Due pullman dall’Isola per aiutare i bimbi ucraini
di Umberto Aime
Partenza da Olbia, poi la no-stop fino al confine con le zone di guerra
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CAGLIARI. La colonna della solidarietà è partita. Fra due giorni, dopo un viaggio di chilometri e chilometri, saranno migliaia, arriverà a ridosso del confine ucraino, in Polonia, dove la guerra è dappertutto. Lì ci sarà il contatto con chi ha accompagnato i bambini dell’orfanotrofio del Donbass, in fuga dalle bombe. «Li porteremo al sicuro, in Sardegna», conferma il console Anthony Grande. Saranno almeno un centinaio, ma altri potrebbero trovar posto negli autobus della speranza. Uno è bianco, l’altro rosso, con la bandiera dei Quattro mori e il Tricolore sul parabrezza. «Ci stringeremo per far salire a bordo più profughi possibile. Abbiamo almeno un altro centinaio di persone in lista d’attesa», rilancia Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia, e presidente da anni dell’Intergruppo parlamentare di amicizia Italia-Ucraina, a capo della spedizione. All’appuntamento decisivo dovrebbe esserci anche la moglie e i cinque figli dell’ex vice ambasciatore di Kiev a Roma. «Lui continuerà a combattere strada per strada contro i russi. Ma ci ha chiesto di mettere al sicuro la famiglia. È disperato, come tutti gli ucraini, però non vuole certo arrendersi ai russi», racconta chi l’ha sentito al telefono poco prima dell’imbarco notturno della colonna sul traghetto Grimaldi diretto a Livorno. Cosa accadrà sulla terra ferma? «Faremo una sola tirata di venti ore, in pullman, passando da un confine all’altro, Austria e Germania». Per motivi di sicurezza «il punto preciso ci sarà comunicato solo all’ultimo momento», – aggiunge Francesco, che si è occupato della logistica, tracciando a tavolino un possibile percorso sulla cartina dell’Europa. L’ordine di mantenere la segretezza è arrivato dal ministero ucraino per le politiche sociali, uno dei pochi non ancora abbattuto dai missili dell’Armata di Putin. Lo stesso segreto dovrà mantenere anche una seconda colonna mobile partita da Cagliari e organizzata dalle associazioni di volontariato. Di sicuro chi trasporta medicinali, latte e biscotti si fermerà prima a Bologna e poi a Vicenza. Alla fine verrà formata un’unica colonna nazionale. Poi tutti in direzione della Polonia. «Il punto dipenderà molto – conferma il console – dai corridoi umanitari che si creeranno nelle prossime ore. Forse l’ultimo negoziato ha aperto qualche percorso in più. Lo scopriremo fra due giorni». Intanto Cappellacci racconta uno dei fotogrammi peggiori della prima settimana di guerra. Il padre che affida a mani sconosciute il futuro della famiglia, purché qualcuno aiuti la moglie e le figlie a salire su uno degli treni strapieni in partenza da qualche stazione ucraina. «È un’immagine che mi ha colpito tantissimo. È da quel momento in poi che ho cominciato a prendere contatti con gli amici parlamentari ucraini».
Le telefonate si sono intrecciate, nonostante l’attacco russo, e l’accordo sul viaggio della speranza «l’abbiamo trovato in una manciata di minuti – prosegue Cappellacci – quando abbiamo capito che i bambini orfani del Donbass sarebbero stati sballottati da una parte all’altra di una Nazione sotto attacco». Non sarà facile portare i piccoli profughi in Sardegna. «Di sicuro saranno impauriti, terrorizzati. Prima di tutto dovremmo essere bravi a far tornare sui loro volti almeno un inizio di sorriso», fa sapere Luigi Cadeddu, il medico del 118, che coordinerà le operazioni sanitarie. «La vostra missione sia protetta dal Cielo per tutto il viaggio», è stata la benedizione di Don Tonino, il parroco che, anni fa, fu uno dei primi a celebrare messa per la comunità ucraina in Sardegna. Uno degli ultimi messaggi arrivati dal confine fra la Polonia e l’Ucraina è sembrato ben augurante. «La strada sembrerebbe tutta libera», anche se Kiev – si legge sui siti – è sempre più assediata dalle forze di occupazione, mentre altre città del sud sono purtroppo già cadute.
Le telefonate si sono intrecciate, nonostante l’attacco russo, e l’accordo sul viaggio della speranza «l’abbiamo trovato in una manciata di minuti – prosegue Cappellacci – quando abbiamo capito che i bambini orfani del Donbass sarebbero stati sballottati da una parte all’altra di una Nazione sotto attacco». Non sarà facile portare i piccoli profughi in Sardegna. «Di sicuro saranno impauriti, terrorizzati. Prima di tutto dovremmo essere bravi a far tornare sui loro volti almeno un inizio di sorriso», fa sapere Luigi Cadeddu, il medico del 118, che coordinerà le operazioni sanitarie. «La vostra missione sia protetta dal Cielo per tutto il viaggio», è stata la benedizione di Don Tonino, il parroco che, anni fa, fu uno dei primi a celebrare messa per la comunità ucraina in Sardegna. Uno degli ultimi messaggi arrivati dal confine fra la Polonia e l’Ucraina è sembrato ben augurante. «La strada sembrerebbe tutta libera», anche se Kiev – si legge sui siti – è sempre più assediata dalle forze di occupazione, mentre altre città del sud sono purtroppo già cadute.
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