Al via l'anno scolastico, ora si deve guardare avanti

Mai più chiusure, garantiamo la continuità didattica a una generazione che ha perso molto tempo e ha voglia di recuperare - IL COMMENTO

Se finora sono stati i primi, da oggi dovranno essere gli ultimi. Se dovremo fare nuovi sacrifici, loro dovranno essere esentati perché hanno già dato. Per gli studenti il terzo anno segnato dal Covid deve essere quello della tranquillità. Se malauguratamente ci saranno nuove serrate, le scuole dovranno restare aperte Niente più chiusure di istituti, niente più “tutti a casa” per settimane intere, e soprattutto basta Dad, addio alla didattica a distanza che ha lasciato tanti indietro e generato voragini nella preparazione dei giovani di domani. Oggi la scuola riparte anche in Sardegna e lo fa con lo spirito giusto: riaprire in sicurezza e tenere fuori dalla porta la pandemia. Bisogna saper guardare avanti: a chiederlo sono soprattutto i ragazzi, stanchi di vedere la propria vita condizionata dal Covid e capaci prima di molti adulti di acquisire la consapevolezza che con il virus è necessario imparare a convivere e andare oltre. I ragazzi meglio di chiunque altro conoscono gli effetti collaterali del Covid e non vogliono trovarsi nella condizione di riviverli: non vogliono più provare quella sensazione di ansia e solitudine che nasce quando ti ritrovi a studiare da solo nella tua stanza, con le facce di compagni e professori schermate da un pc.

Una situazione che ha pesato soprattutto sui più fragili, quelli per i quali è fondamentale il sorriso di un amico o la pacca sulla spalla di un insegnante che ti spiega cosa non hai capito e contemporaneamente ti incoraggia. Per riprendersi la loro quotidianità, fatta di aule, banchi e campanelle che suonano, questi ragazzi non hanno avuto dubbi e sono corsi in massa a vaccinarsi: nessuno chiederà loro il green pass ma loro ce l’hanno comunque. Sanno che negli ultimi due anni la motivazione ufficiale per la chiusura delle scuole è stato il rischio di contagi e chiudono un occhio di fronte al fatto che la reale origine dei focolai non è mai stata accertata, e la sensazione è che il virus arrivasse quasi sempre dall’esterno. Ormai è andata e i ragazzi guardano avanti: si vaccinano per fare in modo di non passare ancora una volta per “untori” e chiedono screening periodici e frequenti per fermare subito la diffusione del virus. E non protestano pur sapendo che dovranno continuare a indossare ancora la mascherina anche per cinque ore di fila e a rispettare il distanziamento minimo.

Tutto si può fare pur di stare a scuola. In questo modo i ragazzi fanno cadere tutti gli alibi: nessuno potrà dire che loro non hanno fatto tutto il possibile, nessuno potrà arrogarsi il diritto di dire che le scuole in presenza devono essere chiuse. I ragazzi parlano con educazione ma la loro voce è alta e merita di essere ascoltata. La promessa del ministro all’Istruzione Bianchi rilanciata anche dall’assessore regionale Biancareddu, deve essere mantenuta: mai più in Dad e in ogni caso mai più interi istituti sbarrati. All’interno è giusto accogliere e fare crescere una generazione che ha perso molto tempo e che ha voglia di recuperare: è doveroso garantire loro quella continuità didattica che dal marzo 2020 è passata in ultimo piano, come se una buona formazione fosse all’improvviso diventata non più necessaria. Invece è fondamentale, e non solo per i più giovani ma per tutti noi. Loro, i ragazzi, hanno ingoiato il rospo di due anni terribili e pensano al futuro: sono avanti e guardano avanti, non mettiamogli un’altra volta i bastoni tra le ruote.

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