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Coronavirus, un ingegnere sassarese: con l’intelligenza artificiale diagnosi ultra rapide

Luigi Soriga
Simone Dore
Simone Dore

Dall’idea di Simone Dore nasce la piattaforma Armadillo Scan. Il raffronto di radiografie e tac consente di riconoscere l’infezione in 5 secondi

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SASSARI. Il coronavirus lascia un’impronta nei polmoni, un’orma profonda e riconoscibile. I medici hanno imparato a leggerla nelle radiografie e nelle tac, prima ancora di avere la sentenza del tampone. Anche l’intelligenza artificiale, con la sua potenza di calcolo, è capace di distinguere quelle tracce e produrre una diagnosi: e l’affidabilità media è del 92 per cento, ma può arrivare anche al 98,6%.

La piattaforma si chiama Armadillo Scan “AS” ed è nata per supportare ospedali e istituzioni coinvolti nell’emergenza sanitaria. Un super calcolatore attinge da un database di 40 terabyte, che raccoglie circa 60 milioni di immagini radiografiche di pazienti infetti, condivise da tutti gli ospedali del mondo. È un archivio sterminato di tac e rx di polmoni, che Armadillo analizza, compara, e trasforma in competenza. E più ci lavora sopra, lui che è una learning machine, e più impara.

L’idea è venuta a un giovane ingegnere sassarese, Simone Dore, ventotto anni, fondatore e amministratore della Società Nexim, che opera nel ramo delle telecomunicazioni nazionali, specializzata nella progettazione, sviluppo e fornitura di sistemi di connettività, data center e cyber-security. È la prima azienda che, nel giro di un mese, si è riconvertita sul fronte covid.

«Se un ospedale ci invia l’immagine di una tac ad alta risoluzione, il software la sovrappone alle altre milioni di tac presenti nel database. Da questo raffronto è capace di determinare l’affezione dal virus con un’accuratezza testata del 98 per cento. E la diagnosi arriva in cinque secondi».

La start up ha appena due settimane di vita, è solo all’inizio, e le potenzialità di elaborazioni possono solo crescere: «Armadillo lavora su immagini e informazioni catalogate, lui acquisisce e impara – spiega Simone Dore – È come se gli dicessimo: cara macchina, questa è la lastra di un paziente covid19, questa è una polmonite interstiziale, questa invece una pleurite, la vedi la differenza? Questo è ciò che fa uno stafilococco, questo è opera di un batterio. Armadillo distingue le varie caratteristiche, sviluppa un occhio clinico intelligente su una casistica di 60 milioni di pazienti».

Il nome Armadillo Scan, sotto la scorza di animaletto tecnologico, nasconde un piccolo segreto. Dentro c’è anche un pezzettino di Armando, il nonno che non c’è più. «Tortona, la città dove risiedo con la mia famiglia, è in piena emergenza. Armando ha contratto il virus, è finito in terapia intensiva e purtroppo non ce l’ha fatta. Ho passato notti terribili, con mia moglie e mio figlio di quattro anni in lacrime, e l’altro di 4 mesi sotto antibiotici per la febbre e la tosse. È un periodo terribile, di enorme angoscia. Ci sono degli amici che in una settimana hanno perso nonni e padre. Allora ho pensato di dover mettere a disposizione le nostre conoscenze, risorse e tecnologie. Abbiamo trascorso con i ragazzi del mio staff notti insonni, a studiare, ad approfondire le nostre nozioni sul coronavirus, e alla fine è venuta fuori l’idea di mettere in campo l’intelligenza artificiale. Una piattaforma alla quale potrà far riferimento qualunque azienda sanitaria, e in maniera del tutto gratuita. Siamo degli informatici. Questo è il nostro contributo per provare a sconfiggere il coronavirus». Il risultato è un valido supporto ai medici sul fronte dello pre-screening. «L’intelligenza artificiale non vuole certamente sostituirsi alla competenza del medico – precisa Simone Dore – al quale spetta sempre l’ultima valutazione, ma proviamo a pensare a quei presìdi sanitari sprovvisti di reagenti e di tamponi, dove gli specialisti non possono far affidamento su un riscontro oggettivo in tempi rapidi. Una conferma diagnostica da parte del nostro software, che dà anche una previsione sull’evoluzione della patologia, può rivelarsi utile nel decidere come trattare il paziente». Altra considerazione importante: «Provate a pensare se un focolaio di coronavirus dovesse svilupparsi in maniera capillare nei paesi del terzo mondo, dove davvero non ci sarebbero le risorse per dotarsi di test per lo screening. Per fortuna, invece, ogni ospedale, anche nel luogo più sperduto del pianeta, è dotato di una tac ad alta risoluzione, ed è in grado di spedire un’immagine in remoto. In casi come questo, il supporto di Armadillo Scan potrebbe salvare molte vite».



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