Covid, sos ricoveri: fatti non promesse - IL COMMENTO

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Giovedì tredici ricoveri in malattie infettive dal Pronto soccorso, tutti pazienti sintomatici: come si fa a immaginare che con altri 20 o 30 posti si possa davvero fare fronte all’emergenza? Considerato anche che le nuove disponibilità - ormai annunciate più volte - non verranno garantite immediatamente ma avranno scadenze che mal si conciliano con la realtà drammatica dei fatti che pretende risposte immediate e aderenti alla realtà.

È triste ripartire da qui. Va bene l’inchiesta giudiziaria che - come ha scritto il procuratore capo della Repubblica Gianni Caria “costituisce allo stato solo una parte di una più vasta attività di indagine sulla medesima materia”, perchè è giusto sapere che quei morti avranno giustizia. Quelle tragedie sono state archiviate troppo in fretta, e in mezzo a un pezzo di estate di follìa ci sono state decisioni che hanno fatto pensare al liberi tutti. Azioni che sono state propagandate come ponderate e studiate chissà da chi, e invece oggi trasmettono un conto pesantissimo. Sono passati sette mesi da quel drammatico marzo nel quale anche a Sassari si sono registrati i primi morti per Covid in ospedale. Caduti sul fronte di una guerra che neanche sapevano di dover combattere. Quasi tutti soli, senza neppure l’affetto dei familiari. Decine di morti solo a Sassari, poi tutti gli altri nel territorio. Molti portati al cimitero senza funerale, senza una carezza alla bara.


Sono scene che non si possono dimenticare e almeno per questo c’era da attendersi che in sette mesi le conseguenze di quello tsunami avessero insegnato qualcosa. Abbiamo immaginato, tutti, che il gran lavoro sotterraneo, silenzioso, fosse stato quello di prepararsi alla seconda ondata. Per farsi trovare pronti, perché ci hanno riempito la testa con il fatto che ora ne sappiamo molto di più, che sappiamo come curare la malattia. Oggi siamo al 17 ottobre 2020, e scopriamo che a Sassari rischiamo di trovarci nella stessa situazione del mese di marzo. La domanda è: perché? Non ci serve una risposta qualsiasi, una di quelle promesse politiche per tutte le stagioni. Serve la verità. Oggi raccontiamo che il commissario straordinario facente funzione dell’Aou Antonio Spano ha scritto all’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu per lanciare l’allarme. È una lettera che non lascia spazio a interpretazioni, e dimostra l’esatto contrario di quello che si è detto fino all’altro giorno. E cioè che era tutto a posto, che tutti dovevamo stare tranquilli.

Invece no, non siamo pronti. Se non aprono subito le strutture con i nuovi posti letto l’Aou non sarà in grado di garantire la continuità assistenziale. Non ci sono più posti liberi in ospedale, c’è una enorme difficoltà a gestire gli accessi Covid. Mancano anestesisti e infermieri che vengono spostati da un reparto all’altro per cercare di tappare le falle che si aprono. E si torna a parlare di servizi (per le aree Covid) allestiti in strutture che sono precarie.

Non era questo che si doveva fare. La pandemia è servita in una certa fase forse solo a favorire regolamenti di conti in ambienti della sanità, a mettere uno contro l’altro, a cercare di profittare delle debolezze di uno per fare salire le quotazioni dell’altro. Tutte cose che hanno tolto tempo alla necessità di pensare in grande per organizzare davvero una a difesa e dare una risposta determinante all’arrivo della seconda ondata.

La salute pubblica è in grave difficoltà - non solo a Sassari, ma la città guida del territorio doveva dare l’esempio, anche denunciando chi non ha fatto sino in fondo il proprio dovere - e se solo si guarda alle agende chiuse, alle visite fissate dopo un anno, ai tanti malati che non riescono a ottenere un appuntamento, un intervento o un controllo, beh allora si realizza che il sistema di prevenzione è saltato. Che non ci sono solo le vittime del Covid, ma anche chi muore perchè ha perso il diritto a essere curato.

Le indagini sulle vittime di marzo oggi accendono un faro e illuminano una situazione di forte precarietà. C’è da correre ai ripari, recuperare in fretta e con le idee chiare. Non bastano le lettere, non servono altre promesse e neppure app che non funzionano. Dopo sette mesi c’è bisogno di risposte serie e concrete. Perchè la barca balla paurosamente sotto la spinta della seconda ondata.


 

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