La singolare strategia di Oppi: gioca a perdere contro se stesso

La maggioranza in questi mesi è stata attenta alle poltrone meno ai pazienti - IL COMMENTO

Il Titanic della sanità affonda mentre in Consiglio l’orchestrina continua a suonare il valzer dell’ambiguità. Il leone Giorgio Oppi ruggisce contro la sua stessa maggioranza, contro la sua giunta, contro il suo assessore Mario Nieddu, reo di non avere coraggio. Di non avere nessuna capacità di gestione, a parte una certa abilità nel rammendo dei reparti. Nieddu con creatività tenta di tenere aperti gli ospedali senza avere medici, specialisti, infermieri. Un’impresa destinata a fallire per logoramento. Nei fatti la sanità nell’isola viene disintegrata. Nuoro, Oristano e Iglesias rischiano ogni giorno di vedere i propri reparti chiusi.

La sanità di base in interi territori non esiste, dal Goceano all’Ogliastra, al Nuorese, al Sassarese. Trovare un pediatra o un medico di base è diventato impossibile. E non sembra esserci una soluzione a breve termine. Neanche l’aggiustatutto Temussi è in grado di risolvere la madre di tutte le catastrofi. La coperta del Covid, che ha nascosto tutte le insufficienze del sistema, non c’è più. Si esce dall’emergenza, ma ci si rende conto ora che i numeri per andare avanti non ci sono più. Nieddu rastrella 5 medici per riaprire chirurgia a Nuoro. Si trova normale dare in affitto la gestione di reparti ospedalieri a Oristano e l’idea che Iglesias possa chiudere spaventa solo chi nel Sulcis ci vive. Il collasso del sistema è già in atto. E anche la politica sembra essersi svegliata dal grande sonno, dall’immagine patinata delle hall degli ospedali, bianche, asettiche, cloroformizzanti. Le urla di protesta dei pazienti hanno scosso le poltrone dei consiglieri. Ma la rabbia della rivolta viene inglobata, amalgamata e impastata nella melassa del Palazzo. La protesta popolare viene canalizzata e gattopardescamente trasformata in una guerra di poltrone. Già perché fino a oggi la maggioranza ha brillato nella sua idea di controriforma sanitaria in una miracolosa opera moltiplicatoria. Crescono le Asl, da una a otto, crescono le promesse di nuovi ospedali, crescono le poltrone. Ma a mancare è il servizio. E il paziente da tempo dà tutto un altro significato alla parola paziente. Per fare un esame si devono attendere mesi, per trovare un medico pure. E se si ha la sciagura di finire in un pronto soccorso in condizioni meno gravi di una morte imminente si possono passare anche dieci ore di attesa. Davanti al collasso del sistema si assiste a una partita di scacchi. Da una parte il consigliere Oppi, uno cresciuto a legislature e sanità, che una certa attitudine democristiana non l’ha mai persa. Dall’altra l’assessore alla sanità Nieddu, voluto dalla Lega e difeso da Solinas, che in questi anni si è trovato a gestire una situazione di emergenza. Ma tutta la maggioranza in questi anni di governo si è più preoccupata delle poltrone che dei letti. Oppi da mesi cannoneggia contro la sua maggioranza.

L’accusa di inefficienza, di voler chiudere gli ospedali. Non attacca in modo diretto l’assessore, ma gli dice in Aula che non ha coraggio, il termine è più colorito, lo invita a mostrare gli attributi. La questione è molto più intricata e complessa. Il leader Udc non se la prende in modo diretto con l’assessore e l’assessorato, in cui ha punti di riferimento certi, come il direttore generale Marcello Tidore, ma ne contesta alcune scelte. Su tutte la nomina del commissario Ats Massimo Temussi, vero bersaglio della rivolta. Ma c’è anche il tentativo di portare via alla Lega un assessorato. E forse Oppi ha ragione. Questa maggioranza ha mostrato di non saper far funzionare la complicata e costosa macchina della sanità, che da sola si mangia oltre il 60 per cento del budget complessivo della manovra: 3,7 miliardi di euro. Oppi ha ragione. L e risorse vengono focalizzate su alcuni territori, e su alcune strutture a discapito di altre. Il servizio che viene offerto ai cittadini è sempre più deficitario. Ma i cittadini, che non hanno il dna felpato della volpe da Consiglio e non comprendono l’eroismo del consigliere di lotta e di governo, non capiscono una cosa. Perché Oppi non si dimette dalla maggioranza che critica in modo feroce? Il suo gesto metterebbe in evidenza come il suo sentire e il suo agire siano lontani dagli interessi di Palazzo, dalla lotta per le poltrone, dalla necessità di controllare il più grande serbatoio di consensi che un politico possa sognare. Dai banchi dell’opposizione potrebbe cannoneggiare con molto più successo il galeone Solinas.

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