Parla il fratello del cardinal Becciu: «In un gesto la vicinanza del Papa alle sofferenze di un accusato»

Dopo la scelta del Pontefice di celebrare messa nell’appartamento del porporato: «Non si è trattato di un perdono perché da innocente non deve farsi perdonare niente»

PATTADA. La parola fine alle polemiche, almeno da parte della famiglia Becciu, è giunta da un commento del fratello del cardinale. Mario Becciu, in un post su Facebook, non canta vittoria per la visita del Papa negli appartamenti privati del cardinale, ma invita tutti a «riflettere non emotivamente sul senso del gesto del Pontefice».

«Mi sento autorizzato - scrive Mario Becciu - a dare un contributo pur nel riserbo che in questa vicenda il cardinale e noi suoi familiari ci siamo imposti. Non si può parlare - dice - di riconciliazione (con Papa Francesco, ndc.) perché il loro rapporto non si è mai interrotto, bensì intensificato. Non si è trattato di perdono perché da innocente non deve farsi perdonare niente, anzi lo attende».

E in effetti non si può negare che il gesto del Pontefice di recarsi personalmente nella casa di don Angelino non sia un gesto di perdono, ma anzi un segno di affetto, un atto che ha un valore e una potenza emozionale, personale ma anche “politico” quasi senza pari nel passato. Il Re che va a casa del Principe per dimostrare la sua amicizia, è un gesto che dà il segno della grandezza umana di Francesco. Il Papa avrebbe potuto invitare don Angelino a casa sua, ma ha invece compiuto un atto ancora più forte, andando personalmente a celebrare messa nella casa dell’amico cardinale.

«Il Papa ha sentito il dovere morale di vivere insieme a don Angelino il momento di condivisione sacerdotale del Giovedì Santo - scrive infatti il fratello Mario - dando continuità a una prassi che avevano iniziato sin dal primo anno del suo pontificato». Segno quindi che tra i due non è cambiato niente, cosa sancito da un atto di amicizia che però, come ci tiene a sottolineare il fratello Mario, «è un gesto forte di vicinanza alle sofferenze di un accusato», gesto fatto «senza invadere in alcun modo lo spazio, i tempi e il giudizio dei magistrati».

Gesto simbolico e ricco di significati, quindi, quello compiuto da Papa Francesco che si è recato a celebrare la messa In Coena Domini nella cappella privata del cardinale Angelo Becciu, sancendo almeno informalmente una riabilitazione del prelato - costretto mesi fa alle dimissioni a fronte di una inchiesta a suo carico per presunte operazioni irregolari su fondi vaticani - davanti alla Chiesa Universale. Un gesto che soprattutto ha mostrato al mondo intero, almeno dal punto di vista mediatico, la riammissione del prelato tra le “grazie” del Sommo Pontefice e che è stato salutato con sollievo e gioia dalle persone che per mesi hanno seguito con apprensione le sorti del cardinale Becciu, a cominciare da quelle a lui più vicine.

Parole di affetto e sollievo non sono mancate da parte delle istituzioni del territorio di origine del prelato. Dai sindaci Angelo Sini di Pattada, paese di nascita del cardinale, che tra i primi già giovedì sera aveva avuto parole di soddisfazione per l’avvenimento della visita papale, e Marco Murgia di Ozieri, comune che è sede della diocesi di provenienza ma anche capofila di un territorio nel quale hanno sede delle attività, alcune delle quali curate da alcuni fratelli del cardinale Becciu (sebbene nell’ambito di quelle che, sotto l’egida Caritas, vengono gestite dai fondi ben tracciabili dell’8x1000), che erano state tacciate di “collusioni” negli “affari” del cardinale.Il Papa ha mostrato la sua vicinanza all’uomo - ed è stato un gesto potente e fortemente significativo - ma né il Pontefice né tantomeno il Cardinale hanno rilasciato dichiarazioni in merito, segnale evidente del massimo rispetto delle procedure giudiziarie, e delle indagini in corso.

Senza entrare nel merito delle inchieste in corso, anche il vescovo di Ozieri monsignor Corrado Melis ha rilasciato ieri una dichiarazione di «gioia e vicinanza a don Angelino, e di grande sollievo per il bellissimo gesto di Sua Santità che ha voluto con la sua visita rimarcare un’amicizia con il Cardinale Becciu e che non si è fatta condizionare dagli eventi avvenuti nei mesi scorsi». Le stesse parole dette dal vescovo di Ozieri sono state ribadite da monsignor Francesco Ledda, parroco pattadese della chiesa di San Nicola a Ozieri e amico di vecchia data del Cardinale, che si è detto «sollevato dal bellissimo gesto del Papa, che con esso ha dimostrato la sua purezza di cuore e la sua Santità, dando finalmente a don Angelino quell’abbraccio, da tutti atteso, che speriamo sancisca finalmente il termine di una vicenda che ha turbato i nostri animi. Ma eravamo e siamo sicuri - ha detto don Ledda - che anche grazie alla Santità del Pontefice questa vicenda avrà finalmente una soluzione che darà giustizia».
 

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