La Nuova Sardegna

Disperata fuga dall’orrore Salvi 85 profughi ucraini

di Umberto Aime
Disperata fuga dall’orrore Salvi 85 profughi ucraini

Tra loro 77 bambini: volti spauriti sul pullman che li sta portando in Sardegna

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INVIATO A RAVA RUSKA (UCRAINA). È un emozione fortissima: i bambini sono a bordo, liberati dall’incubo delle bombe. Addio, uomini cattivi. Scappiamo dalle nostre case, ma siamo liberi. Ritorneremo ad abbracciare i nostri padri, che sono rimasti a combattere a Kiev, dovunque.

Occhi chiari, capelli biondi: Ivan ha un sorriso appena accennato, su un volto scavato. Fragile come una foglia. Si volta indietro, un’ultima volta, piange, trattiene i singhiozzi, ma non vuole che altri, i grandi, lo vedano. E lui, ora, l’uomo di casa. All’improvviso, dieci giorni fa, l’invasore gli ha scaricato sulle spalle i fratellini di 7 e dieci anni. Li abbraccia, con una sicurezza che non ammette repliche e neanche dubbi. L’operazione salvezza è riuscita.

È stata un’odissea: due giorni di viaggio, mille chilometri, quattro frontiere. Al confine ucraino i soldati sono armati di mitra e fucili. Sono più impauriti dei loro figli, delle loro mogli, che salgano sull’autobus rosso. È l’unico dei due che ce l’ha fatta ad aggirare i posti di blocco. La colonna è dimezzata, ma vittoriosa.

L’abbraccio fra l’ex ambasciatore Dimitri Volovyei e il console in Sardegna, Anthony Grande, è un susseguirsi di “Vi ringrazi Dio” e “Viva la libertà”. Le parole s’inseguono, travolgono. Gli sguardi sono sempre più intesi in questa processione verso un’Arca di Noè inimmaginabile fino a giovedi.

«Ci siamo riusciti - esulta Ugo Cappellacci, deputato e presidente dell’intergruppo Italia-Ucraina -. Li abbiamo portati in salvo». In tutto 85 persone, tra cui 77 bambini.Tre gradi sotto zero, ma il freddo non lo senti. Angelika e Nola, 8 e 4 anni, sono riuscite a portare oltre frontiera anche Bussia, il cagnetto di casa. E Bussia è un angelo custode invincibile: sfida fiero chiunque si avvicini alle sorelline, ancor di più se gli estranei indossano la mimetiche.

Cento metri oltre la sbarra, i campi profughi sono decine. Piccoli gruppi, con le madri che fanno quadrato intorno ai figli. È l’immagine più forte di un esodo biblico, dove non c’è neanche un uomo a comandare le operazioni. Solo donne ed è per questo matriarcato che le file sono ordinate di fronte ai bracieri di fortuna, con la legna accesa nei bidoni. Molto piu in la , rispetto al check point, è tutta un’altra storia: cinquanta chilometri di auto incolonnate.

Sui tettucci cinghie di gomma tengono assieme coperte, piccoli tesori e ricordi spazzati via dalle bombe dall’Armata Rossa, che continua ad avanzare, nonostante l’annunciato ma non mantenuto cessate il fuoco. I corridoi umanitari del Sud, dopo Mariupol, oggi devastata, hanno comunque retto. Da quel budello sono riusciti a passare i bambini che - come dice il console in estasi: «Almeno per un po’ troveranno nella Sardegna un nuova e calda madre».

Molti di loro non sanno neanche dove sia l’isola seconda Patria. Il nome però l’hanno mandato giù a memoria. Sanno che c’è il sole, tutto l’anno o quasi: basterà per rappacificarli con la vita? Ci vorrà tempo, guerra e morte sono i peggiori incubi per i grandi.

Figuriamoci quali paure attaglieranno ancora Alexander. Ha otto anni e l’eskimo che gli hanno messo addosso è il suo primo e unico da super eroe suo malgrado. Gira la testa da una parte all’altra, a scatti, quasi volesse vedere, intercettare i troppi alieni che li girano attorno.

Poi, una carezza, seppure estranea, lo salva da qualunque possibile attacco. Accenna un grazie in italiano incerto, ma serve a stringere un patto fra due che si sono appena conosciuti.

I bauli del pullman rosso sono colmi di ogni ben di Dio. Ma nulla in confronto allo zainetto che porta sulle spalle il bimbo che a piedi corre incontro al padre. L’abbraccio fra loro è la sintesi dell’amore perfetto, per la vita. Sono riusciti a ritrovarsi dopo una fuga cominciata da due quartieri diversi di Kiev. La loro madre e moglie è rimasta indietro. Non ce l’ha fatta ancora ad arrivare alla frontiera.

L’aspetteranno lì chissà per quante altre notti ancora. Sarà un lieto fine? L’angoscia è tanta, ma loro, Matviy e Mykola, ci crederanno fino all’ultimo istante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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