituare ad utilizzare questo strumento di protezione». Parola del commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, anche preoccupato per gli «insopportabili» rincari dei prezzi, che - aggiunge - bisogna continuare a denunciare. Gli episodi non riguardano solo le vendite al dettaglio: nelle Asl in Puglia è stato necessario l'intervento della magistratura, con sequestri milionari nei confronti di società accusate di manovre speculative sulla vendita alle aziende sanitarie della regione. Effetti della crescente domanda di dispositivi in tutta Italia, dopo le nuove ordinanze - in primis Lombardia, Veneto e Toscana - sull'obbligo di mascherine annunciate ogni giorno in regioni e singole città. Di fronte all'aumento della richiesta, per sburocratizzare l'iter della produzione, è lo stesso Arcuri che dichiara «porte aperte a tutte le possibili semplificazioni. Ma rigorosamente chiuse al minimo abbassamento sulla conformità e il rispetto dei requisiti previsti dalla norma». Se le procedure sull'ok alla fabbricazione delle «chirurgiche» diventa sempre più snella, il governo stringe patti per la produzione delle ffp2 e ffp3. Queste ultime finora erano state importate dall'estero o donate da altri Paesi. «Con l'Agenzia Industrie Difesa, abbiamo avviato un progetto di riconversione da maggio di un nostro stabilimento per fornire mascherine: 200mila al giorno, sei milioni in un mese», spiega il ministro della Difesa Guerini. L'accordo è con la Bls, azienda del milanese specializzata, che trasferirà il know how e aprirà nelle prossime settimane linee di produzione di mascherine certificate attraverso la riconversione di uno stabilimento militare in Campania. «Ci occupiamo di questi prodotti da decenni, anche se finora non si è parlato di noi. Abbiamo rifornito in Italia maggiormente il settore industriale, ma anche quello medicale, effettuato tante esportazioni in Cina da novembre - spiega l'ad di Bls, Pierpaolo Zani - e abbiamo chiuso un accordo con la Lombardia. Al momento non sappiamo qual è il fabbisogno italiano, ma la produzione sarà almeno triplicata. In giro si vedono prezzi esorbitanti, una ffp3 dovrebbe essere venduta all'utilizzatore finale massimo a 6 euro e invece...». Di fronte a una pandemia senza precedenti, si guarda al futuro: l'intesa è quadriennale e va oltre l'emergenza attuale, per fronteggiare qualsiasi analoga situazione. Progetti che puntano a fermare la piaga delle manovre speculative. L'ultimo caso a Bari: tre società avrebbero applicato rincari fino al 4.100%, arrivando a vendere alle Asl pugliesi mascherine ffp3 del valore di 60 centesimi a oltre 20 euro ognuna.
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