La Nuova Sardegna

Tirrenia, niente accordo: piano B per evitare il crac

Alessandro Pirina
Tirrenia, niente accordo: piano B per evitare il crac

Il Gruppo Onorato ha depositato un’istanza di concordato in continuità. Saranno i giudici a decidere se accoglierla e salvare la compagnia dal fallimento

25 maggio 2021
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SASSARI. Hanno aspettato lo scadere, gli ultimi minuti utili per tentare di salvare Tirrenia. Ma Cin non ha potuto presentare quell’accordo di ristrutturazione del debito chiesto dai giudici di Milano quando hanno deciso di rinviare la pronuncia sull’istanza di fallimento depositata dalla procura. Il mancato via libera all’accordo da parte del ministero dello Sviluppo economico ha portato Onorato a presentare al tribunale un piano B. Un’istanza di concordato in continuità che ora dovrà essere valutata dal giudice fallimentare. Un piano che - è perlomeno nelle aspettative dell’armatore - dovrebbe permettere al gruppo la prosecuzione dell’attività di impresa ed evitare così il fallimento di Tirrenia. Un crac che avrebbe drammatiche ripercussioni occupazionali - sono circa 6mila i lavoratori che rischiano il posto - ma anche per i collegamenti tra la Sardegna e la penisola, visto che attualmente la continuità territoriale è nelle mani di Tirrenia.

È vero che la convenzione è stata prorogata fino al 31 maggio, e che il governo ha previsto una sola ulteriore proroga fino al 30 giugno, ma l’unica tratta finora affidata è stata la Olbia-Civitavecchia, che sarà gestita proprio da Tirrenia in tandem con Grimaldi e Gnv per i prossimi due anni. Ieri scadeva il termine per presentare l’accordo di ristrutturazione del debito da 180 milioni tra la società e i commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria. Ma quell’intesa, che anche i giudici del tribunale di Milano avevano in qualche modo favorito rinviando la pronuncia sull’istanza di fallimento, non c’è stata. Erano stati gli stessi avvocati a preannunciarlo quattro giorni fa in una durissima nota in cui accusavano il ministero dello Sviluppo economico di avere intralciato la strada verso l’accordo, a loro dire, a un passo dalla firma. «Il Mise blocca sorprendentemente la ristrutturazione del debito di Cin nei confronti di Tirrenia, pretendendo l'inserimento di clausole che sono state ritenute chiaramente illegittime da coloro che dovranno convalidare il piano», avevano affermato i legali, aggiungendo anche che il Mise non aveva mai convocato il tavolo interministeriale richiesto il 6 maggio di fronte ai giudici.

«Un silenzio inspiegabile e paradossale», avevano aggiunto, confidando però in un estremo intervento del ministro Giorgetti per «evitare l’affossamento della principale infrastruttura italiana sul mare». Ma Giorgetti non è intervenuto e così Onorato ha dovuto scegliere un altro piano d’attacco: l’istanza di concordato in continuità, depositata via Pec prima della scadenza di mezzanotte. Ora la palla passa ai giudici. A tifare per l’accoglimento della ricostituzione del debito da parte dei giudici sono sempre i sindacati. A partire dal segretario regionale della Filt Cgil, Arnaldo Boeddu, che fin da subito ha messo in evidenza come il fallimento della compagnia sia da evitare a tutti i costi. «In questo modo gli oltre 6mila lavoratori e rispettive famiglie non si troverebbero dall’oggi al domani senza un lavoro e senza un reddito – dice –. Non verrebbe a cessare la co ntinuità territoriale marittima per persone e merci. E anche gli oltre 130 lavoratori sardi dipendenti del comparto del rimorchio avrebbero garanzia occupazionale e di reddito. Infine, i creditori del gruppo Cin Tirrenia avrebbero la garanzia di poter recuperare l’80 per cento del loro credito mentre, in caso di fallimento, potrebbero al massimo averne il 20. Resta inteso – conclude Boeddu – che le istituzioni e lo stesso tribunale dovranno vigilare perché quanto scritto in sentenza venga rispettato».

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