Impicca un cane nel parco denunciato un oristanese

Roma, 65enne uccide l’animale di un’amica: «Era feroce, ha morso la padrona» Un agente penitenziario ha cercato di fermarlo. L’Oipa si costituisce parte civile

ROMA. Ai poliziotti che lo hanno rintracciato ha spiegato che quel cane era diventato “ingestibile” e che il giorno prima aveva morso la padrona, una sua amica. Per questo motivo ha deciso di impiccarlo nella riserva naturale dell’Aniene, alla periferia di Roma, e a niente è servito il tentativo di intervento di una guardia penitenziaria. si tratta di un uomo di 65 anni originario della provincia di Oristano ma residente nella Capitale, che avrebbe anche brandito contro l’agente una sega, della quale non si sa bene che uso intendesse fare: c’è chi ipotizza che volesse tagliare il corpo dell’animale per seppellirlo più facilmente.

C’è una inquietante mistura di violenza e ignoranza nell’episodio accaduto qualche giorno fa nella zona di Casal de’ Pazzi. Una violenza perpetrata contro un soggetto indifeso, uomo a animale che sia, fa ancora più impressione. E paura, perché è difficile pensare che l’autore di un crimine del genere nel resto dei suoi comportamenti sia irreprensibile. Dispiace che ancora la Sardegna salga alla ribalta per la violenza sugli animali, fenomeno per la quale è spesso stata posta sul triste podio.

È successo venerdì sera: una guardia penitenziaria, dopo avere appena smontato dal turno nel vicino carcere di Rebibbia, stava passeggiando con il suo cane quando si è trovato di fronte una scena orribile: un uomo teneva una corda con la quale stava sollevando un cane appeso per il collo. Si è messo a correre urlandogli di fermarsi e mostrandogli il tesserino, qualificandosi come pubblico ufficiale. Ma non c’era più nulla da fare per il povero animale: issato a sei metri di altezza, penzolava ormai senza vita. L’oristanese ha spiegato che il cane era diventato feroce e ingestibile, quindi si è diretto verso un’auto dove ad attenderlo c’erano due donne ucraine, che hanno cercato di impedire all’agente di prendere il numero di targa.

La scientifica ha sequestrato sul posto un piccone e una corda e la polizia è risalita all’abitazione di una donna a Tivoli, che ha dichiarato di aver prestato l’auto a un amico. Lasciano senza parole le giustificazioni addotte dall’autore per spiegare la brutale uccisione: ha riferito che il cane, adottato 8 anni prima da una delle donne, ormai era diventato ingestibile, arrivando a mordere la mano della padrona (una delle ucraine con cui si era allontanato in auto). L’oristanese è stato denunciato per uccisione di animali, resistenza e minacce a pubblico ufficiale. Le due donne per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e favoreggiamento.

L’organizzazione Oipa Italia annuncia che depositerà una denuncia penale e si costituirà parte civile nel processo. Rita Corboli, delegata romana dell’Oipa, ricorda che quel reato è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni. «Pene troppo lievi, lo ripetiamo da tempo – dichiara il presidente Massimo Comparotto – Auspichiamo un inasprimento per le pene per il maltrattamento e l’uccisione di animali, anzitutto per l’esigenza di una loro piena tutela, ma anche perché studi scientifici attestano la correlazione tra la crudeltà sugli animali e la più generale pericolosità sociale di chi la commette». E riguardo all’episodio parla di «una sofferenza inaudita subita da un essere senziente che non si può accettare e che chiede giustizia».

Inutile ricordare che l’aggressività di un animale è frutto della violenza subita, dello stress e di un’errata educazione. Esistono centri in cui un animale caratterialmente difficile può essere recuperato. Ma chi lo considera un oggetto come può considerare una soluzione del genere?

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