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Il mondo equo di Francesca: da Ossi ad Altromercato

Francesca Serra, 38 anni, di Ossi: è responsabile Unità media & relations di Altromercato

Responsabile Unità media & relations della realtà leader nazionale nel commercio solidale. «I lavoratori sono rispettati e l’ambiente tutelato, un’altra economia è possibile»


01 marzo 2022 Silvia Sanna


SASSARI. Nella vita che fa giri immensi, spesso si scopre che il punto di partenza è anche luogo di arrivo. Porto sicuro, dove ci si sente a proprio agio, perché ci fa emozionare e anche sentire migliori. Quando a Francesca hanno proposto di fare uno stage ad Altromercato a Verona, le è venuta in mente quella bottega ad Alghero che lei sceglieva per acquistare regali: caffè in confezione eco, cioccolato extra fondente dal gusto inconfondibile, ma anche pezzi di artigianato artistico dietro i quali c’è tutto un mondo fatto di lavoro duro ma ben retribuito, di rispetto della dignità delle persone ma anche dell’ambiente. E per Francesca, che nella vita voleva fare qualcosa per se stessa ma anche per gli altri, quel colloquio è sembrata l’occasione da non perdere.

Era il 2010: sono trascorsi 12 anni, lo stage di 6 mesi è diventato un contratto, prima a tempo determinato e posi indeterminato. Oggi Francesca Serra, 38 anni, di Ossi, è responsabile Unità media & relations di Altromercato, la principale realtà di commercio equo e solidale italiana e tra le più grandi al mondo. È lei a declinare all’esterno il concetto un po’ abusato di “sostenibilità”: lo fa raccontando l’operato di oltre 140 organizzazioni di contadini e artigiani in tutto il mondo e i frutti del loro impegno. E come, ognuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, anche attraverso l’acquisto di una barretta di cioccolato, di un vasetto di miele o di un sapone, può contribuire a migliorare la propria esistenza e quella di tanti milioni di persone.



La passione e gli ideali. Francesca passeggia vicino al lago di Garda con il suo compagno e Anna, la loro bambina di 3 anni. Vivono a Sant’Ambrogio in Valpolicella, un comune di circa 10mila abitanti nel Veronese. La piccola gioca con il papà, Francesca racconta come è arrivata lì. «Era il 2010, un anno prima mi ero laureata all’Università di Sassari in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo. E nell’ambito della comunicazione ho cercato subito un lavoro in Sardegna, perché il mio desiderio era rimanere nella mia isola, a casa. Ho capito però che dovevo specializzarmi e ho scelto di frequentare l’11° master in Marketing e comunicazione presso la 24Ore Business school a Roma. È durato un anno, 6 mesi in aula e 6 di stage». La parte teorica è stato il primo tuffo reale nel mondo delle imprese, multinazionali e agenzie di comunicazione: «Ho ascoltato storie, esperienze di successo di brand mondiali come Coca Cola, conosciuto tanti professionisti e scoperto la forza di un team, la bellezza di creare qualcosa di importante e innovativo insieme ad altri». Poi viene fuori l’opportunità di uno stage ad Altromercato.

«Conoscevo e apprezzavo la realtà del commercio equo e solidale, un’attività nobile. E infatti mi sono sentita privilegiata perché avevo la possibilità di realizzarmi facendo qualcosa di buono per gli altri in un’azienda diversa, con un alto valore aggiunto. Sono andata a Verona insieme a una collega siciliana del master. Ci chiamavano le sognatrici. Ci hanno preso entrambe. Io ho iniziato a lavorare nell’ambito della comunicazione, scaduti i 6 mesi mi hanno chiesto di restare. Ho detto sì, e poi ancora sì sino a quando sono stata assunta a tempo indeterminato. Ed eccomi qua, in un mondo al quale sento di appartenere sempre di più, perché ne condivido principi e ideali e cerco di trasmetterli agli altri, anche alla mia bambina».

Un’altra economia. Francesca racconta che a novembre, in occasione del compleanno di Anna, ha portato per la festicciola alla scuola materna biscotti di Altromercato: «Sono buonissimi ma soprattutto sono un punto di partenza. Non demonizzo tutto il resto, i prodotti industriali, il cioccolato che quasi tutti i bambini adorano, ma provo a “contaminare” con prodotti che raccontano una storia diversa, in cui la qualità si accompagna alla massima attenzione verso chi contribuisce a realizzare quel prodotto, garantendo un equo compenso all’intera filiera. Mentre il mercato tradizionale presenta falle nella catena produttiva, con i più deboli penalizzati, Altromercato valorizza proprio la base.

Quando l’azienda ha preso vita in Italia, nel 1988, il motto era “siamo nati per ribaltare il mercato”. E infatti il primo passo è stato importare caffé dal Messico e dal Nicaragua, liberando i contadini dai cojotes, gli sfruttatori che li pagavano poco e li mettevano ai margini, con condizioni di lavoro disumano. Altromercato ha iniziato a dare rispetto ai contadini, a pagarli il giusto, a garantire un futuro ai loro figli facendoli studiare. A poco a poco i contadini hanno imparato a fare squadra, hanno creato cooperative e unità produttive indipendenti. C’è questo approccio nuovo alla base delle filiere etiche di Altromercato, da quella del caffè al cacao alle banane, ma anche del pomodoro, nata in Italia quando si è capito che anche da noi c’era bisogno di un intervento equo e solidale contro il caporalato, presente soprattutto in Puglia e Sicilia».

Francesca parla, racconta, trasmette entusiasmo per il suo ruolo «che è quello di diffondere all’esterno, attraverso campagne di informazione e e il coinvolgimento di influencer che parlano soprattutto ai giovani, un messaggio in cui credo. E cioé che una economia in cui tutti stiano bene, è possibile. In cui non ci sia sfruttamento, né delle persone né dell’ambiente». Un’altra economia in cui anche un piccolo gesto possa farci sentire migliori, come è successo a lei.

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