Contagi zero il 29 aprile l’isola vede il traguardo
di Silvia Sanna
Lo studio dell’Osservatorio della Salute. Al via indagine epidemiologica
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SASSARI. C’è una data e sembra a un passo: è il 29 aprile, mercoledì. Secondo gli esperti dell’Osservatorio nazionale sulla salute, quel giorno la Sardegna raggiungerà il contagio zero, cioé potrà festeggiare la fine dell’emergenza Covid-19. Un’indicazione confortante da cui prendere spunto in vista della fase 2, con la riapertura delle prime attività e il graduale ritorno alla vita nell’isola. L’Osservatorio, coordinato da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all’Università Cattolica di Roma, prevede tempistiche differenti nelle Regioni e nella ideale classifica dello stop al lockdown la Sardegna è preceduta soltanto dalla Basilicata e dall’Umbria, con i contagi zero previsti il 21 aprile, e il Molise cinque giorni dopo. Poi la Sardegna e nelle 24 ore successive la Sicilia. Le ultime regioni italiane a liberarsi del virus saranno la Lombardia, in assoluto la più colpita, e le Marche: le date previste sono il 28 giugno e il 27 giugno. Mentre l’emergenza finirà prima in Veneto (21 maggio) ed Emilia (29 maggio). Le proiezioni dell’Osservatorio sono confermate dalla Fondazione Gimbe che ha monitorato l’evoluzione del contagio nel territorio italiano: con un incremento dei casi totali di Covid-19 inferiore al 10% e con un numero di casi per 100mila abitanti ben al di sotto della soglia 100 la Sardegna è tra le regioni in pole position per la ripartenza. Con i suoi 1215 casi (dato aggiornato al 19 aprile)l’isola si posiziona nel quadrante verde del grafico che «classifica» le varie regioni sulla base dei due parametri presi a modello: si tratta della rappresentazione dell'area «fredda», con bassa prevalenza e basso incremento percentuale.
Meno 9 giorni. L’Osservatorio, spiega il direttore scientifico Alessandro Solipaca, «ha effettuato un'analisi, regione per regione, con l'obiettivo di individuare la data a partire dalla quale è verosimile attendersi l'azzeramento dei nuovi contagi e si basa sui dati messi a disposizione dalla Protezione Civile fino 17 aprile». Una data importante per la Sardegna: sulla base del conteggio ufficiale dell’Unità di crisi a quel giorno risale l’ultimo decesso da coronavirus – una donna sassarese di 93 anni – con il bilancio fermo a 86 vittime. Venerdì 17 il numero totale di contagiati era 1178, nei 3 giorni successivi cresciuto sino a 1228. Le proiezioni dell’Osservatorio tengono conto dei provvedimenti di lockdown introdotti dai decreti governativi: per questo motivo se ci fossero aperture anticipate – con riavvio delle attività e libera circolazione delle persone – il calendario ipotizzato rischierebbe di saltare. Gli esperti predicano prudenza: sottolineano che l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza, dunque il passaggio alla fase 2 dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione. Il rischio è «riportare indietro le lancette della pandemia», cancellare tutti gli sforzi e sacrifici fatti sinora e riprecipitare nell’emergenza. Meglio andarci cauti, insomma.
La Regione non ha fretta. Gli studi sono stati commentati dal governatore Christian Solinas durante il quotidiano punto stampa. C’è ottimismo ma nessuna voglia di bruciare le tappe. Solinas, che qualche giorno fa aveva detto «la Sardegna potrebbe essere la prima regione Covid-free in Italia», ha ribadito che i dati confortanti, con il numero di guariti che ieri ha superato quello dei nuovi contagiati «non sono frutto del caso ma il risultato delle misure dure e necessarie messe in campo». In ogni caso serve prudenza: «Lo stesso direttore dell'Osservatorio dice che sarebbe un errore anticipare le riaperture, cancellando i sacrifici fatti. Occorre uno studio attento e mirato che ci consenta di ripartire evitando contagi di ritorno. Più che il presente serve garantire un futuro certo».
L’indagine epidemiologica. E lo studio annunciato da Solinas prenderà il via questa settimana: una grande indagine epidemiologica per comprendere al meglio il grado di diffusione del virus e verificare la possibilità di un'apertura sempre maggiore e progressiva delle attività. L'indagine sarà predisposta dal comitato di scienziati secondo «criteri scientifici e statistici certi e necessari per avere un dato attendibile». Questo, ha precisato, «non significa che somministreremo 1,6 milioni di tamponi a tutti sardi ma che faremo una campionatura». L’obiettivo è scovare gli asintomatici, per questo lo studio, inizierà dai comuni immuni: 253 paesi dove il virus non ha attecchito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Meno 9 giorni. L’Osservatorio, spiega il direttore scientifico Alessandro Solipaca, «ha effettuato un'analisi, regione per regione, con l'obiettivo di individuare la data a partire dalla quale è verosimile attendersi l'azzeramento dei nuovi contagi e si basa sui dati messi a disposizione dalla Protezione Civile fino 17 aprile». Una data importante per la Sardegna: sulla base del conteggio ufficiale dell’Unità di crisi a quel giorno risale l’ultimo decesso da coronavirus – una donna sassarese di 93 anni – con il bilancio fermo a 86 vittime. Venerdì 17 il numero totale di contagiati era 1178, nei 3 giorni successivi cresciuto sino a 1228. Le proiezioni dell’Osservatorio tengono conto dei provvedimenti di lockdown introdotti dai decreti governativi: per questo motivo se ci fossero aperture anticipate – con riavvio delle attività e libera circolazione delle persone – il calendario ipotizzato rischierebbe di saltare. Gli esperti predicano prudenza: sottolineano che l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza, dunque il passaggio alla fase 2 dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione. Il rischio è «riportare indietro le lancette della pandemia», cancellare tutti gli sforzi e sacrifici fatti sinora e riprecipitare nell’emergenza. Meglio andarci cauti, insomma.
La Regione non ha fretta. Gli studi sono stati commentati dal governatore Christian Solinas durante il quotidiano punto stampa. C’è ottimismo ma nessuna voglia di bruciare le tappe. Solinas, che qualche giorno fa aveva detto «la Sardegna potrebbe essere la prima regione Covid-free in Italia», ha ribadito che i dati confortanti, con il numero di guariti che ieri ha superato quello dei nuovi contagiati «non sono frutto del caso ma il risultato delle misure dure e necessarie messe in campo». In ogni caso serve prudenza: «Lo stesso direttore dell'Osservatorio dice che sarebbe un errore anticipare le riaperture, cancellando i sacrifici fatti. Occorre uno studio attento e mirato che ci consenta di ripartire evitando contagi di ritorno. Più che il presente serve garantire un futuro certo».
L’indagine epidemiologica. E lo studio annunciato da Solinas prenderà il via questa settimana: una grande indagine epidemiologica per comprendere al meglio il grado di diffusione del virus e verificare la possibilità di un'apertura sempre maggiore e progressiva delle attività. L'indagine sarà predisposta dal comitato di scienziati secondo «criteri scientifici e statistici certi e necessari per avere un dato attendibile». Questo, ha precisato, «non significa che somministreremo 1,6 milioni di tamponi a tutti sardi ma che faremo una campionatura». L’obiettivo è scovare gli asintomatici, per questo lo studio, inizierà dai comuni immuni: 253 paesi dove il virus non ha attecchito.
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