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Le province resuscitate 3 sardi su 4 le bocciano

Le province resuscitate 3 sardi su 4 le bocciano

Sondaggio Swg: il 71% contrario alla moltiplicazione degli enti intermedi

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SASSARI. Nessuno le vuole, tutti o quasi le vorrebbero affossare e invece ritornano. Estinte solo sulla carta, in realtà non solo sono immortali ma persino capaci di moltiplicarsi. E ogni volta, prima ad abbatterle e poi a resuscitarle, è sempre la politica. Che sbandiera fini nobilissimi: le province sono l’anello di collegamento tra la Regione e i Comuni e sono un importante riferimento per i cittadini nei territori. Con sé portano dietro anche un discreto numero di poltrone e incarichi ma questo appare secondario. Ecco perché il cordone ombelicale non si taglia mai del tutto. Neppure se referendum prima e sondaggi dopo dicono che in fondo l’amore tra le province e i semplici cittadini non è mai scoppiato. Sono 3 su 4 i sardi che non le vogliono e considerano sbagliata l’ultima riforma, in dirittura d’arrivo, che le riporta in vita. È l’esito impietoso di una indagine realizzata da Swg tra il 26 agosto e il 4 settembre e commissionata dalle Acli della Sardegna.

Riforma bocciata. Qualche giorno fa è arrivato il via libera fondamentale in commissione Autonomia, con l’approvazione del testo che disegna la nuova geografia degli enti locali: 6 province e 2 città metropolitane. Le new entry tra le prima saranno la Gallura, il Medio Campidano, il Sulcis e l’Ogliastra, via gli enti intermedi di Sassari che diventerà città metropolitana come quella di Cagliari che amplierà i suoi confini sino a inglobare complessivamente 72 comuni. Tutto bene allora? No, secondo la stragrande maggioranza dei cittadini contattati che hanno detto la loro nel sondaggio. Il risultato è netto: secondo l’indagine condotta su 1000 persone, il 71% del campione intervistato non approva la riforma, mentre solo il 16% si dice d’accordo, con solo il 2% tra questi che ha dichiarato di essere molto d’accordo con la proposta. Tre su 4 residenti nelle attuali quattro province e nell’unica città metropolitana appaiono allineati nel dirsi in disaccordo con la decisione del Consiglio Regionale. E dal campione viene fuori come l’uniformità di opinioni sia trasversale sul piano della collocazione politica degli intervistati.

Destra e sinistra. L’81% degli elettori di centrosinistra si dice in disaccordo con la riforma, così come il 68% degli elettori di centrodestra; stesso discorso per gli elettori di centro e non collocati politicamente, il 66% dei quali non approva la proposta. Nella distribuzione territoriale del campione, la percentuale più alta dei contrari si trova a Cagliari: il 77%. Seguono il 72% di Oristano, il 71% del Sud Sardegna, il 69% di Nuoro e infine il 66% dei cittadini dell’attuale provincia di Sassari. Per quanto riguarda il ceto sociale, il 78% di contrari si dichiara di ceto medio alto, il 69% medio basso e 54% appartiene al ceto popolare.

L’analisi. «Si tratta di un dato su cui riflettere con attenzione – dice il presidente delle Acli della Sardegna Franco Marras – e da non sottovalutare. Da una parte il dato ci dice che le istituzioni, soprattutto quelle territoriali, devono avere una vera utilità che ad oggi non appare minimamente percepita dalla popolazione, dall’altra occorre fare attenzione all’uso dei referendum e a quelli che possono essere percepiti come tentativi di aggiramento della volontà popolare. La scelta del Consiglio Regionale, pur animata dalla volontà di dare rappresentanza ai territori non pare infatti – come viene fuori dal sondaggio – incontrare l’apprezzamento da parte dei cittadini». Che di tutti questi enti non sembrano sentire l’esigenza. (si.sa.)



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