I sindaci contro la Regione: «Troppe scelte sbagliate»

Da Sassari a Nuoro, i primi cittadini criticano la politica energetica e sanitaria

SASSARI. Se l’inizio dell’anno meteorologico non ha portato un calo delle temperature, non si può dire che sia accaduto lo stesso dal punto di vista politico. Anzi. L’intervista che il presidente della Regione ha rilasciato alla Nuova Sardegna ha congelato il termometro delle relazioni tra sindaci e Regione, perlomeno per quanto riguarda Sassari e Nuoro, due città citate direttamente da Solinas mentre affrontava i temi della sanità, dei trasporti e della cultura.

Qui Sassari. L’intenzione di portare a termine un nuovo ospedale non è bastata a rasserenare il sindaco, Nanni Campus: «Perché è un progetto sbagliato, di cui si sono perse le tracce. Da più di un anno non sappiamo nulla se non che sarà il nuovo ospedale materno-infantile e che occuperà spazi che non riteniamo idonei. Inutile continuare a costruire sui lati di viale San Pietro, si sarebbe dovuto progettare nell’area della clinica delle Malattie infettive, dove abbiamo strutture moderne e gli spazi necessari per trasferire tutto quello che è a monte di viale San Pietro, dove purtroppo le strutture sanitarie sono ormai fatiscenti. E poi, l’Azienda universitaria dovrebbe essere un polo unico, vivibile, per cui servirebbe un grande progetto». Sassari è interessata anche dallo sviluppo della rete ferroviaria: «Dobbiamo abbandonare i progetti di campanile – spiega Campus – capisco la condizione dei piccoli Comuni ma dobbiamo puntare al bene collettivo creando collegamenti ferroviari tra i principali poli economici, culturali e dell’istruzione. E non dobbiamo fossilizzarci sul Pnrr per sognare il doppio binario. Esistono altri fondi, dall’Agenda 21/27 al Next generation Europe. Ci vorrà qualche anno in più ma, in fondo, aspettiamo da anni, non sarà un piccolo ritardo a complicare le cose. La Regione, però, deve combattere per ottenere risultati, deve poggiare la spada sulla scrivania del Governo». Campus chiude sull’energia: «L’isola non può diventare all’improvviso la riserva rinnovabile del Paese. Si perderebbero centinaia di posti di lavoro. Serve un processo di transizione».

Qui Nuoro. Se Nanni Campus è stato critico, Andrea Soddu, sindaco di Nuoro, lo è addirittura di più: «Solinas ha mentito sulla gestione della Biblioteca Satta e dell’Università di Nuoro. La Regione ha sottratto al territorio la gestione dei suoi figli più preziosi e lo ha fatto solo perché a Nuoro il Psd’Az ha perso le elezioni ma voleva comunque darci una lezione comandando da Cagliari. Perché non hanno sciolto il Cipnes di Olbia o l’Università di Oristano? Solinas cita un accordo tra il Psd’Az e una parte del centro sinistra ma questo discorso, fatto da un politico che guida un partito autonomista, fa ribrezzo. Non possiamo sentirlo ribaltare la frittata e calpestare i principi di autonomia sanciti dalla Costituzione: le Regioni devono garantire e promuovere le autonomie locali. Abbiamo già avviato le pratiche per rivolgerci alla Corte Costituzionale, questa norma viola il principio di democrazia, la leale collaborazione tra enti. E per una bega politica rischiamo di perdere milioni di euro di finanziamenti, l’ultimo è di pochi giorni fa: 13 milioni per un innovation hub a Prato Sardo». I toni non cambiano quando si parla di trasporti: «Abbiamo una rete ferroviaria peggiore di quella dei nostri bisnonni. È inaccettabile, paghiamo le stesse tasse di chi viaggia velocità quadruple campani, veneti, laziali o toscani. La Regione deve fare una battaglia politica, garantire per i suoi cittadini, per le aree interne. E non c’è il Pnrr, si può accedere ad altri fondi. Nuoro, però, non può essere esclusa dalla rete ferroviaria». E siccome la fiducia nella Regione non sembra massima, il sindaco si è già mosso in autonomia: «Abbiamo scritto al presidente Draghi per sollecitare la modernizzazione delle linea Macomer-Nuoro ma ci rivolgeremo anche alla Commissione europea». Soddu chiude con il capitolo energia: «Alla Regione è mancato il coraggio di impugnare la norma che prevede la possibilità di realizzare grandi impianti energetici senza procedura d’intesa. Così ci vendiamo alle multinazionali quando potremmo essere proprietari e distributori della nostra energia».

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