Diploma, quasi un sogno per uno studente su tre nell'isola

La tesi di laurea di un 22enne sassarese analizza il fenomeno degli abbandoni

SASSARI. Più di un terzo degli studenti che iniziano le scuole Superiori non è sicuro di raggiungere il diploma, il 23% rivela di avere pensato almeno una volta di abbandonare gli studi, il 3,8% confessa di pensarci spesso. L’analisi prende in esame un campione rappresentativo di studenti: 1161, corrispondenti al 12,3% degli iscritti nelle scuole secondarie di secondo grado del comune di Sassari, più di uno studente su dieci. Dalla lettura dei dati viene fuori una spiegazione parziale del perché la Sardegna sia da molti anni in testa alle classifiche sulla dispersione scolastica, con percentuali superiori al 20% e un crescente numero di Neet, cioé giovani che non studiano, non lavorano e non seguono un corso di formazione.

A realizzare il lavoro è stato un ragazzo che invece dello studio ha fatto un punto fermo della sua vita e dopo la laurea triennale in Scienze politiche è intenzionato ad andare avanti. Si chiama Marco Saba, ha 22 anni, è di Sassari e aspira a diventare consulente per le politiche pubbliche: quando ha iniziato a interessarsi all’argomento dispersione scolastica era convinto di trovare una buona quantità di studi, analisi e ricerche sul tema. «E invece no, c’è pochissimo, nonostante si tratti di un problema serio che riguarda i giovani, il futuro». Con la sua tesi di laurea Marco prova a mettere una pezza a una grave lacuna e soprattutto invita a ragionare sul tema, per andare finalmente alle radici del problema.

Marco Saba ha conseguito la laurea triennale in Scienze politiche all'Università di Bologna

La tesi di laurea. Marco Saba si è laureato a giugno a Bologna con la tesi in Metodologia della ricerca sociale intitolata “Povertà educativa e dispersione scolastica: il caso di Sassari nel contesto nazionale ed europeo. Una ricerca empirica”. «Se l’Italia è il paese d’Europa con i più bassi livelli di istruzione e i più alti tassi di dispersione scolastica, la nostra Sardegna è da molti anni la Regione con le percentuali peggiori», dice Marco. E la situazione, leggermente migliorata nel triennio 2017-2019, è precipitata causa Covid e didattica a distanza: nel biennio 2020-2021 c’è stata una nuova impennata di abbandoni da parte degli studenti delle scuole Superiori.

Per questo al caso sardo, Sassarese in particolare, Marco Saba dedica un focus: la modalità scelta è stata quella del web survey, ossia un’inchiesta campionaria somministrata tramite questionario online. Gli studenti delle scuole superiori hanno risposto a una serie di domande sui risultati scolastici conseguiti, sul livello di soddisfazione per il percorso formativo, sulle motivazioni che li hanno spinti a scegliere quella scuola. Ma hanno fornito anche una serie di informazioni sul grado di istruzione dei genitori e sulla condizione occupazionale del padre e della madre: è venuto fuori che c’è una stretta correlazione tra lo status culturale della famiglia di provenienza e le scelte dei ragazzi.

Licei e Professionali. «Ho frequentato il Liceo classico Canopoleno di Sassari – dice Marco – e mi ha subito colpito il fatto che la maggior parte dei miei compagni appartenesse a un ceto sociale elevato: io, figlio di parrucchieri, ero circondato da figli di notai, avvocati, medici e ingegneri. Al contrario, tanti amici appartenenti a un ceto sociale più basso, si erano iscritti agli Istituti tecnici e professionali. Questa “divisione” ha suscitato subito la mia curiosità e quando sono stato eletto come rappresentante nella Consulta degli studenti ho potuto approndire l’argomento, rendendomi conto di come la dispersione scolastica sia un fenomeno molto più presente tra i ragazzi che frequentano gli istituti Professionali».

Dal questionario arriva la doppia conferma: «Lo status culturale dei genitori influisce sulla scelta della scuola per i figli, infatti solo il 6,3% dei figli di genitori con un livello istruzione alto hanno scelto un istituto tecnico o professinale, mentre nelle famiglie con un livello basso questa scelta ha riguardato il 44% degli studenti». Non solo: i figli di padri disoccupati o in cassa integrazione dichiarano che lavoreranno dopo le Superiori, ma sono più propensi a lasciare gli studi prima del conseguimento del diploma, soprattutto in presenza di una o più bocciature.

Che fare. Marco Saba ha molta fiducia nel ministro dell’Istruzione Bianchi: «È un economista e un accademico, sa che per affrontare il problema della dispersione bisogna partire dagli investimenti a favore dell’istruzione». È necessaria una politica forte verso «le famiglie e un’attività di orientamento mirato verso i ragazzi che scelgono la scuola superiore e la facoltà universitaria. Secondo me è necessario aiutare i giovani a scoprire le loro competenze per individuare il percorso migliore a prescindere dai condizionamenti che possono arrivare dalla famiglia, dal grado di istruzione dei genitori, dal ceto di provenienza». Il problema è grave, una ricetta unica per risolverlo non c’é: «Ma per prima cosa è necessario parlarne, provare a studiarne le cause, fare dei ragionamenti: la scuola deve essere messa al centro delle strategie politico-economiche del nostro Paese».
 

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