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Ance: «Troppe incognite prima della ripartenza»

Ance: «Troppe incognite prima della ripartenza»

Gli edili saranno tra i primi a ritornare al lavoro ma lamentano l’assenza di indicazioni precise

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SASSARI. Sono tra i primi nell’elenco delle riaperture ma la reazione non è stata quella che si sarebbe atteso un non addetto ai lavori. Il settore edile non ha nessuna intenzione di stappare la bottiglia buona, soprattutto dopo due mesi vissuti sul filo del rasoio, tra promesse non mantenute e programmazioni all’acqua di rose. Pierpaolo Tilocca, presidente della sezione sarda dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) mette in file le criticità di un settore che rischia di accendere un motore senza benzina: «Mancano le indicazioni necessarie. I cantieri sono molto diversi tra loro, in quelli piccoli garantire il distanziamento non sarà facile, come lavorare con maschere e tute durante l’estate. Siamo stati tra i primi a mettere la salute davanti a tutto ma in due mesi di stop non abbiamo ottenuto nemmeno le mascherine che ci erano state garantite dallo Stato. Poi c’è stata la follia degli eventuali casi di Covid classificati come infortuni sul lavoro, mentre lo Stato ci indicava come settore fondamentale e contemporaneamente ci prendeva in giro posticipando i pagamenti di pochi giorni e varando il “Decreto Liquidità” che sospendeva i pagamenti alle aziende che fatturano meno di due milioni, come se il settore fosse formato da sole imprese artigiane, o tra quelle che aveano registrato un calo tra il 30 e il 50 per cento del fatturato, sapendo benissimo che i pagamenti avvengono alla consegna dei lavori e che ci sono impresari che non fatturano anche per un anno intero». Se il rapporto con lo Stato si potesse sintetizzare con un voto in pagella, Tilocca sarebbe indeciso tra il tre e mezzo e il quattro meno meno. Se poi si aggiungono i 49 miliardi di euro dei fondi europei di sviluppo non spesi, e per 21 miliardi nemmeno previsti, l’indice di gradimento sprofonda: «Tre miliardi sarebbero dovuti arrivare in Sardegna – aggiunge Tilocca –. Sarebbero bastati per darci un minimo di slancio e invece sono bloccati». Poi c’è l’eccesso di burocrazia che strozza gli appalti, i miliardi debiti non pagati dalle pubbliche amministrazioni e le casse da ristorare con nuovi crediti bancari». In Sardegna le cose non vanno molto meglio: «Il caso per eccellenza è la Sassari–Alghero. È possibile che non si possa completare perché cozza con uno strumento che andava bene, il Ppr, ma che doveva camminare di pari passo con la legge Urbanistica». Tra le stazioni appaltanti Tilocca salva solo Abbanoa: «Sono gli unici che riescono a muoversi rapidamente, e che danno lavoro alle imprese sarde». I tempi dell’Anas, che invece avrebbe il portafoglio più capiente, non danno garanzie. «Difficile che aprano un cantiere in pochi mesi». In un quadro desolante c’è anche una buone notizia: «Devo dire – conclude Tilocca – che la Ragione è stata molto sensibile ai nostri problemi, soprattutto quando ha imposto agli enti locali di saldare i debiti con le imprese edili». (c.z.)

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