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Lo psicologo: bimbi fragili ma si può convivere col virus

di Claudio Zoccheddu
Lo psicologo: bimbi fragili ma si può convivere col virus

Luca Pisano punta su un nuovo modello di scuola e sulla necessità di fare sport «Loro si adattano, i problemi arrivano quando il Covid incontra famiglie deboli»

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SASSARI. Nella prime fasi dell’emergenza sono stati dimenticati a casa dalle istituzioni. Ora le loro vite sono scandite da norme ferree e limitazioni di ogni tipo. I bambini, soprattutto quelli più piccoli, sono forse i più colpiti dalle nuove regole di convivenza con il Sars-Cov-2 e crescono in un mondo diverso da quello in cui si erano affacciati appena qualche tempo fa. E lo stupore infantile e adolescenziale si associa allo smarrimento di tanti genitori, spiazzati da una realtà difficile da immaginare. Luca Pisano, psicologo e psicoterapeuta, solleva i genitori dai dubbi relativi, ad esempio, alla scuola. Ma contemporaneamente sposta la loro attenzione su un altro problema: «Viviamo in un sistema in cui l’economia ha un peso specifico maggiore rispetto all’istruzione. La dimostrazione è in tutte le scuole d’Italia e nei sistemi di trasporto. I bimbi a scuola sono assembrati, come lo sono gli adolescenti che in più utilizzano mezzi pubblici stracolmi. Per il momento non si è fatto nulla per risolvere questi problemi. Ma il vero guaio è che i genitori non si fanno sentire. Gli unici che protestano sono gli adolescenti, perché vedono come vanno le cose».

In un sistema organizzato in questo modo sono i più piccoli rischiare di più?

«No, perlomeno non per quanto riguarda il deficit di socializzazione. Vanno a scuola, interagiscono tra loro, fanno amicizia. Certo, baci e abbracci sono fuori discussione ma i bimbi che sono sostenuti dalle famiglie capiscono che si stratta di un momento passeggero e si adattano. I problemi arrivano quando il virus incontra situazioni di fragilità. In questi casi si può creare un trauma».

E gli adolescenti?

«Con loro le cose si complicano. Vanno a scuola in classi di 20, 25 persone. Si muovono su pullman affollati, sia nelle città sia verso i paesi. Poi si sentono dire che non possono andare in piazza perché rischiano di assembrarsi. Il controsenso è chiaro e loro lo vedono benissimo. Ma invece di venire responsabilizzati già nelle famiglie sono costretti a chiedersi se la salute mentale di noi adulti sia a posto».

E lo è?

«Per nulla. Sembra quasi che in questi mesi sia stata smarrita l’autoconsapevolezza, la capacità di ragionamento e la coscienza critica. È come se fossimo protagonisti di un’involuzione della specie».

Eppure sono i genitori i primi a dover dare una mano.

«Il problema è che spesso non ci riescono. Non mi sembra di aver sentito proteste o lamentale sul fatto che a scuola non sia cambiato nulla. Sembra che gli adulti abbiano perso la capacità di ragionare, sennò qualcuno si sarebbe accorto in classe ci sono assembramenti e che sarebbero necessari i doppi turni. Come nei trasporti, ci sono migliaia di bus turistici fermi in tutta Italia ma gli studenti viaggiano compressi negli stessi pullman che utilizzavano prima. Sono cose che non hanno logica, eppure accadono tutti i giorni».

Ora sono arrivate anche le limitazioni alle attività sportive.

«Tutto ciò che per i giovani è considerato piacevole viene sistematicamente ridimensionato. In questo caso sono gli adolescenti a rischiare di più. I bimbi più piccoli devono essere invogliati dai genitori a fare sport in sicurezza. Poi spetta agli allenatori, che per fortuna spesso sono competenti e motivati, a rendere divertente anche un allenamento che non prevede la partita o la sfida finale. I preadolescenti e gli adolescenti sono invece più competitivi e togliergli la partita equivale a togliere gran parte del divertimento. Molti quindi rinunceranno allo sport mettendo davanti cose molto meno sane, come ad esempio i videogiochi. Ma la soluzione non può essere quella di scaraventare una generazione nel mondo virtuale».

Cosa si dovrebbe fare per motivare anche i più giovani?

«Servono politiche mirate, investimenti economici pesanti sulla formazione dei ragazzi. Loro sono il nostro futuro e sembra quasi che tutti lo abbiano scordato. A partire da chi ci governa».



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