Eurogruppo, intesa vicina Ma l’Olanda non demorde
di Chiara De Felice
Anche la Germania nel fronte del no ai Coronabond nonostante il lavoro francese Conte avverte: «Se non mettiamo nuova linfa, il progetto europeo può fallire»
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BRUXELLES. Con gli occhi di tutta Europa puntati addosso, l'obiettivo dei ministri delle Finanze riuniti nell'ennesimo Eurogruppo dedicato alla risposta economica alla crisi da Coronavirus è strappare un'intesa a tutti costi, anche imperfetta, pur di passare la palla il più in fretta possibile ai leader nel vertice europeo. Non a caso nelle ore che precedono la riunione si moltiplica la pressione su quelli che ancora fanno resistenza: l'Olanda è la più determinata, irremovibile sui suoi no al Mes alleggerito delle condizioni più rigide e a una qualunque forma di Eurobond. Mentre il premier Giuseppe Conte incita l'Ue: «Se non agguantiamo la possibilità di mettere nuova linfa nel progetto europeo, il rischio di un fallimento è reale». «Siamo molto vicini ad un accordo, confido che questa volta saremo tutti all'altezza della situazione e dimostreremo il necessario spirito di compromesso, che è la base della nostra Unione», dice il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno a poche ore dall'avvio della riunione. Il nuovo negoziato comincia con ore di ritardo, perché i ministri si attardano a discutere bilateralmente per accorciare le distanze che ancora li separano. Il telefono del ministro delle Finanze olandese è quello che squilla di più fino all'inizio della riunione. I tentativi di portarlo su posizioni più aperte sono arrivati da ogni parte, soprattutto dal presidente dell'Eurogruppo, e dai ministri francese e tedesco. Sono loro tre che lavorano da due giorni senza sosta al compromesso. Ma l'olandese Wopke Hoekstra non è solo: il suo Parlamento ha approvato ben due risoluzioni che esortano il governo a non accettare gli Eurobond e a tenere il punto sulla condizionalità per l'utilizzo del Mes. Il no dell'Olanda è incomprensibile per molti, e «irresponsabile» secondo l'ex presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Anche perché al momento il suo veto sul Mes, rimasto il solo, impedisce al resto della trattativa di proseguire. Il Mes è la prima linea di difesa dai danni economici del Coronavirus, e su questo sono tutti d'accordo. Anche perché è l'unico salva-Stati già funzionante. Tutti, tranne l'Olanda, sono d'accordo ad alleggerire le condizioni da rispettare. Niente troika, niente riforme in cambio. Resta - necessariamente perché lo prevede il trattato che istituisce il Mes - il controllo su come vengono spesi gli aiuti e su quando vengono restituiti. Ma l'Olanda chiede molto di più: qualora gli aiuti vadano a settori diversi da quello sanitario, il Governo che li ha chiesti deve assicurare il rispetto del Patto di Stabilità, con riforme strutturali che riducano deficit e debito. L'Olanda è categorica anche sugli Eurobond, l'altra questione che tiene in ostaggio l'intesa. Non è la sola, perché anche Austria e Finlandia sono contrarie. E non li vuole nemmeno la Germania. «Voi sapete che io non credo che si dovrebbe avere una garanzia comune dei debiti e perciò respingiamo gli eurobond», ha detto Angela Merkel. Che però aggiunge: «Ho parlato con Conte e siamo d'accordo sul fatto che serve con urgenza solidarietà in Europa in una delle ore più difficili, se non la più difficile. E la Germania è pronta per la solidarietà». Tanto che la cancelliera si riferisce ad «altre buone soluzioni» per garantirla. La Francia è infatti riuscita a convincere Berlino ad appoggiare la sua proposta di creare un nuovo fondo di solidarietà, che sia Parigi che Roma vedono come il modo per aprire la pista agli Eurobond.
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