Ozieri, l’addio a Nino Petretto: con il figlio di 5 anni fu rapito da Mesina

Sequestrato il 17 marzo 1968 a Ozieri insieme al figlioletto che venne subito liberato. Rimase nelle mani dei banditi per 34 giorni: «Non ho dimenticato, come si fa?»

SASSARI. C’è chi dice che in fondo non ti senti mai del tutto libero, perchè essere stato “un sequestrato” è una condizione che non si dimentica, fa parte per sempre della tua vita. É stato così anche per Antonio “Nino” Petretto, ozierese, morto domenica all’età di 87 anni. Dignità e silenzio, due caratteristiche che si coniugano con il rispetto che è dovuto a chi ha subito una violenza terribile, quella di essere portato via da altri uomini insieme al figlio, che allora di anni ne aveva appena cinque.

Nel tempo le storie si aggiustano, ma quasi mai si cancellano. Nino Petretto era stato rapito dalla “banda di Mesina” - come si diceva allora - insieme ai figlio Marcellino. Un incidente di percorso, si raccontò. Perchè l’obiettivo dei sequestratori era solo il padre, tanto che Grazianeddu rilascia il bambino quasi subito e gli mette nelle mani una banconota da mille lire, un regalo “per le caramelle” fatto a un bambino che non poteva mai capire - se mai ci fosse un senso - il perchè di quel gesto. Marcellino tornò a casa e cominciò l’attesa terribile per la liberazione del padre. Nino Petretto aveva 35 anni nel marzo del 1968, il 17 è la data del sequestro e il 26 Graziano Mesina viene arrestato a un posto di blocco dalla polizia stradale alle porte di Orgosolo. Sta tornando in paese con altre due persone, e poco più tardi negli uffici della questura di Nuoro - dove viene accompagnato - lancia un appello via radio e Tv ai complici per la liberazione di Nino Petretto e anche dell’altro ostaggio in quel momento nelle mani dei banditi, Giovanni Campus, ozierese pure lui.



Non succede niente, non subito almeno. Perchè si crea una situazione strana: c’è chi fa finta persino di non riconoscere la voce di Grazianeddu in quella che viene diffusa in tutte le case. Ma Mesina rende una specie di confessione, si dichiara parte della banda che ha in mano gli ostaggi e in tasca gli trovano una lettera alla famiglia Campus e l’orologio di Nino Petretto. Il 35enne ozierese tornerà libero dopo 34 giorni di prigionia e il pagamento di un riscatto di 5milioni di lire, frutto di una trattativa serrata e difficile, a tratti drammatica tra i banditi e i familiari del sequestrato.

Quel rapimento resterà stampato per sempre nella storia dell’Anonima sequestri e non solo per il coinvolgimento di un bambino (poi ce ne saranno altri fino a Farouk). Una volta tornato libero, quella storia del padre e del figlio rapiti insieme, il gesto del bandito buono che rilascia di lì a poco il bambino e lo fa condurre verso casa, Mesina l’ha narrata più volte quando - ottenuta la grazia - si era messo a fare la guida turistica. Ma quella non era una fiaba, tutta storia vera, purtroppo. Nino e Marcellino Petretto, l’abbraccio il giorno del ritorno a casa del padre (prima di lui venne liberato Giovanni Campus) commosse l’Italia. A volte le storie si incrociano pur senza volerlo. Graziano Mesina è latitante ormai da quasi cinque mesi, in fuga. I carabinieri l’hanno cercato più volte anche nel nord Sardegna, da queste parti.

Nino Petretto è morto domenica a Ozieri, a quasi 53 anni dal rapimento, il funerale si è svolto nella chiesa di San Francesco. Era un uomo buono, aveva il ricordo sfumato di quel drammatico giorno del ’68, ma sempre presente: «Non ho dimenticato, come si fa a dimenticare...» aveva confidato tempo fa a un amico.

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