In treno per raggiungere il fronte
Molti ucraini che hanno vissuto per anni lontano, tornano a casa a combattere
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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli
<MC>PRZEMYSL
[TESTO]Sta in fila in silenzio, la resistenza civile ucraina. La stazione di Przemysl non è solo il primo approdo di chi scappa dalla guerra e trova un po’ di sollievo in un bicchiere di thé bollente. È anche il luogo dove ci si mette in fila per andare a combattere.
A mezzogiorno il treno arrivato da Leopoli ha già scaricato donne e bambini ed è fermo al binario 5. Fa freddo e dal cielo grigio cade qualche fiocco di neve gelata. Fuori, sulla banchina, saranno almeno 300 quelli in fila. Operai, infermieri, studenti. Ci sono donne, gente che ha lavorato all'estero per 20 anni. Ci sono anche gli stranieri. Alcuni sono giornalisti ma altri no. Hanno muscoli ed equipaggiamenti. Ma sono quelli che hanno meno voglia di parlare. Gli ucraini invece parlano. Sanno che potrebbero morire. Ma nessuno quando glielo chiedi ha un minimo cedimento. «Certo che vado a combattere», dice Ruslan, 44 anni e le mani che gli tremano. E poi rivolta la domanda. «Secondo te ho un'alternativa?». La fila non si muove. Il treno ha le porte chiuse e nessuno sa quando partirà. Così si aspetta e basta. «Vado a Leopoli, in un ospedale. Sono un veterinario ma ho lavorato due anni in Polonia in un reparto di chirurgia, posso essere utile», spiega Genia, che di anni ne ha 25.
Ti racconta la sua vita di prima e sembra quasi che la guerra l'abbia dimenticata. Poi però gli chiedi come mai non ha paura. «Non ho paura? Certo che ho paura, ne ho molta, tantissima. Ma devo andare a fare quello che so fare, poi vedremo». Ada è con un'amica e deve arrivare a Kramatorsk, nel Donbass ucraino. «Perché torniamo? Perché lì ci sono le nostre famiglie». Ma non possono venire loro? «No, non possono. Devono combattere».
Anche Alina torna indietro. Dopo 22 anni vissuti a Madrid a lavorare in un ristorante. «È il momento di tornare a casa». Alina abita in un villaggio a poca distanza da Leopoli, 70 chilometri dal confine. «Stai sicuro che se Putin arriva a Leopoli - quasi urla agitando le mani - arriva anche qui. Se cade Leopoli, vi ritrovate i carri armati in Europa».
<MC>PRZEMYSL
[TESTO]Sta in fila in silenzio, la resistenza civile ucraina. La stazione di Przemysl non è solo il primo approdo di chi scappa dalla guerra e trova un po’ di sollievo in un bicchiere di thé bollente. È anche il luogo dove ci si mette in fila per andare a combattere.
A mezzogiorno il treno arrivato da Leopoli ha già scaricato donne e bambini ed è fermo al binario 5. Fa freddo e dal cielo grigio cade qualche fiocco di neve gelata. Fuori, sulla banchina, saranno almeno 300 quelli in fila. Operai, infermieri, studenti. Ci sono donne, gente che ha lavorato all'estero per 20 anni. Ci sono anche gli stranieri. Alcuni sono giornalisti ma altri no. Hanno muscoli ed equipaggiamenti. Ma sono quelli che hanno meno voglia di parlare. Gli ucraini invece parlano. Sanno che potrebbero morire. Ma nessuno quando glielo chiedi ha un minimo cedimento. «Certo che vado a combattere», dice Ruslan, 44 anni e le mani che gli tremano. E poi rivolta la domanda. «Secondo te ho un'alternativa?». La fila non si muove. Il treno ha le porte chiuse e nessuno sa quando partirà. Così si aspetta e basta. «Vado a Leopoli, in un ospedale. Sono un veterinario ma ho lavorato due anni in Polonia in un reparto di chirurgia, posso essere utile», spiega Genia, che di anni ne ha 25.
Ti racconta la sua vita di prima e sembra quasi che la guerra l'abbia dimenticata. Poi però gli chiedi come mai non ha paura. «Non ho paura? Certo che ho paura, ne ho molta, tantissima. Ma devo andare a fare quello che so fare, poi vedremo». Ada è con un'amica e deve arrivare a Kramatorsk, nel Donbass ucraino. «Perché torniamo? Perché lì ci sono le nostre famiglie». Ma non possono venire loro? «No, non possono. Devono combattere».
Anche Alina torna indietro. Dopo 22 anni vissuti a Madrid a lavorare in un ristorante. «È il momento di tornare a casa». Alina abita in un villaggio a poca distanza da Leopoli, 70 chilometri dal confine. «Stai sicuro che se Putin arriva a Leopoli - quasi urla agitando le mani - arriva anche qui. Se cade Leopoli, vi ritrovate i carri armati in Europa».
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