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il barman 

«Basta criminalizzare la movida qui si rispettano le regole»

di Dario Budroni
«Basta criminalizzare la movida qui si rispettano le regole»

OLBIA. Le strade si fanno sempre più vuote. Lo spettro di un mini lockdown, o comunque di misure che limiteranno spostamenti e accessi nei locali, è diventato realtà. Emilio Rocchino, barman e...

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OLBIA. Le strade si fanno sempre più vuote. Lo spettro di un mini lockdown, o comunque di misure che limiteranno spostamenti e accessi nei locali, è diventato realtà. Emilio Rocchino, barman e affermato produttore di liquori artigianali con base a Olbia, è uno dei tanti esercenti colpiti dal nuovo Dpcm di Conte. In ogni caso lui si era preparato: ha rivoluzionato l’offerta del suo shopping bar Spirits Boutique, nel centro storico, e ha anticipato l’orario di apertura. Ma queste nuove restrizioni potrebbero trasformarsi in una seconda mazzata dalla quale in troppi rischiano di non riprendersi. «Non bisogna criminalizzare la movida. Noi i controlli li subiamo e ci siamo attrezzati per rispettare le regole, mentre continuiamo a vedere per esempio i mezzi di trasporto strapieni – spiega Rocchino –. È tutto il contrario di tutto. E nuove restrizioni metteranno in ulteriore crisi il sistema. Anche perché dopo il lockdown molti di noi si sono indebitati con lo Stato. Inoltre la cassa integrazione per i dipendenti, in molti casi, non è neanche arrivata. Siamo solo a ottobre e molte attività potrebbero non farcela. Dal locale di eccellenza al piccolo bar di quartiere: stiamo parlando di famiglie che rischiano di non lavorare più».

Emilio Rocchino fa poi un esempio. «Quando è circolata la notizia di un probabile lockdown di 15 giorni in Sardegna la gente non è uscita di casa. Io in una giornata ho emesso un solo scontrino da 27 euro. Così un’attività non ce la fa a sostenersi – spiega –. Se lo Stato fosse in grado di pagarci almeno il 50 per cento dei guadagni di un anno fa potrei anche chiudere il locale per un periodo. Ma sappiamo che non è così, visto che ci sono dei soldi che non ci sono ancora arrivati». Rocchino è comunque uno abituato a rimboccarsi le maniche. Dopo le ultime restrizioni ha per esempio ripensato l’offerta del suo shopping bar. Non si apriva più alle 18 ma alle 17, puntando soprattutto sull’afternoon tea, come in Inghilterra ma con uno sguardo all’Italia. Ora che invece la chiusura è stata anticipata alle 18, anche lui dovrà ancora rivoluzionarsi e puntare magari sul pranzo. «Sono abituato a pensare positivo – dice Rocchino –. Col virus ci dobbiamo convivere e prima o poi passerà. Ma in qualche modo dobbiamo lavorare».

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