Truffa a 1400 fan di Vasco, due assaresi denunciati: un medico di 38 anni e un imprenditore di 37

Medico di 38 anni e imprenditore di 37 accusati anche di associazione a delinquere. I due guidavano un gruppo che aveva venduto biglietti taroccati per il concerto

SASSARI. É stata ideata e gestita da due sassaresi la truffa ai danni di oltre 1400 fan di Vasco Rossi che una volta arrivati in biglietteria avevano scoperto di essere stati raggirati. Un affare da oltre 500mila euro finiti nelle tasche di un sodalizio guidato da due insospettabili: un medico di 38 anni, e un imprenditore, di 37, molto attivo nel settore dell’artigianato. Sono accusati di associazione per delinquere, sostituzione di persona, turbativa della libertà dell’industria e del commercio, contraffazione del marchio, indebito utilizzo di carte di credito e truffa continuata.

I due, insospettabili e molto conosciuti (con solide basi finanziarie), sono stati scoperti a conclusione di una delicata indagine promossa dalla procura della Repubblica di Bologna e portata avanti dagli agenti della polizia postale e delle comunicazioni di Bologna che ha potuto contare sulla preziosa collaborazione dei colleghi della sezione di Sassari. L’inchiesta era partita in occasione del tour “Non stop live 2018”: Vasco Rossi era tornato negli stadi italiani con 10 tappe dopo il concerto “Modena Park” del 2017. Un bagno di folla per un totale di 455mila spettatori. Molti fan, però, dopo avere atteso a lungo l’appuntamento con il Blasco, avevano dovuto fare i conti con una bruttissima sorpresa. I ticket acquistati e pagati - secondo la loro convinzione - su siti ufficiali gestiti dalla Best Union Company SpA (la società bolognese titolare del sito internet vivaticket.it) non sono risultati validi. La scoperta il giorno del concerto: avendo ricevuto tramite corriere il “Qrcode” da presentare per il ritiro, hanno capito che ai varchi non c’era alcuna biglietteria e che quel codice che avevano in mano non era valido. Inutili le proteste. La Best Union Company - unica società autorizzata a vendere i biglietti per i concerti di Vasco Rossi - è stata sommersa di segnalazioni di protesta da parte di utenti truffati. Sono fioccate le denunce alla polizia postale. É cominciata una delicata indagine tecnica nel corso della quale sono stati individuati otto siti “cloni”, creati appositamente (con lo stesso marchio grafico di quello ufficiale) pubblicizzando il simbolo registrato “Vivaticket”.


É stato accertato che i proventi per la frode dei falsi accessi ai concerti del tour “Non stop live 2018” sia stata superiore ai 500mila euro. L’attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Bologna Luca Alfredo Davide Venturi ha consentito di accertare che i siti internet, le sim telefoniche e i conti correnti utilizzati per canalizzare il denaro erano intestati a dei prestanome. Un 61enne di Albinasego e un 43enne moldavo, residente a Fontaniva (PD), titolare di una società milanese di carpenteria.

Sono stati oscurati i siti e disposte una serie di perquisizioni nei confronti dei due prestanome. Nel corso delle verifiche è stato individuato un terzo indagato: un uomo di 40 anni di Sandrigo (VI). É questo l’anello di collegamento con i reali ideatori, organizzatori e principali beneficiari della truffa. Cioè il medico e l’imprenditore sassaresi.

Dall’esame dei telefonini dei tre indagati è risultato che le utenze agganciavano celle in Sardegna. I due sassaresi avevano curato ogni dettaglio e per preservare l’anonimato, dopo vari trasferimenti di denaro da un conto corrente all’altro, riciclavano i proventi in cripto valuta Bitcoin.

Alla fine gli investigatori della polizia postale sono arrivati al medico e all’imprenditore sassaresi. Con l’aiuto dei colleghi di Sassari, sono state eseguite diverse perquisizioni con il sequestro di un tablet e alcune sim card, due delle quali particolarmente importanti per le indagini. Le due schede, infatti, sono le stesse che hanno “sollecitato”, negli stessi momenti, le medesime celle del territorio nazionale a cui si connettevano le sim dati utilizzate per le frodi. Una conferma della piena disponibilità e delle loro responsabilità come ideatori del progetto criminale.

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