Top 1000, le più grandi aziende sarde: l’isola si affida ai numeri per studiare la ripartenza

Presentazione in diretta web per la quarta edizione dell’iniziativa della Nuova. Istituzioni e imprese hanno discusso su come si esce dalla crisi pandemica

SASSARI. Dal disastro delle pandemia possono nascere importanti opportunità di crescita. E i numeri possono aiutare a indirizzarla al meglio: sono quelli forniti dall’inserto Top 1000, l’analisi dei dati delle aziende sarde più forti per fatturato nel 2019, che La Nuova Sardegna pubblica sabato 17 aprile, frutto di una sinergia con la Camera di commercio nord Sardegna e l’università di Sassari. «È divenuto uno strumento importante – ha spiegato il direttore del quotidiano Antonio Di Rosa durante una diretta Facebook che ha visto riunito il gotha delle istituzioni e dell’imprenditoria isolana – un lavoro collettivo che proponiamo per il 4° anno, certi che rappresenti un elemento di grande interesse nonostante la gravità del momento». E avverte: «È il momento di lavorare insieme per risollevare le sorti di una Regione che purtroppo non è abituata a fare squadra».

«Top 1000 è uno strumento che per il decisore pubblico assume una veste strategica» conferma il governatore Christian Solinas sottolineando come «nell’economia sarda ai difetti strutturali endemici si sono aggiunte le complicazioni legate alla pandemia che hanno stressato diversi settori, ma anche fatto intravvedere opportunità legate alla ripresa». E ricorda che «nei prossimi anni potrebbero arrivare nel sistema Sardegna fondi per 15 miliardi, tanti se pensiamo che il nostro Pil è di 33 miliardi».


«Soldi che possono davvero cambiare la nostra esistenza – dice il sindaco di Sassari Nanni Campus – anzi siamo obbligati a farlo: sono un debito che i nostri figli dovranno restituire. Quindi spendiamo al meglio quei denari per avere un’isola migliore con strutture migliori». «Occhio ai fondi Ue: sono ingenti, ma vanno concentrati su cambiamenti che, se non verranno governati, ci travolgeranno» avverte Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna, affermando che «uno dei cambiamenti epocali che può fare di noi un modello è la transizione energetica verso la sostenibilità e il piatto forte sarà l’idrogeno prodotto tramite rinnovabili».

Stefano Visconti, presidente camerale, spiega che è importante studiare i dati del 2019 «perché bisognerà riferirsi proprio all’ultimo anno pre-pandemico per capire come ripartire». L’esigenza di collaborazione è l’elemento più ricorrente nella discussione: «Siamo pronti a farlo con tutti per favorire la crescita – dice il rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti – e con Regione e Camera di commercio stiamo creando i presupposti per un sistema territorio fatto di sinergie fondamentali».

La direttrice del dipartimento di Ccienze economiche e aziendali dell’Uniss, Lucia Giovanelli, parla della Top 1000 come di una «occasione per noi per mettere a disposizione della collettività la nostra capacità di ricerca». E il ricercatore Alberto Ezza spiega come la scelta di basarsi sul fatturato come termine di paragone sia legata al fatto che «è la principale variabile dimensionale, perché è quella con maggiore impatto sul sistema Sardegna». Francesco Piredda (economista della Camera di commercio) sottolinea la tendenza al passaggio dalla società individuale a una più strutturata. «Sono tre le criticità fondamentali irrisolte – dice il presidente di Confindustria nord Sardegna, Maurizio de Pascale –: la continuità territoriale, l’energia e le riforme della pubblica amministrazione. A queste oggi si aggiunge il nodo dell’aumento dei costi delle materie prime».

C’è un pilastro dell’economia sarda, la Saras, che rappresenta un quarto del volume di fatturato di tutta l’isola: «Il nostro settore – commenta Simona Berri, responsabile comunicazione – è tra quelli che più soffre della situazione mondiale e stiamo ricorrendo per la prima volta nella nostra storia alla Cig. Ma affidabilità ed efficienza sono il fulcro della nostra attività. E sappiamo di essere di fronte a un passaggio epocale, quello della transizione energetica, cui dovremo saper contribuire». E a proposito di energia, «siamo una delle realtà fortunate dell’era Covid – dice Paolo Appeddu, direttore della centrale di Fiume Santo – addirittura siamo stati chiamati a produrre di più. All’orizzonte c’è ora la sfida della decarbonizzazione». Anche la Testoni (distribuzione carburanti) pensa al futuro: «Siamo in crescita – dice Riccardo Testoni – il 2019 fu il nostro migliore anno, ma ora il mondo è cambiato. E dovremo affrontare l’accelerazione verso la transizione energetica, con l’elettrico che soppianterà gli altri vettori». «L’agricoltura può giocare un ruolo importante nella ripresa – dice Ermanno Mazzetti, direttore di Coldiretti Sassari – ci sono filiere (come gli agriturismo e il vitivinicolo) in forte crisi e che stanno soffrendo, ma altre che stanno tenendo il passo e sempre più giovani avviano aziende. D’altra parte produciamo cibo e possiamo quindi giocare un ruolo essenziale».

Pierluigi Pinna (uno dei fondatori della startup tecnologica Abinsula) parla del 2019 come di un «anno per noi importante, con una crescita del 20 per cento e in cui siamo diventati incubatore certificato, tra i pochi nel sud Italia, il secondo in Sardegna, con una serie di aziende controllate il cui fatturato è cresciuto insieme a noi. La crisi del settore auto, su cui si basa il nostro core-business, ci ha fatto diventare veri imprenditori, spingendoci a scelte coraggiose». Anche Cristiana Mura, responsabile marketing di Tiscali, sottolinea come l’anno scorso, nella sua difficoltà per l’operatività aziendale, abbia «fatto capire quanto il digitale sia fondamentale per la nostra vita nel lavoro e nella formazione» e abbia offerto quindi grandi opportunità.

Giangiacomo Ibba, presidente del gruppo Crai, spiega quanto sia «importante fare sistema tra le aziende sarde» e di come il settore Gdo sia tra quelli risparmiati dal Covid, nonostante i contraccolpi sull’Horeca». «Qualsiasi strategia, se non accompagnata dalla conoscenza approfondita dei dati, non può arrivare a risultati compiuti – dice Stefano Sardara (Double S Insurance) – Dobbiamo essere consapevoli della qualità delle nostre risorse umane e nella ripresa potremo avere un ruolo di successo». Ignazio Pischedda, responsabile finance Bibanca: «Cresciamo perché siamo stati capaci di cambiare, cercando una vocazione originale nel panorama italiano: da Sassari eroghiamo servizi per l’intero gruppo Bper. Una sfida possibile».

Giovanni Pinna, direttore generale di Sella&Mosca, rappresenta «un comparto che più di altri vive in balia degli eventi, non solo pandemici ma anche atmosferici» riferendosi alle gelate che hanno danneggiato i vigneti. «Ma la natura ci ha insegnato a reagire e reagiremo, meglio se facendo sistema». «Viviamo di convivialità – ricorda Alessandro Pedini (responsabile commerciale di Surrau)– eravamo in una fase di crescita molto interessante che la pandemia ha rallentato, ma abbiamo cercato nuovi mercati e limitato danni».

Dal vino all’acqua minerale: «Stiamo cercando di innovare – dice Antonio Posadinu, dg della San Martino – , con lavori soprattutto nella parte industriale, e un nuovo impianto per la produzione di birra artigianale». Alessandro Mura, direttore della Cassa edile nord Sardegna, parla di un «settore che ha sostanzialmente tenuto botta nel 2020, e ora gli incentivi come l’ecobonus stanno dando buoni riscontri per l’edilizia privata».

«Una quarta edizione della Top 1000 più complicata – spiega Pier Luigi Rubattu, capo redattore della Nuova che ha curato l’inserto – e ne eravamo consapevoli: nella prossima, basata sui dati del 2020, scopriremo che una classifica che è sempre stata abbastanza stabile risulterà per la prima volta stravolta».


 

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