Baturi vice della Cei «Tutelare le persone e le libere opinioni»
di Mario Girau
L’arcivescovo di Cagliari interviene subito sulla legge Zan «Confronto su temi importanti come quello dell’identità»
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SASSARI. Ci sarà anche monsignor Giuseppe Baturi a guidare il cammino sinodale che la Chiesa si è data per ripartire dopo un anno e mezzo di pandemia. L’arcivescovo di Cagliari è stato, infatti, eletto vicepresidente della Cei per il Centro Italia durante la settantaquattresima assemblea generale dell’episcopato italiano che si conclude questa mattina a Roma. Una nomina salutata con “grande gioia” dal presidente della Conferenza episcopale sarda, monsignor Antonello Mura. «La gioia è accompagnata –ha detto il vescovo di Nuore e Lanusei a nome dei confratelli isolani – dalla certezza che questo compito non solo è un riconoscimento per le doti e la competenza di monsignor Baturi nel suo servizio verso tutta la Chiesa italiana, ma costituirà anche un importante riferimento per le diocesi sarde».
Il presule cagliaritano è entrato subito nel ruolo e ieri ha partecipato all’incontro quotidiano dei vertici della Cei con i giornalisti, rispondendo su tre temi di grande attualità: disegno di legge Zan materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere; giovani e pandemia. Sul primo la presidenza della Conferenza episcopale italiana, nel quadro della visione cristiana della persona umana, ha anche recentemente ribadito il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza ed evidenziato che una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna.
Si tratta, ha spiegato monsignor Baturi, di principi che «riguardano tre grandi questioni: la difesa della persona contro ogni violenza e discriminazione, perché la persona viene sempre prima di ogni possibile riduzionismo e caratterizzazione e merita assoluto rispetto; la tutela amplissima della pluralità di opinioni e la libertà di esprimerle, senza paura di meccanismi sanzionatori che potrebbero generare intolleranza; il confronto franco e libero su temi portanti come quello dell’identità, su cui il legislatore è chiamato ad intervenire al termine di un percorso di dibattito che deve avvenire soprattutto nella società».
«Principi che dovranno comporsi, e che convergeranno su una posizione certamente unitaria», ha auspicato l’arcivescovo di Cagliari. In una Chiesa che vuole essere missionaria con stile sinodale, cioè compiere un cammino di popolo, con passo comune e responsabilità condivisa da parte di tutti, il ruolo dei giovani è fondamentale».
Mons. Giuseppe Baturi ha citato una frase rivoltagli da un gruppo di giovani: “Non considerateci solo un problema”. «C’è dentro una voglia di impegno –ha commentato il presule cagliaritano – e una prospettiva ampia che dobbiamo saper intercettare e a cui rispondere con proposte adeguate. I giovani non sono un problema, sono un grande ricchezza».
«La Chiesa –ha detto di recente monsignor Baturi -può e deve educare le persone, e soprattutto i giovani, ad assumere atteggiamenti di creatività e rischio, di tutela della dignità della persona e di responsabilità verso gli altri».
«Con la pandemia - ha osservato Baturi - il lutto, il dolore, la malattia sono diventati l’argomento politico per eccellenza: ci siamo posti di nuovo il tema dell’uomo e del suo destino. Siamo inevitabilmente soggetti all’imprevisto. La cura significa guardare la persona con attenzione, rispetto, affetto, senza far finta di non vedere. Sarà difficile un ritorno al passato le cui iniquità sono esplose: l’incidenza della pandemia non è stata uguale per tutti». Prima di monsignor Baturi, vice presidente della Cei è stato negli anni Settanta del secolo scorso, monsignor Giuseppe Bonfiglioli, arcivescovo di Cagliari.
Il presule cagliaritano è entrato subito nel ruolo e ieri ha partecipato all’incontro quotidiano dei vertici della Cei con i giornalisti, rispondendo su tre temi di grande attualità: disegno di legge Zan materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere; giovani e pandemia. Sul primo la presidenza della Conferenza episcopale italiana, nel quadro della visione cristiana della persona umana, ha anche recentemente ribadito il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza ed evidenziato che una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna.
Si tratta, ha spiegato monsignor Baturi, di principi che «riguardano tre grandi questioni: la difesa della persona contro ogni violenza e discriminazione, perché la persona viene sempre prima di ogni possibile riduzionismo e caratterizzazione e merita assoluto rispetto; la tutela amplissima della pluralità di opinioni e la libertà di esprimerle, senza paura di meccanismi sanzionatori che potrebbero generare intolleranza; il confronto franco e libero su temi portanti come quello dell’identità, su cui il legislatore è chiamato ad intervenire al termine di un percorso di dibattito che deve avvenire soprattutto nella società».
«Principi che dovranno comporsi, e che convergeranno su una posizione certamente unitaria», ha auspicato l’arcivescovo di Cagliari. In una Chiesa che vuole essere missionaria con stile sinodale, cioè compiere un cammino di popolo, con passo comune e responsabilità condivisa da parte di tutti, il ruolo dei giovani è fondamentale».
Mons. Giuseppe Baturi ha citato una frase rivoltagli da un gruppo di giovani: “Non considerateci solo un problema”. «C’è dentro una voglia di impegno –ha commentato il presule cagliaritano – e una prospettiva ampia che dobbiamo saper intercettare e a cui rispondere con proposte adeguate. I giovani non sono un problema, sono un grande ricchezza».
«La Chiesa –ha detto di recente monsignor Baturi -può e deve educare le persone, e soprattutto i giovani, ad assumere atteggiamenti di creatività e rischio, di tutela della dignità della persona e di responsabilità verso gli altri».
«Con la pandemia - ha osservato Baturi - il lutto, il dolore, la malattia sono diventati l’argomento politico per eccellenza: ci siamo posti di nuovo il tema dell’uomo e del suo destino. Siamo inevitabilmente soggetti all’imprevisto. La cura significa guardare la persona con attenzione, rispetto, affetto, senza far finta di non vedere. Sarà difficile un ritorno al passato le cui iniquità sono esplose: l’incidenza della pandemia non è stata uguale per tutti». Prima di monsignor Baturi, vice presidente della Cei è stato negli anni Settanta del secolo scorso, monsignor Giuseppe Bonfiglioli, arcivescovo di Cagliari.
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