Dall’autoimpiego arriva la spinta per ripartire

Il turismo e l’ambiente offrono importanti chances La coordinatrice Piras: «Aiutiamo a rimettersi in gioco»

Un po’ come il vicino Sulcis-Iglesiente. Dopo le miniere e l’industria, il futuro tra San Gavino, Villacidro, Guspini, Pabillonis, Sardara, Gonnosfanadiga e Arbus, sette comuni per circa 55mila abitanti, è quasi in rima: ambiente, mare. E agroalimentare. Una nuova era lontano dai tunnel scavati nella roccia e dalle ciminiere. Il peso della crisi delle vecchie fabbriche si sente e si respira. Anche nel numero dei disoccupati e degli iscritti (22208) al centro dell’impiego di San Gavino. Ma è un territorio con delle eccellenze che fanno ben sperare per il futuro. Dalla grande distribuzione nel campo dei prodotti alimentari con fatturati a molti zeri. Sino all’edilizia (e alla innovativa bioedilizia con le "creazioni" della imprenditrice green Daniela Ducato) che ha Guspini come “capitale”

. Il centro per l'impiego di San Gavino cerca di giocare le sue carte al confine tra le luci della speranza e le ombre della disoccupazione. Il "posto" è ancora un problema: un obiettivo tutto da conquistare.

«I riflessi della crisi, – spiega la responsabile del Cpi, Marina Piras (nella foto) – sono ancora pesanti sul mondo del lavoro. Ma è un territorio che ha grandi realtà e potenzialità: ambiente con natura incontaminata, turismo esperienziale. E naturalmente agroalimentare». Quella è la direzione.

Ma la pandemia non ha certo aiutato ad accelerare l’uscita dal tunnel: il lavoro del Cpi ha cambiato forma (la distanza e internet sono la regola, ma quando serve c'è ancora il vecchio faccia a faccia), ma non sostanza. «Il nostro motto – spiega la responsabile – è “nessuno deve mai essere lasciato solo”. E il centro è predisposto all’ascolto sin dal primo contatto con l’utente che si rivolge a noi. Non solo moduli, ma anche attenzione: il nostro impegno è anche quello di aiutare le persone a scoprire le proprie potenzialità per mettersi o rimettersi in gioco». Boccate d’ossigeno che arrivano dai cantieri comunali, dal reddito di cittadinanza. Ma anche da un percorso di personale rilancio:

«È un accompagnamento personalizzato – continua la coordinatrice Marina Piras – a 360 gradi. Promuoviamo la formazione in un territorio che ha una media di dispersione scolastica molto alta e un numero di laureati abbastanza basso. Tra le esperienze che stanno dando buoni risultati citerei i tirocini: in diversi casi – spiega – hanno portato infatti alla firma di un contratto di lavoro anche a tempo indeterminato».

Sbocchi occupazionali soprattutto nei servizi. Ma la nuova miniera- una volta usciti dalla pandemia- potrebbe essere il turismo. E in questo senso il Centro per l’impiego può dare una grossa mano con l’aiuto all’autoimpresa: è il territorio, con le sue potenzialità, a suggerire iniziative e idee. E il Centro per l’impiego è lì- nella bella e storica sede del Dopolavoro della Ex Fonderia di San Gavino- a incoraggiare e dare supporto a chi ha deciso di ripartire. (st.am.)

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