«Giunta, serve più qualità E sui nomi decide Solinas»
di Roberto Petretto
Il capogruppo del Psd’Az difende la 107 come strumento contro la burocrazia E in vista del rimpasto manda segnali netti agli alleati: «Niente imposizioni»
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SASSARI. Nei giorni convulsi della discussione sulla legge 107 (quella ribattezzata del “superstaff”, per intenderci) al capogruppo del Psd’Az è toccata una doppia fatica: quella di difendere il progetto fortemente voluto dal presidente Solinas dagli attacchi dell’opposizione e quello di ricucire gli strappi che, a ripetizione, si sono aperti nella maggioranza. Franco Mula, al momento sembra essere riuscito nell’impresa. Tra l’altro è uno dei più accesi sostenitori della legge: «Il presidente Solinas mi aveva illustrato la sua idea tempo fa. Sapevamo che avrebbe trovato ostacoli. Quando vai a toccare la macchina burocratica non tutti vogliono rinunciare al proprio potere. E qui non si tratta di separazione tra politica e amministrazione. Ci siamo resi conto che, non funzionando la macchina amministrativa, non funzionano le idee e i progetti che si voglio portare avanti, non funzionano le leggi che vengono portare all'approvazione».
Di diverso avviso i sindacati dei dipendenti regionali: la politica non può interferire nelle competenze, assegnate per legge alla parte amministrativa...
«La separazione prevede che la politica dia gli indirizzi. Ma ci deve essere la possibilità di controllo da parte della politica che deve decidere i tempi. Non li può decidere il funzionario. Non si tratta di andare a controllare o interferire, ma c’è un ruolo che deriva dal voto del popolo».
E siete convinti che la risposta sia la legge 107?
«Il modello della 107 punta a sburocratizzare dando certezze. Non firmiamo una cambiale in bianco al presidente, non si tratta di moltiplicare le poltrone, ma di imporre un nuovo passo, una nuova verifica con persone capaci che possono dare tempi di attuazione alle leggi del consiglio regionale».
Questa insistenza vi sta attirando addosso molte critiche. Come vi difendete?
«Ho letto, ho letto. Mi lasci dire che il professorr Dettori non è la persona più adatta a dare giudici di questo tipo, Basta vedere cosa è successo quando era alla guida della segretaria della presidenza. Prima di parlare bisognerebbe fare una valutazione delle cose fatte».
Però è innegabile che se le direzioni generali non rispondono alla politica c’è qualcosa di strano. Perché i direttori sono di nomina politica.
«Il problema va al di là delle direzioni generali. Molti dirigenti temono di perdere il potere, alcuni confondono il proprio ruolo. Non è la politica che si intromette, ma il dirigente deve portare a compimento gli indirizzi della politica».
Zedda, dei Progressisti, ha detto che la risposta è rappresentata dai concorsi, non dalle nomine. Che pensate di fare?
«Dobbiamo arrivare ad avere un'offerta di dirigenti più ampia. Serve portare avanti i concorsi. Ma a volte sembra evidente che alcuni dirigenti vogliano fare politica. Possono farlo: si candidino e si facciano eleggere».
Ma lei crede davvero alla macchina amministrativa che si mette di traverso?
«Se la macchina amministrativa decide di allungare i tempi, hai voglia... E se intervieni vieni accusato di interferire. Questa legge va verso una direzione: dare certezze. È l'inizio di un nuovo percorso».
Zedda vi ha anche invitato a parlare meno del pranzo di Sardara e più di Recovery. Non è d’accordo?
«Non siamo certo noi che tiriamo fuori l’argomento del pranzo di Sardara, sono loro che lo fanno, puntualmente. Il pranzo di Sardara è stato un grande errore. Però non faccio il giudice, ci sono procedimenti e quando si concluderanno verranno fatte delle valutazioni. Noi non c’eravamo, non eravamo neppure invitati e l’argomento non ci appassiona. Sul Recovery sono state le opposizioni che si sono tirate indietro quando ho proposto documento che proponeva una cabina di regia che doveva servire da impulso e controllo sulla presidenza della giunta».
Sta dipingendo un quadro idilliaco della maggioranza. Eppure non sembrava, neppure dalla discussione sulla 107.
«Quadro idilliaco? Assolutamente no. Nel ruolo che ricopro vedo un gruppo molto eterogeneo: non è facile gestire. Sulla 107 ci sono stati dei contrasti, tante volte ci siamo fermati per approfondire, più volte il testo è stato modificato. Non è lo strumento perfetto, ma tutta la maggioranza lo voterà con convinzione perché servirà a far funzionare la Regione».
Il tempo del rimpasto si avvicina: sarà dopo l’assestamento di bilancio?
«Mercoledì cominceremo gli incontri sull’assestamento, poi porteremo una proposta in commissione. Di rimpasto ancora non ne stiamo parlando, ma credo che prima dell'estate piena si potrebbe avviare il percorso per dare nuova linfa all’azione di governo».
Il Psd’Az non sembra avere molto da temere. Farete pesare il vostro rafforzamento?
«Non staremo lì a far valere i numeri di quanto siamo cresciuti. Faremo un ragionamento sereno che ci porterà a un percorso condiviso. Di certo questo va fatto quanto prima, non è rimandabile a lungo».
E il modo che la politica usa per dire che ci sono delle cose che non vanno bene?
«Il mio pensiero l'ho detto al presidente. Ci sono cose che non vanno, serve una marcia diversa. C’è stata la pandemia, non tutti eravamo pronti, alcuni assessori forse non erano pronti, hanno dato il massimo ma l'azione di governo deve andare oltre. Bisogna rivedere gli assetti di giunta con considerazioni che non siano solo numeriche, ma anche qualitative. Anche se sono certo che qualche alleato la porrà in termini numerici».
Alcuni alleati hanno anche detto che i loro alleati non si toccano...
«Il presidente è Christian Solinas. È stato votato dai sardi, ha responsabilità sull'azione di governo, gli assessori li sceglie lui e nessuno si può arroccare su dichiarazioni del tipo “questi sono i nostri e non si toccano”. In un'azione di governo non si può dire non deve essere cambiato nulla. Serve un ragionamento aperto e senza imposizioni».
Di diverso avviso i sindacati dei dipendenti regionali: la politica non può interferire nelle competenze, assegnate per legge alla parte amministrativa...
«La separazione prevede che la politica dia gli indirizzi. Ma ci deve essere la possibilità di controllo da parte della politica che deve decidere i tempi. Non li può decidere il funzionario. Non si tratta di andare a controllare o interferire, ma c’è un ruolo che deriva dal voto del popolo».
E siete convinti che la risposta sia la legge 107?
«Il modello della 107 punta a sburocratizzare dando certezze. Non firmiamo una cambiale in bianco al presidente, non si tratta di moltiplicare le poltrone, ma di imporre un nuovo passo, una nuova verifica con persone capaci che possono dare tempi di attuazione alle leggi del consiglio regionale».
Questa insistenza vi sta attirando addosso molte critiche. Come vi difendete?
«Ho letto, ho letto. Mi lasci dire che il professorr Dettori non è la persona più adatta a dare giudici di questo tipo, Basta vedere cosa è successo quando era alla guida della segretaria della presidenza. Prima di parlare bisognerebbe fare una valutazione delle cose fatte».
Però è innegabile che se le direzioni generali non rispondono alla politica c’è qualcosa di strano. Perché i direttori sono di nomina politica.
«Il problema va al di là delle direzioni generali. Molti dirigenti temono di perdere il potere, alcuni confondono il proprio ruolo. Non è la politica che si intromette, ma il dirigente deve portare a compimento gli indirizzi della politica».
Zedda, dei Progressisti, ha detto che la risposta è rappresentata dai concorsi, non dalle nomine. Che pensate di fare?
«Dobbiamo arrivare ad avere un'offerta di dirigenti più ampia. Serve portare avanti i concorsi. Ma a volte sembra evidente che alcuni dirigenti vogliano fare politica. Possono farlo: si candidino e si facciano eleggere».
Ma lei crede davvero alla macchina amministrativa che si mette di traverso?
«Se la macchina amministrativa decide di allungare i tempi, hai voglia... E se intervieni vieni accusato di interferire. Questa legge va verso una direzione: dare certezze. È l'inizio di un nuovo percorso».
Zedda vi ha anche invitato a parlare meno del pranzo di Sardara e più di Recovery. Non è d’accordo?
«Non siamo certo noi che tiriamo fuori l’argomento del pranzo di Sardara, sono loro che lo fanno, puntualmente. Il pranzo di Sardara è stato un grande errore. Però non faccio il giudice, ci sono procedimenti e quando si concluderanno verranno fatte delle valutazioni. Noi non c’eravamo, non eravamo neppure invitati e l’argomento non ci appassiona. Sul Recovery sono state le opposizioni che si sono tirate indietro quando ho proposto documento che proponeva una cabina di regia che doveva servire da impulso e controllo sulla presidenza della giunta».
Sta dipingendo un quadro idilliaco della maggioranza. Eppure non sembrava, neppure dalla discussione sulla 107.
«Quadro idilliaco? Assolutamente no. Nel ruolo che ricopro vedo un gruppo molto eterogeneo: non è facile gestire. Sulla 107 ci sono stati dei contrasti, tante volte ci siamo fermati per approfondire, più volte il testo è stato modificato. Non è lo strumento perfetto, ma tutta la maggioranza lo voterà con convinzione perché servirà a far funzionare la Regione».
Il tempo del rimpasto si avvicina: sarà dopo l’assestamento di bilancio?
«Mercoledì cominceremo gli incontri sull’assestamento, poi porteremo una proposta in commissione. Di rimpasto ancora non ne stiamo parlando, ma credo che prima dell'estate piena si potrebbe avviare il percorso per dare nuova linfa all’azione di governo».
Il Psd’Az non sembra avere molto da temere. Farete pesare il vostro rafforzamento?
«Non staremo lì a far valere i numeri di quanto siamo cresciuti. Faremo un ragionamento sereno che ci porterà a un percorso condiviso. Di certo questo va fatto quanto prima, non è rimandabile a lungo».
E il modo che la politica usa per dire che ci sono delle cose che non vanno bene?
«Il mio pensiero l'ho detto al presidente. Ci sono cose che non vanno, serve una marcia diversa. C’è stata la pandemia, non tutti eravamo pronti, alcuni assessori forse non erano pronti, hanno dato il massimo ma l'azione di governo deve andare oltre. Bisogna rivedere gli assetti di giunta con considerazioni che non siano solo numeriche, ma anche qualitative. Anche se sono certo che qualche alleato la porrà in termini numerici».
Alcuni alleati hanno anche detto che i loro alleati non si toccano...
«Il presidente è Christian Solinas. È stato votato dai sardi, ha responsabilità sull'azione di governo, gli assessori li sceglie lui e nessuno si può arroccare su dichiarazioni del tipo “questi sono i nostri e non si toccano”. In un'azione di governo non si può dire non deve essere cambiato nulla. Serve un ragionamento aperto e senza imposizioni».
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