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Mattarella su Cossiga: ha difeso le istituzioni

Il Capo dello Stato a Sassari per la commemorazione a 10 anni dalla morte L’omaggio all’ateneo: «Unico in Italia a vantare due inquilini del Quirinale»


25 settembre 2020 di Alessandro Pirina


SASSARI. Parlare di omaggio è riduttivo. Quello di Sergio Mattarella a Francesco Cossiga è stato molto di più. Il capo dello Stato non si è limitato a ricordare il lungo cursus honorum del suo predecessore, le tappe principali di una vita da protagonista al vertice della Repubblica. Nel suo discorso nell’aula magna dell’università di Sassari Mattarella ha fatto una lectio magistralis sui valori che hanno caratterizzato l’azione politica di Cossiga: antifascismo, laicità dello Stato, difesa del Parlamento e della Costituzione. Un identikit da padre della Patria, anche se ha ricordato Mattarella, Cossiga «nel suo discorso di insediamento come capo dello Stato, volle notare di essere il primo presidente a non appartenere alla generazione di coloro che meritatamente si possono definire padri della Patria, cioè a quegli uomini che hanno lottato per la libertà, per l’indipendenza e per la democrazia».

L’omaggio all’università. Mattarella ha parlato davanti a una platea di poche decine di persone, sedute nel pieno rispetto delle regole anti Covid. C’erano tutte le più alte cariche istituzionali, dal sindaco Nanni Campus al governatore Christian Solinas, dai sottosegretari Giulio Calvisi e Alessandra Todde alla prefetta Maria Luisa D’Alessandro, che ha accolto il presidente all’aeroporto di Alghero. E poi gli ex ministri Arturo Parisi e Beppe Pisanu. Oltre ovviamente al padrone di casa, il rettore Massimo Carpinelli. Ed è proprio dall’università che Mattarella ha voluto iniziare la commemorazione di Cossiga, in occasione del decennale della sua morte. «Ricordarlo nell’università che lo vide studente e poi brillantissimo e apprezzato docente è un omaggio alle sue radici, umane e intellettuali – ha detto –. È il solo ateneo ad avere nel proprio corpo docente due presidenti della Repubblica, oltre a tre presidenti della Corte costituzionale e un premio Nobel».

Antifascismo e laicità. Nel suo intervento il capo dello Stato ha ripercorso la vita di Cossiga, partendo proprio dalle sue radici sassaresi. «Il legame con Sassari e la Sardegna è sempre stato forte e profondo, andando ben oltre la pur rilevante dimensione familiare e affettiva. La famiglia è stata per lui la palestra nella quale si è allenato al pluralismo, al confronto, alla laicità delle scelte e dove – ha detto Mattarella ricordando le parole dello stesso Cossiga – l’antifascismo era un fatto discriminante non solo dal punto di visto politico ma morale». È poi ritornato di nuovo sul Cossiga «rimasto sempre fedele al principio di laicità dello Stato. Nel suo dichiararsi cattolico liberale c’era un ossequio, un rispetto per la casa comune e per la sovranità delle istituzioni della Repubblica, che non concedeva spazio a tentazioni confessionali o integralismi di sorta».

Uomo di Stato. Dalla rivoluzione dei giovani turchi a Sassari all’arrivo a Roma, dalla nomina a sottosegretario al dialogo con il Pci per il governo di solidarietà nazionale. Tappa per tappa, Mattarella ha ricostruito il Cossiga uomo di Stato. «Assolse al suo mandato al Viminale in un clima di violenza – ha ricordato il presidente –. La minaccia brigatista puntava a condizionare, a impedire, il regolare svolgimento dei processi ai terroristi. L’aggressione colpiva magistrati, forze dell’ordine, giovani, giornalisti, dirigenti. Cossiga difese le istituzioni democratiche con il consenso del Parlamento, nel rispetto dello Stato di diritto e cercando di preservare, come bene indispensabile, l’unità delle forze democratiche nella lotta al terrore e all’eversione». Arrivò il 16 marzo 1978. «Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, con la strage degli uomini di scorta, fu un colpo tremendo e uno spartiacque nella sua vita. Come fu uno spartiacque nella storia della Repubblica. Cossiga si adoperò per la liberazione di Moro, suo amico e punto di riferimento politico, ma gli sforzi non giunsero al risultato sperato e la sofferenza fu acuita da quel susseguirsi di lettere di cui ebbe a riconoscere tratti di autenticità».

Cossiga presidente. Sette anni dopo l’arrivo al Quirinale, primo presidente eletto al primo scrutinio. Un capo dello Stato insolito, in particolare negli ultimi anni di mandato caratterizzati da quelle esternazioni che ieri Mattarella ha trasformato in «rilievi vivaci alle forze politiche». Il presidente ha ricordato come Cossiga cambiò il potere del Quirinale tra messaggi alle Camere e rinvii delle leggi. Mattarella ha concluso il suo intervento, citando il uo discorso di insediamento, datato 1985, in cui «aveva assunto la gente comune come punto di riferimento per saldare passato e futuro, auspicando una nuova solidarietà per valori non solo personali ma soprattutto comunitari. Per avere speranza civile, disse, c’è bisogno di una giustizia sociale che non sia calata dall’alto ma condivisa e prodotta dai cittadini. Aggiungendo – ha concluso Mattarella – che lo sviluppo non si traduce in speranza civile se non si unisce alla capacità di risolvere i due grandi problemi della nostra vita nazionale: la disoccupazione e l’arretratezza delle aree meridionali».



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