Scuola, più vaccinati per scongiurare la Dad

Il ministro: a settembre in presenza. Ma è immunizzato solo il 2,6% dei ragazzi

SASSARI. Tutti in aula a settembre, distanziati ma forse non mascherati. Questo è il piano del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che durante un incontro a Bergamo con studenti e insegnanti ha ribadito più volte questo concetto: «Stiamo lavorando per una scuola in presenza, senza se e senza ma». I dubbi però ci sono e mentre il calendario corre e alla riapertura mancano poco più di due mesi, è soprattutto l’incognita vaccini a preoccupare. Perché la percentuale di immunizzati nella fascia 12-19 anni è ancora molto bassa, in Sardegna ancora di più rispetto alla media nazionale: appena il 2,6% è immunizzato, il 12,5% è in attesa della seconda dose. E l’urgenza di completare prima il ciclo vaccinale per gli over 60 (il 22% nell’isola non ha avuto neanche la prima) potrebbe portare a un allungamento dei tempi per i più giovani. Contemporaneamente, la diffusione delle varianti, con la Delta che colpisce soprattutto la popolazione in età scolastica, aumenta il livello di preoccupazione. L’incubo è un ritorno in Dad, che significherebbe affrontare (per il terzo anno di fila) gli stessi problemi rimasti irrisolti. Su tutti, le difficoltà di connessione in alcune aree dell’isola, in particolare nelle zone interne, considerata all’origine di molti abbandoni da parte degli studenti.

Il ministro. L’esponente del governo Draghi sparge ottimismo e dice che il prossimo anno scolastico 2021-22 non sarà a singhiozzo, tra lezioni in presenza e a distanza: «La Dad ha causato gravi problemi, faremo di tutto per evitarla. Mentre sull’utilizzo delle mascherine – aggiunge Patrizio Bianchi – deciderà il Cts» che per ora conferma la necessità di utilizzarle in aula sulla base di due parametri: la circolazione delle varianti e il basso numero di vaccinati tra i ragazzi. La mascherina potrebbe essere lasciata nel cassetto – a scuola come in molti altri contesti – solo in presenza di un’alta copertura vaccinale. Ma c’è chi si sofferma proprio su questo punto: è l’Emilia Romagna, che ha proposto di garantire il rientro in aula a settembre solo agli studenti vaccinati, mentre gli altri seguirebbero le lezioni da casa.Fattibile? Per ora è un coro di no.

Chi dentro e chi fuori. Dice Anna Maria Maullu, dirigente scolastica e presidente regionale dell’Anp, Associazione anzionale presidi: «Il diritto alla salute non può non tenere conto di un altro diritto che va garantito: quello allo studio. Dal momento che non c’è obbligo vaccinale, come si può stabilire che gli studenti non vaccinati debbano fare lezione a distanza? Mi pare impossibile e in ogni caso queste decisioni non possono essere adotttare dai singoli istituti ma sarebbe necessario un provvedimento nazionale. Concordo comunque sul fatto che l’unica arma per garantire un anno scolastico in sicurezza siano i vaccini. Solo con un’alta copertura tra la popolazione studentesca potremmo escludere la Dad. E anche la mascherina, che comunque rappresenta il male minore. Ma ancora – continua la Maullu – il quadro non è chiaro e aspettiamo indicazioni dal Ministero. L’unica certezza è che un ritorno in Dad comporterebbe gli stessi problemi di sempre, non risolti in due anni. E mi dispiace che in Sardegna, a differenza di altre Regioni, non si è riusciti a vaccinare i maturandi».

Vaccini a settembre. «Il dato di ragazzi under 19 immunizzati è ancora molto basso – dice Gianfranco Strinna, dirigente del Liceo Statale Margherita di Castelvì di Sassari – ma confido in una campagna forte a settembre, prima della riapertura delle scuole. Gli studenti ora sono impegnati, chi è in vacanza, chi sta facendo i corsi di recupero, ma sono certa che la maggior parte di loro si vaccinerà: hanno capito quanto è importante proteggersi per se stessi e per gli altri. Le parole del ministro Bianchi mi rendono ottimista, dopo questi 16 mesi complicati segnati dalla Dad, che di certo non rappresenta la vera scuola: mi auguro davvero un ritorno in presenza e in sicurezza per tutti, nel rispetto delle regole che ormai conosciamo alla perfezione».

La mascherina resta. Per ora non ha dubbi «ma spero di sbagliarmi»: secondo Maria Grazia Falchi, dirigente dell’Istituto comprensivo Pasquale Tola di Sassari «la mascherina dovremo portarla ancora a lungo. Soprattutto per gli scolari più piccoi, al momento esclusi dalla platea di potenziali beneficiari del vaccino, immagino che il prossimo anno sarà simile a quello precedente per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi di protezione e il distanziamento. E sarebbe il danno minore. La Dad ha riguardato solo i ragazzi degli ultimi due anni delle Medie limitatamente al periodo di zona rossa: non è stata una passeggiata, ma docenti e studenti hanno fatto il possibile. Ma se a settembre dovesse essere necessario fare lezioni a distanza allora è chiaro che sarebbe un fallimento per tutti».

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