Due gli articoli contestati
Province, il governo Draghi vuole impugnare la riforma
CAGLIARI. La legge sulle Province è in bilico. Il dipartimento per gli affari costituzionali di Palazzo Chigi ha chiesto che sia impugnata: «È incostituzionale in almeno due articoli». Quali? Il...
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. La legge sulle Province è in bilico. Il dipartimento per gli affari costituzionali di Palazzo Chigi ha chiesto che sia impugnata: «È incostituzionale in almeno due articoli». Quali? Il primo riguarda i referendum con cui i Comuni potranno o meno scegliere a quale territorio appartenere. «Invece – scrive il dipartimento – questa stessa ipotesi è considerata solo marginale dalla legge regionale. Mentre proprio il referendum è considerato come un passaggio chiave dallo Statuto speciale e quindi la volontà popolare va rispettata comunque al di là delle riforme votate dal Consiglio regionale». Il secondo articolo contestato, invece, mette in dubbio i poteri assegnati ai commissari straordinari delle Province. «Vanno oltre – sottolinea Palazzo Chigi – quelli necessari per assicurare la continuità dell’attività amministrativa» e, in particolare, agli stessi commissari è assegnata anche «la possibilità di costituire Unioni fra le stesse Province». Sono questi i due punti centrali del possibile ricorso del governo Draghi davanti alla Corte costituzionale.
Lo scontro. Approvata a fine marzo dal Consiglio regionale, con un voto in gran parte trasversale, la legge ora potrebbe essere ribaltata. Perché, sempre secondo il dipartimento – «in attesa delle controdeduzioni della Regione, la nostra proposta, indirizzata al ministero per gli affari regionali, è impugnare parte del testo». In altre parole, se quei due articoli non saranno corretti, o quanto meno chiariti nella forma e nella sostanza, il ricorso finirà per essere inevitabile. A questo punto il pallino non potrà che ritornare nelle mani dell’assessorato agli enti locali, dovrà replicare alle contestazioni, e poi anche del Consiglio: dovrà riscrivere comunque i due articoli. A meno che la Regione non decida di andare allo scontro col Governo nell’aula della Corte costituzionale. Fra qualche giorno si saprà quale delle due strade, la trattativa o il braccio di ferro, sceglierà la giunta Solinas, sostenuta dal centrodestra.
I commenti. Dal fronte della maggioranza al governo, sono arrivate le dure critiche del consigliere regionale Antonello Peru, gruppo Udc-Cambiamo. «Anche solo la possibilità – scrive – che la legge sia impugnata, rappresenta un ennesimo attacco all’Autonomia della Sardegna». Nello specifico – prosegue – «gli ultimi rilievi non sono stati certo sollevati, nel 2016, quando a modificare la mappa era stata invece la riforma proposta e approvata dal centrosinistra allora alla guida della Regione». In conclusione, sempre secondo Peru, «dobbiamo rispedire al mittente anche queste ultime contestazioni, perché siamo di fronte a una scelta politica e con un chiaro obiettivo: costringerci a subire la volontà del governo centrale». Dai banchi dell’opposizione, invece, è intervenuto Gianfranco Satta dei Progressisti, a marzo uno dei pochi a votare contro la riforma. «Come consigliere regionale – scrive – più volte ho avuto modo di rimarcare come questa legge avrebbe finito per entrare in conflitto con la volontà popolare del 2012, quando le Province furono abolite grazie a un referendum. Purtroppo, invece, ha prevalso la linea della confusione all’interno della maggioranza e dei proponenti. La possibile impugnazione è solo un primo e pessimo risultato. Di fatto, in conclusione, una riforma di tale portata andava prima condivisa con i cittadini e non certo fatta calare dall’alto».
La mappa. La riforma prevede due Province storiche, Nuoro e Oristano, quattro regionali – Nord-Est, Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis-Iglesiente. Poi ci sono le due Città metropolitana, con quella di Sassari che prenderà il posto in tutto e per tutto della Provincia, mentre Cagliari passerà da 17 a 71 Comuni. (ua)
Lo scontro. Approvata a fine marzo dal Consiglio regionale, con un voto in gran parte trasversale, la legge ora potrebbe essere ribaltata. Perché, sempre secondo il dipartimento – «in attesa delle controdeduzioni della Regione, la nostra proposta, indirizzata al ministero per gli affari regionali, è impugnare parte del testo». In altre parole, se quei due articoli non saranno corretti, o quanto meno chiariti nella forma e nella sostanza, il ricorso finirà per essere inevitabile. A questo punto il pallino non potrà che ritornare nelle mani dell’assessorato agli enti locali, dovrà replicare alle contestazioni, e poi anche del Consiglio: dovrà riscrivere comunque i due articoli. A meno che la Regione non decida di andare allo scontro col Governo nell’aula della Corte costituzionale. Fra qualche giorno si saprà quale delle due strade, la trattativa o il braccio di ferro, sceglierà la giunta Solinas, sostenuta dal centrodestra.
I commenti. Dal fronte della maggioranza al governo, sono arrivate le dure critiche del consigliere regionale Antonello Peru, gruppo Udc-Cambiamo. «Anche solo la possibilità – scrive – che la legge sia impugnata, rappresenta un ennesimo attacco all’Autonomia della Sardegna». Nello specifico – prosegue – «gli ultimi rilievi non sono stati certo sollevati, nel 2016, quando a modificare la mappa era stata invece la riforma proposta e approvata dal centrosinistra allora alla guida della Regione». In conclusione, sempre secondo Peru, «dobbiamo rispedire al mittente anche queste ultime contestazioni, perché siamo di fronte a una scelta politica e con un chiaro obiettivo: costringerci a subire la volontà del governo centrale». Dai banchi dell’opposizione, invece, è intervenuto Gianfranco Satta dei Progressisti, a marzo uno dei pochi a votare contro la riforma. «Come consigliere regionale – scrive – più volte ho avuto modo di rimarcare come questa legge avrebbe finito per entrare in conflitto con la volontà popolare del 2012, quando le Province furono abolite grazie a un referendum. Purtroppo, invece, ha prevalso la linea della confusione all’interno della maggioranza e dei proponenti. La possibile impugnazione è solo un primo e pessimo risultato. Di fatto, in conclusione, una riforma di tale portata andava prima condivisa con i cittadini e non certo fatta calare dall’alto».
La mappa. La riforma prevede due Province storiche, Nuoro e Oristano, quattro regionali – Nord-Est, Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis-Iglesiente. Poi ci sono le due Città metropolitana, con quella di Sassari che prenderà il posto in tutto e per tutto della Provincia, mentre Cagliari passerà da 17 a 71 Comuni. (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
